[zxspectrum] OT Immortalità (era RIP Papero Piero)

  • From: Luca Alimandi <luca.alimandi62@xxxxxxxxxxx>
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  • Date: Fri, 23 Sep 2016 02:26:53 +0200

Il 20/09/2016 09:44, Enrico Maria Giordano ha scritto:

Oggi è morto il mio uccellino (Papero Piero), un diamantino che avevo dal 2006:

http://www.emagsoftware.it/public/paperopiero.jpg

:-(

EMG

Purtroppo negli ultimi giorni non ho potuto leggere la posta (per i soliti motivi che Enrico sa...) e quindi ho visto solo stasera i molti messaggi arrivati nel frattempo.

Mi dispiace molto per il tuo canarino, Enrico! :-(
Io non ho avuto mai animali in casa (in campagna sì, ma in comune con i miei cugini...) e quindi non ho avuto esperienza diretta... Ma immagino che sia molto facile affezionarsi e questi "colleghi di vita terrestre", quasi come accade con le persone.
Comunque anche questi piccoli (o grandi) amici sono soggetti al pari di noi alle vicissitudini di quella che si chiama, appunto, "vita", e che inesorabilmente ha un termine che si chiama "morte"... E quindi anche un evento triste come questo, ci dà lo spunto per fare alcune riflessioni (come già hanno fatto vari partecipanti alla lista)...

Mi aggancio un po' a quello che alcuni hanno detto per esprimere alcune idee che l'argomento mi ha suscitato.
E' la morte una dura legge fisica, e benché si parlava di "immortalità", non penso che qualcuno potrà mai sottrarvisi, nemmeno le cose, le stelle e le galassie... Dobbiamo purtroppo farcene una ragione: signori, questa è l'entropia!...

Chi ha una "fede", in qualche modo ha una risposta a questo eterno dilemma, ma va riconosciuto, senza voler innescare alcuna discussione (me ne guardo bene, data la delicatezza e la "nevralgicità" dell'argomento!) che molti non ammettono un tale concetto...

Ma limitandoci al tema dell'immortalità fisica, molti scrittori di fantascienza (oltre che molti filosofi e studiosi di realtà umane) si sono interessati dell'argomento, e mi pare di cogliere in molti dei loro lavori una conclusione di fondo: per quanto a prima vista la sconfitta della morte (cioè il raggiungimento dell'immortalità del corpo) sembri rappresentare una meta agognata da sempre e un'indubbia conquista per l'umanità, in realtà finirebbe per rappresentare un problema in più, forse IL problema definitivo! Strano, ma a rifletterci è proprio così!

Spesso in questi racconti fantastici, il raggiungimento dell'immortalità e/o il tendere verso di essa sono immancabilmente accompagnati dal fallimento o dall'insorgere di deliri di onnipotenza e conflitti furibondi per il predominio di alcuni su altri.

Un esempio interessante è il film di qualche anno fa "*Transcendence*", in cui però l'immortalità riguarda non tanto il corpo, ma la mente e la volontà di una persona che, trasferendo le sue facoltà mentali in una macchina, di fatto finisce per diventare una sorta di dio despota e onnipotente, che non si ferma davanti a nulla, nemmeno ai sentimenti più intimi, pur di estendere e affermare questo suo strapotere.

Forse questo "/brutto finale/", che molti pensatori e scrittori hanno immaginato quale epilogo della ricerca dell'immortalità , trae origine proprio dalla conoscenza dell'animo più intimo dell'uomo, così abituato alla lotta per la sopravvivenza che, anche quando questa non avrebbe più motivo di essere, verrebbe ancora portata avanti, e con mezzi ancora più potenti e in modo ancora più spietato; quasi come se l'uomo proprio non ne possa fare a meno, più per indole che per reale necessità...

Inoltre spesso l'immortalità, in questi scritti, ha un altissimo costo (o tecnologico o di altra natura), per cui diviene appannaggio solo di una élite di ricchi, a scapito di molti altri. Qualcosa del genere è trattato nel film "*In Time*", in cui il denaro viene soppiantato dal tempo, che diviene bene di scambio, ma in un certo senso anche "/status symbol/"... Insomma questo tipo di immortalità non è né a buon mercato né per tutti, sembra!

Per non parlare poi di contesti in cui l'immortalità viene raggiunta con mezzi a dir poco agghiaccianti, come nel romanzo del 1966 "*Largo, largo!*" di Harrison (che non ho letto!) da cui trasse spunto Fleisher nel 1973 per il film "*2022, i sopravvissuti*" (che ho visto), in cui i cadaveri di altri uomini vengono "riutilizzati" per assicurare la sopravvivenza di alcuni...

Ma la mia riflessione va un po' in un'altra direzione: ammesso che si potesse realmente raggiungere l'immortalità, saremmo in grado di goderne i benefici, ammesso che ve ne siano, o non cadremmo piuttosto in una noia mortale (che gioco di parole!) per una vita senza più mete da raggiungere, senza paure e quindi senza incentivi verso il miglioramento, verso la donazione reciproca e la collaborazione... O invece la consapevolezza di avere davanti una vita infinita non ci spingerebbe ancora di più ad approfondire le conoscenze, il sapere, ecc....

E poi una vita infinita richiederebbe anche una memoria infinita, altrimenti a cosa servirebbe vivere così a lungo se poi ogni giorno divenisse solo un eterno presente senza ieri né domani? Quale sarebbe il senso di tutto questo?

Se poi l'obiettivo dell'immortalità fosse quello di rendere sempre più perfetta l'esistenza, impedire l'invecchiamento (che diverrebbe il nemico numero 2 dopo la morte), realizzare una società di uomini perfetti, senza malattie e senza incertezze, allora lo stesso obiettivo potrebbe essere raggiunto in altri modi, come ad esempio in "*La fuga di Logan*", del 1976 tratto dal romanzo di Nolan, in cui il computer centrale che regola e dirige la vita dell'intera umanità superstite mantiene forzatamente quel livello di benessere mediante la pratica dell'eutanasia forzata al raggiungimento del trentesimo anno di età. In pratica un modo per raggiungere un'immortalità collettiva piuttosto che del singolo, a cui però qualcuno (Logan) intende ribellarsi.

Qualcuno ha accennato al problema del sovraffollamento (che in parte è già un problema oggi, ma lo sarebbe evidentemente di più nel caso l'umanità conquistasse l'immortalità. Altro motivo che potrebbe portare a soluzioni radicali, come l'eutanasia sopra menzionata o l'impedimento di nuove nascite (strada peraltro già tentata in parte da governi come la Cina, salvo poi comprenderne l'inutilità e il conseguente dietro-front...).

Soluzione più elegante in tal caso sarebbe la colonizzazione di altri pianeti, ma come ben sappiamo, i problemi legati alle enormi distanze interstellari (supponendo di aver già sovraffollato anche lo "spazio vicino") non permettono a breve (e forse nemmeno alla lunga!...) di affrontare simili viaggi, per lo meno non di massa.
Ecco perché molti scrittori di fantascienza hanno ipotizzano una sopravvivenza dell'umanità affidata alla disseminazione tramite "spore" ibernate, lanciate come bottiglie nel mare del cosmo.

Quindi, a parte le difficoltà tecniche intrinseche legate all'ottenimento dell'immortalità, vi sono molti altri problemi, di varia natura (psicologici, sociali, logistici, etici, ecc.) che rendono questo obiettivo una meta praticamente improponibile.
Almeno secondo me....


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