[medurgit] GESTIONE VIE AEREE IN EMERGENZA (medici 118 e Rianimatori: quale skill?)

  • From: "Giorgio Folgheraiter" <gfolgheraiter@xxxxxxxxxxx>
  • To: medurgit@xxxxxxxxxxxxx
  • Date: Wed, 24 Nov 2004 23:22:48 +0000

La gestione delle vie aeree (ma anche degli accessi venosi e l'approccio a 
problemi quali il PNX in paziente intubato e ventilato in IPPV oppure il PNX 
già iperteso) nell'urgenza-emergenza territoriale e' particolarmente 
difficile quanto importante. E richiede adeguato skill. Che gli 
Anestesisti-Rianimatori hanno per la loro formazione e la loro pratica 
clinica quotidiana. E qui sta il problema per le altre figure professionali 
coinvolte nell'emergenza territoriale quali i Medici 118 (ma il discorso 
vale anche per i Professionisti che lavorano nei Pronto Soccorso). Anche 
posto che vi sia un'adeguata preparazione in tal senso (corsi vari, 
manichino, ecc. ecc.) quali interventi formativi sono individuabili per 
mantenere adeguata tale capacita' (o per crearla)? E nella fattispecie una 
capacita' adeguata per l'emergenza sul territorio considerate le diverse 
condizioni operative rispetto ad una sala operatoria (sangue, secrezioni, 
colonna cervicale, condizioni ambientali, il problema del rilassamento 
farmacologico, ecc. ecc.) ? Il problema potrebbe essere posto in termini di: 
CHI insegna a chi, DOVE lo fa (sala operatoria, in affiancamento in 
emergenze territoriali, entrambe?), con CHE INDICATORI DI RISULTATO, e 
secondo quali modelli teorici (n. intubazioni orotracheali/anno).
Personalmente non ritengo sufficiente la pratica sul manichino (troppo 
diverso dal "vivente") e non ho dubbi nel ritenere gli 
Anestesisti-Rianimatori i Professionisti piu' indicati per la docenza (= 
anche "riferimento") in questo campo.
Ritengo inoltre che l'affiancamento nelle emergenze "sul campo" sia 
imprescindibile nelle fasi di apprendimento (manovre, scenari - nonostante 
cognizioni teoriche pur assodate - , complessita' connessa alle varie fasi 
di soccorso, ecc.ecc.): affiancamento che dovrebbe prevedere la 
concentrazione di "casi critici" (per l'elicottero cio' e' vero considerata 
la sua operativita' in un vasto raggio d'azione).
Insomma e' necessaria una forte integrazione, nell'interesse di tutti 
(soprattutto dei pazienti), fra le due figure professionali cercando insieme 
modelli di apprendimento e di mantenimento delle capacita' (senza che con 
cio' gli uni si vestano impropriamente dei panni degli altri o che questi si 
sentano derubati di peculiarita' che certamente da sole non esauriscono la 
loro professionalita').

Giorgio Folgheraiter, medico, Trentino Emergenza 118.

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