[Lugge] Fw: I: Intel per Microsoft

  • From: Roberto A.Foglietta <fogliettar@xxxxxxxxxxxxxxxxxx>
  • To: LUGGE MLIST <lugge@xxxxxxxxx>
  • Date: Wed, 6 Nov 2002 16:17:27 +0100

** INTEL PREPARA I CHIP PER PALLADIUM **
Lo scetticismo di chi non crede che il sistema di censura di Microsoft
vedrà
mai la luce va a scontrarsi con un recente annuncio di Intel.
di Paolo Attivissimo

Chi crede che il mio recente articolo sul progetto Palladium di Microsoft
sia troppo allarmistico forse dovrà ricredersi.
Capisco lo scetticismo all'idea che in futuro ci venga imposto un computer
nel quale non possiamo eseguire i programmi che desideriamo ma soltanto
quelli "approvati" da Microsoft, da Hollywood o dalla mega-azienda di
turno,
ma se non vi fidate di me, le parole di Bruce Schneier che ho già
segnalato
il mese scorso sono piuttosto convincenti.
Se nonostante tutto sospettate ancora che Palladium e le altre iniziative
analoghe (TCPA) siano semplici ipotesi di qualche mente malata che non
verranno mai concretizzate, vi farà riflettere forse l'annuncio di Intel
del
10 settembre 2002, secondo il quale la sua prossima generazione di chip,
quella che succederà al Pentium 4 nella seconda metà del 2003, includerà
funzioni antipirateria, denominate LaGrande, che dovrebbero "proteggere
gli
utenti dagli aggressori informatici e dai virus e offrire a chi produce
mediadigitali potenti strumenti per controllare l'uso dei propri
prodotti."
Cito dall'articolo: sarà possibile "impedire ai PC che usano LaGrande e la
tecnologia software Palladium di Microsoft di copiare CD, inoltrare
determinati documenti, o eseguire software privo di licenza".
Sì, avete letto bene: "inoltrare determinati documenti". Forse sono
paranoico, ma a me suona tanto come un eufemismo per "censura".
Insomma. abbiamo un chip e una data (il 2003). Ancora convinti che
Palladium
sia un parto del sensazionalismo giornalistico? Convinti che i consumatori
sapranno ribellarsi? Considerate l'indifferenza generale (al di fuori
della
stretta cerchia degli informatici) riguardante i CD musicali anticopia
prima
di rispondere.

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** IN BARBA AI SUONATORI **
Tiscali sta dalla parte di Kazaa, nonostante l'ostilità delle lobby della
discografia internazionale.
di Giovannibattista Pallavicini

Un caso che ha fatto il giro del mondo e che è finito un po' sulle pagine
di
tutti i giornali, riviste, web zine anche non di settore: stiamo parlando
del recente accordo concluso da Tiscali, affermata società dell'Internet
Providing, con l'altrettanto noto sistema di scambio file denominato
Kazaa.
Dopo la definitiva chiusura da parte delle major americane del servizio di
scambio file Napster che permetteva agli utenti del web a mezzo di un
sistema di comunicazione diretta di condividere file di qualunque genere
(dando di fatto vita a un ampio mercato di pirateria digitale), numerosi
sono i servizi analoghi che hanno tentato di rimpiazzare l'ormai
universalmente diffuso Napster e tra questi, Kazaa ha sicuramente riscosso
il maggior successo.
Tuttavia, se Napster era stato realizzato e implementato grazie alla buona
volontà e alla capacità tecnica di un giovane programmatore, Kazaa per
contro si avvale di una struttura societaria che ne cura gli interessi e
che
risponde al nome di Sharman Networks. Con questa società Tiscali ha
recentemente concluso un accordo in base al quale Kazaa promuoverà i
servizi
DSL di Tiscali fra i propri utenti per rendere più rapido lo scambio di
file
e dati, ricevendo in cambio una percentuale per ogni utente che
sottoscriverà il servizio.
Un accordo quantomeno singolare che ha suscitato le ire di non pochi
attori
da tempo in campo a spada tratta contro i sistemi di scambio file che
agevolano la pirateria musicale digitale.
L'International Federation of Phonographic Industry (IFPI) ha mosso
immediatamente i primi passi accusando Tiscali di aver assunto un
comportamento a dir poco scioccante.
Mentre Tiscali sostiene la bontà del proprio operato sottolineando come
tale
iniziativa sia "un passo importante per la creazione di un mercato
legale",
i vertici di IFPI non comprendono quali logiche inducano a ritenere che la
collaborazione tra un ISP riconosciuto e legalmente autorizzato ed un
fornitore di servizi su cui pende una vertenza legale dalla soluzione
probabilmente avversa possa generare la nascita di un mercato legale.
Altrettanta perplessità manifesta Enzo Mazza, direttore di FIMI
(Federazione
dell'Industria Musicale Italiana) che rappresenta tutte le maggiori
etichette discografiche del nostro Paese; anche per i nostri connazionali
è
inconcepibile che un colosso noto e famoso come Tiscali si lasci
coinvolgere
in rapporti commerciali
dubbi da una società come Kazaa.
Tiscali sembra del tutto incurante delle critiche mosse e dei risentimenti
generati tra le major discografiche di mezzo mondo; fissati i termini
dell'accordo prosegue la massiccia campagna di affiliazione e vendita dei
servizi di connessione a Internet a banda larga con un'ulteriore novità:
gli
utenti di Kazaa che si abbonano a Tiscali ADSL ricevono 5 ore di
navigazione
in omaggio.

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** ALBERTINI SVENDE FASTWEB **
Aem (l'azienda per l'energia elettrica del comune di Milano) è pronta a
cedere la propria quota di Fastweb. Si tratta di una scelta obbligata
dall'attuale quadro di ristrettezze della finanza locale.
di Pier Luigi Tolardo

Gabriele Albertini è il sindaco-imprenditore di Milano ed è stato rieletto
con suffragio popolare.
Nelle ultime settimane ha litigato duramente con il partito di Forza
Italia:
il governo è ritenuto colpevole di non dare abbastanza soldi per Milano e
i
suoi problemi.
Così facendo Alberini non solo ha mostrato ancora una volta lo spirito di
indipendenza che tanto lo distingue, ma si è anche scontrato con la stessa
maggioranza di centrodestra cui appartiene.
Tutti i comuni e le regioni, a prescindere dal loro colore politico,
ultimamente sono ai ferri corti con il governo Berlusconi.
Vengono trasferite agli Enti locali funzioni e responsabilità, ma vengono
tagliati i trasferimenti dei fondi per contenere il deficit di bilancio.
Questo è un grave problema. Del resto è fuori discussione l'aumento
dell'addizionale Irpef (si smentirebbe in questo modo la riduzione delle
tasse tanto promessa dal governo), così come l'aumento delle tariffe
(perché
crescerebbe ulteriormente l'inflazione).
Il comune di Milano è alle strette: deve tagliare sui servizi sociali e ha
già tagliato sulla cultura.
Non resta altro che vendere beni di proprietà.
Tra i "gioielli di famiglia" c'è sicuramente la quota del 30,8 % di
Fastweb,
società telefonica specializzata nella fibra ottica, guidata da Silvio
Scaglia.
La quota di Fastweb di proprietà dell'Aem, il sindaco Albertini la
scambierà
con una partecipazione al 2-3% di e-Biscom, la finanziaria che controlla
Fastweb. e-Biscom - a differenza di Fastweb - è quotata in borsa e quindi
potrà essere ceduta a pacchetti sul mercato senza problemi.
La partecipazione del 2-3% è valutata circa 17-18 milioni di euro mentre
il
cosiddetto valore a libro della partecipazione di Fastweb è di circa 50
milioni di euro.
Questo cambio azionario potrebbe penalizzare l'Aem e il comune per circa
50
milioni di euro.
Si tratta evidentemente del momento meno favorevole per sbarazzarsi del
titolo, data la crisi dei mercati finanziari, in particolare dei titoli
tecnologici e telefonici.
Da questa considerazione parte la minaccia di Basilio Rizzo, esponente
storico dei Verdi milanesi e rappresentante dell'opposizione in Consiglio
comunale, di denunciare la Giunta alla Corte dei Conti per il danno che si
procurerebbe alle casse comunali.
Inoltre non si capisce come mai la giunta da un lato proceda alla vendita
di
Fastweb, dall'altro abbia deciso di rinviare a non si sa quale data la
vendita di una quota della Sea (la società degli Aeroporti Milanesi), che
avrebbe buoni e sicuri compratori.
La Sea è presieduta dall'ex presidente di Confindustria Giorgio Fossa, un
"privatizzatore" per eccellenza, messo lì per privatizzare, aveva detto
Albertini all'atto della nomina.
Il ruolo che il comune di Milano ha avuto nell'avviare, finanziare e
favorire l'avventura imprenditoriale di Fastweb rimane comunque positivo.
In altre parole è stata una buona esperienza di cooperazione tra pubblico
e
privato.
Forse però Milano con i suoi enti pubblici e le sue scuole avrebbero
potuto - prima e meglio - approfittare dei vantaggi della fibra ottica.



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