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  • Date: Sat, 24 Nov 2012 08:57:33 +0100

Liceo Pirandello di Bivona: lettera aperta di docenti e personale ATA

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta dei docenti e del personale ATA del 
Liceo L. Pirandello di Bivona.

LETTERA APERTA dei docenti e del personale ATA del “Pirandello” di Bivona (AG) 
al Presidente della Repubblica, alla VII commissione parlamentare di Camera e 
Senato, al Ministro dell’Istruzione, al Consiglio dei Ministri, agli Uffici 
scolastici competenti, agli Enti Locali, agli Organi Sindacali e di stampa, 
alle reti e ai comitati di resistenza per la difesa della scuola pubblica, agli 
studenti, ai genitori, alla società civile

I docenti e il personale ATA dell’Istituto d’istruzione secondaria superiore 
(ex Liceo Ginnasio) “Luigi Pirandello”, riuniti in Assemblea sindacale il 
giorno 21/11/2012, per iniziativa delle RSU della scuola,
consapevoli dell’importanza che l’UNESCO, l’Unione Europea e gli Stati Generali 
della Cultura assegnano agli investimenti sul “capitale intellettuale e umano”, 
nonché alle risorse da destinare nei settori del sapere più essenziali per la 
crescita (istruzione, educazione, ricerca, innovazione tecnico-scientifica),

consapevoli dell’importanza della formazione in una prossima ventura “società 
della conoscenza”, così come prospettata dalla strategia di Lisbona in 
direzione dell’Europa del 2020;

consapevoli dell’importanza di salvaguardare i valori di una scuola pubblica 
come bene comune in linea con lo spirito della nostra Costituzione;

consapevoli che ogni normativa e ogni “riforma” della scuola calate 
semplicemente dall’alto senza il necessario filtro democratico della 
concertazione e della consultazione con le parti sociali interessate,
ledendo ogni principio di partecipazione democratica, sono destinate a produrre 
maggiori problemi di quanti pretenderebbero di risolverne;

consapevoli del fatto che il dirigismo burocratico-manageriale tende 
inevitabilmente a svilire la vita scolastica, scoraggiando la partecipazione 
democratica dei docenti e riducendo lo stesso organo sovrano della didattica ad 
un funzionamento pressoché automatico e accessorio;

consapevoli del fatto che una politica scolastica miope e colpevole nel corso 
degli ultimi anni o decenni non è stata in grado di incrementare la qualità e 
la quantità del personale della scuola (a cominciare dai docenti), finendo con 
lo svalorizzare e col precarizzare l’intera classe docente, deprimendo la loro 
spinta motivazionale a tollerare condizioni di lavoro (perdita dei posti, cambi 
di sede, riduzione delle ore delle proprie discipline di insegnamento, ecc.) 
non più degne dei livelli di professionalità e di esperienza raggiunti;

consapevoli del fatto che le singole rivendicazioni qui avanzate segnalano 
ormai l’esigenza più profonda e non più rinviabile di un serio percorso (forum 
aperti a tutte le parti interessate, Stati Generali della Scuola) che porti 
all’elaborazione di un’autentica e seria riforma della scuola democraticamente 
partecipata da tutte le parti in causa e che ponga in primo piano il tema del 
diritto allo studio anche su base regionale (si pensi che in Sicilia manca 
ancora una normativa in tal senso);

consapevoli della delicata fase politico-economica che sta attraversando il 
nostro Paese in cui però purtroppo la scuola è vista come un problema piuttosto 
che come una risorsa su cui puntare in vista della “crescita” e del “progresso 
materiale e spirituale della società” (art. 4 della Costituzione); 

in vista della ripresa dell’iter parlamentare riguardante il DDL 3542  
(cosiddetto “ex Aprea”);

in vista dello sciopero del 24 novembre indetto da numerose sigle sindacali per 
la salvaguardia dei diritti dei lavoratori della scuola e della conoscenza,

alla luce delle inquietanti inchieste che sembrano investire il MIUR e la sua 
poco chiara gestione dei colossali fondi comunitari e nazionali destinati alla 
ricerca,

hanno affrontato le più attuali e scottanti problematiche della scuola, 
esprimendo innanzitutto forti perplessità e aperto dissenso nei confronti del 
DDL 3542 (ex Aprea 953) che, mutando il codice genetico degli organi 
istituzionali, in aperto conflitto con i dettami costituzionali (artt. 3-4; 9; 
33-34 della Costituzione) e con l’espediente di voler attuare nuovi spazi di 
autonomia apre di fatto le porte della scuola italiana alle logiche 
dell’azienda e del profitto, spianando ulteriormente la strada alle politiche 
neoliberiste e ai tagli nel settore dell’istruzione che negli ultimi anni hanno 
disastrato la scuola pubblica in Italia, sottraendo preziose risorse 
finanziarie e umane, col risultato di rendere impossibile un reale rilancio del 
programma di “crescita” e di abbandonare la scuola statale italiana agli ultimi 
posti della classifica dei Paesi OCSE (dati ufficiali del rapporto Education at 
glance 2012). 

L’Assemblea pone pertanto l’esigenza di una reale rivalutazione del ruolo, del 
prestigio e dello status sociale dei docenti delle scuole statali attraverso:

 il ritiro in toto o la radicale modifica del DDL 3542 (ex Aprea) che, col 
pretesto di voler riformare la governance scolastica, favorisce l’ingresso di 
enti esterni e finanziamenti privati nella scuola pubblica, i quali rischiano 
così di inserirsi nel varco aperto da un equivoco quanto malinteso spazio di 
“autonomia”. Ciò potrebbe portare, anche se indirettamente, ad un controllo 
dell’istituzione scolastica da parte di soggetti che poco o nulla hanno da 
spartire con il mondo e le finalità della formazione e dell’educazione. Lo 
stesso statuto delle singole scuole verrebbe deliberato dal Consiglio 
dell’autonomia (art. 4) senza alcun parere previo e vincolante da parte dell’ex 
Collegio dei docenti (art. 3);

 il rifiuto di qualunque ipotesi di innalzamento delle ore lavorative, come 
inizialmente ventilato dalla “legge di stabilità”;

 lo stop immediato ai tagli alla scuola pubblica previsti dall’agenda di 
governo (spending review) e in compenso un piano di rilancio dell’intero 
settore con cospicui investimenti nel campo della formazione e della ricerca;

 una vera riforma della scuola capace di cancellare gli effetti peggiori della 
“riforma” Gelmini e della “logica” di economia di risorse e tagli di organico 
ad essa sottesa. In nome di un “razionale utilizzo delle risorse umane”, tale 
pseudoriforma ha impedito in partenza ogni prospettiva di investimento nella 
cultura e nella ricerca, e conseguentemente di crescita e di rilancio del mondo 
della scuola e dell’università;

 il superamento, in particolare, della normativa relativa alle cosiddette 
“classi pollaio”, che rendono ingestibile non solo la didattica, ma l’intera 
vita scolastica. Simili condizioni di sovraffollamento precludono la creazione 
di un ambiente didattico-educativo ideale, entrando in palese conflitto con le 
vigenti normative sulla sicurezza;

 il ripensamento dei piani di “dimensionamento” della rete scolastica. Parte 
della normativa concernente tale materia ha già evidenziato peraltro alcuni 
profili di incostituzionalità e conflitti di competenza fra Stato e Regione che 
andrebbero risolti tenendo conto non solo di mere considerazioni economiche, ma 
soprattutto dell’esigenza delle singole istituzioni scolastiche a far valere la 
propria reale autonomia, le proprie specificità ed esigenze logistiche, nonché 
a salvaguardare la propria storia e fisionomia, che dipende in modo essenziale 
dal valore della continuità didattica che può essere garantita solo dai propri 
docenti.

 Il blocco del finanziamento pubblico alle scuole private (non statali), così 
come previsto dalla nostra Costituzione (art. 33).
Sul piano più strettamente sindacale l’Assemblea rivendica:

 il rinnovo del contratto di lavoro (congelato al 2009), lo sblocco degli 
scatti di anzianità, nonché l’adeguamento della retribuzione degli insegnanti 
italiani delle scuole superiori alla media europea;

 una riqualificazione del personale docente che passi anche attraverso 
l’attuazione dei piani di aggiornamento specie sul versante della didattica e  
delle nuove tecnologie ad essa applicabili;

 un ripensamento complessivo di tutto il sistema di reclutamento del personale 
docente e non docente della scuola. In particolare, l’annullamento del 
cosiddetto “concorsone” che non rimane aperto ai neoaureati, rimettendo 
discutibilmente in gioco vecchie graduatorie;

 un ripensamento della proposta di riconversione dei docenti suprannumerari sul 
sostegno, nonché della normativa sulla riconversione del personale “non idoneo”;

 una seria e ben meditata riforma dei regimi pensionistici.


Invocando ripensamento strutturale dell’intera problematica del mondo 
dall’istruzione da affidare agli Stati Generali della Scuola, la presente 
Assemblea chiede intanto un passo indietro da parte della VII Commissione del 
Senato nei confronti di un disegno di legge che sta sollevando vivaci proteste 
nelle scuole e nelle piazze di tutta Italia, col rischio di innalzare 
pericolosamente il livello dello scontro sociale. 
Confidando in un successo dello sciopero del 24 novembre e su un esito positivo 
dell’azione dei sindacati in sede di audizione parlamentare, i docenti e il 
personale ATA del liceo “Pirandello” di Bivona intendono offrire con la 
presente il proprio contributo di solidarietà alle reti di resistenza e dei 
comitati per la difesa della scuola pubblica che stanno fiorendo in ogni parte 
d’Italia. 

Documento approvato all’unanimità. 

Bivona, 21 novembre 2012


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