[isf-ge] italia: terra dei cachi
- From: Stefano Terzi <elterzo@xxxxxxxxxxxxx>
- To: destinatari-ignoti:;
- Date: Fri, 27 Feb 2009 09:23:35 +0100
per chi volesse approfondire:
inoltro questa mail,del direttore scientifico di Greenpeace Italia,
nonchè fisico specializzato nel settore nucleare......buona lettura
Stefano
ps: se potete fatela girare..
Atomi in salsa francese
Giuseppe Onufrio*
L'accordo italo-francese riguarda una tecnologia, l'Epr, di cui, vale la
pena ricordarlo, ancora nel mondo non
funziona alcun esemplare. Due cantieri aperti ad oggi, uno in Francia (a
Flamanville, partecipato da Enel al
12.5 per cento) e uno in Finlandia a Olkiluoto: in quest'ultimo, il
primo a iniziare, sono evidenti enormi
problemi di rispetto dei tempi, che viaggiano al raddoppio, dei costi
(già accertati 1,5 miliardi di perdita, si va
verso il raddoppio dei costi) e della sicurezza, con oltre 2.100 «non
conformità» registrate dall'autorità di
sicurezza finlandese. Alcune di queste difformità hanno riguardato
strutture importanti come il circuito
primario (saldature fuori standard), le fondamenta del reattore (cemento
con tenore troppo elevato di acqua),
il circuito secondario che alimenta il generatore di vapore con tubature
non conformi, la struttura interna in
acciaio affidata a una ditta specializzata in chiglie di pescherecci e
fuori standard, e altro ancora. In Finlandia,
secondo un sondaggio pubblicato il 23 febbraio della rete televisiva Yle
(condotto dall'agenzia Taloustutkimus
su un campione di 1.000 interviste), esiste una maggioranza contraria a
una ulteriore espansione del
nucleare del 48 % contro il 37 % di favorevoli. Un altro tema riguarda
la maggiore produzione di prodotti di
fissione dell'Epr, che come combustibile utilizza il Mox, una miscela di
uranio e plutonio: rispetto a quelle
convenzionali, si producono scorie da 4 a 11 volte più pericolose.
Il costruttore francese, Areva, è all'87 per cento di proprietà pubblica
ed è forse per questa ragione che
l'ordine di un terzo Epr a Pelny, il secondo in Francia, sia stato
annunciato dal Presidente Sarkozy e non da
una azienda elettrica, come dovrebbe accadere normalmente in un mercato
liberalizzato. Ma, del resto,
senza ordinativi nessuna azienda vive, e Sarkozy aveva già proposto
l'Epr anche a diversi paesi nordafricani,
le cui capacità tecnologiche non sono adeguate a gestirlo, tanto da
essere definito da Greenpeace Francia un
"piazzista" nucleare.
Il sostegno pubblico all'industria nucleare in Francia è paradossale se
si pensa che il suo piano di sviluppo
delle rinnovabili è molto spinto, con un obiettivo del 23 % al 2020 e
conferma la vocazione (storica) a
esportare elettricità (di base), importando quella di picco anche
dall'Italia (in attesa dell'eolico francese).
Eppure coi francesi qualche esperienza nucleare del passato non proprio
positiva l'abbiamo sperimentata. Il
reattore italo-franco-tedesco Superphenix, un reattore da 1.200 MW al
plutonio, che doveva produrre più
plutonio di quello che bruciava trasmutando l'uranio impoverito
(abbastanza per 60 bombe l'anno, secondo i
resoconti parlamentari francesi dell'epoca), è stato forse il più grande
fallimento industriale della storia con un
valore bruciato di 10 miliardi di euro ai valori attuali, smantellamento
compreso, un terzo a carico dei cittadini
italiani, che hanno pagato con la bolletta della luce.
Una quota tra il 60 e il 70 % del costo dell'elettricità da nucleare
dipende dal costo dell'impianto. Ma quanto
costeranno questi reattori? L'Ad di Enel dichiarava 3-3,5 miliardi l'uno
lo scorso giugno, 4 a settembre (esiste
anche un'inflazione nucleare), altre fonti dicono «fino a 6» (E.On
impresa tedesca arrivata ormai anche in
Italia). Lo stesso balletto delle cifre si è registrato negli Usa dove
Bush nel 2007 aveva fatto approvare un
fondo per prestiti a tasso agevolato da 18,5 miliardi di dollari. Se in
quell'anno Moody's valutava i costi totali
non inferiori a 7 miliardi di dollari per 1.000 Mw, l'impresa elettrica
Florida Light&Power presentava un
progetto per rifare due unità nucleari da chiudere valutando i costi a 8
i miliardi di dollari per 1.000 MW.
Quanto costeranno i reattori in Italia dipenderà anche dal tempo che
metteranno (semmai) a costruirle: in
Finlandia dovevano farlo in 4 anni e lo faranno, con una qualità tutta
da verificare, in 8. Siccome il costo
dell'elettricità da nucleare è legato al costo di investimento, sapere
quale sia il costo finale è decisivo per dare
un giudizio sugli aspetti economici.
Ma dove potranno esser messi i quattro reattori Epr in Italia? Le
necessità legate alla disponibilità di acqua e
quelle della rete limitano abbastanza la scelta. Tra i siti tecnicamente
pensabili, Caorso potrebbe ospitarne
una (ma con torri di raffreddamento, il Po da solo non ce la farebbe
specie in estate) e due a Montalto di
Castro, chiudendo la centrale a gas; ma non pare che le regioni e gli
enti locali siano particolarmente
favorevoli. Trino, Garigliano e Latina non sembrano siti adeguati a
ospitare 1.600 MW e passa di un Epr, la
più grande unità nucleare mai costruita.
Il rischio sismico è un altro tema sottovalutato. In Giappone, paese
leader nelle costruzioni antisismiche, il
terremoto che nel luglio del 2007 colpì l'«sola nucleare» di
Kashiwazaki-Kariwa, 7 impianti per 8.000 MW,
fece scattare l'allarme e le centrali furono chiuse. Anche se non ci
sono state perdite di radioattività
significative, la verifica dei possibili danni all'interno di un
reattore nucleare non è una cosa banale. I 7 reattori
sono ancora chiusi (con una produzione mancata, solo nel 2008, di 50
miliardi di kWh) e, dopo 300 milioni di
dollari di interventi alle due unità più danneggiate, si comincia a
discutere di riavviare uno dei reattori.
Le quattro centrali dell'accordo italo-francese, quando andranno
(semmai) a regime produrranno circa 45
miliardi di kilowattora all'anno e non costeranno meno di 20-24 miliardi
di euro. L'obiettivo europeo per le
rinnovabili, nel solo settore elettrico, prevede una produzione
aggiuntiva di 50 miliardi di kWh all'anno al
2020. Se si assume l'obiettivo del 20 % di aumento dell'efficienza, 100
miliardi di kWh all'anno, (fattibili, come
dimostra un rapporto del Politecnico di Milano elaborato per
Greenpeace), il valore energetico totale è più che
triplo rispetto al nucleare. L'occupazione legata alla sola parte
elettrica degli obiettivi europei è superiore ai
200.000 occupati (e ben più alta se si considerano gli usi termici), un
valore dell'ordine delle 10 volte
superiore al nucleare del governo. Su rinnovabili ed efficienza potremmo
recuperare e in poco tempo: un
memorandum è stato presentato al governo da uno schieramento di
associazioni ambientaliste insieme ad
associazioni industriali delle fonti rinnovabili, e si attende risposta.
Negli Usa, finita l'era Bush, l'inversione di marcia sul nucleare è
stata sancita dalla bocciatura di un
emendamento repubblicano pro nucleare al pacchetto di stimolo
dell'economia (per 50 miliardi di prestiti a
tasso agevolato) mentre efficienza e fonti rinnovabili valgono 60
miliardi, tra fondi e detassazioni. Cosa
importante: dell'intero «pacchetto» proposto dal presidente Obama sono
proprio fonti rinnovabili e efficienza
che possono essere oggetto di uno scambio tecnologico con la Cina, uno
dei maggiori finanziatori del debito
Usa. Cosa che lascia ben sperare nella trattativa per il clima globale,
che vedrà in dicembre una importante
tappa nella conferenza di Copenhagen in cui è in gioco il futuro del
Protocollo di Kyoto.
Il governo italiano, invece di guardare avanti, guarda al passato, e si
adopera a dare una mano a qualche
lobby del nucleare e a soccorrere la Francia, ancora a corto di ordinativi.
*Direttore di Greenpeace Italia
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