[isf-ge] italia: terra dei cachi

per chi volesse approfondire:
inoltro questa mail,del direttore scientifico di Greenpeace Italia, nonchè fisico specializzato nel settore nucleare......buona lettura
Stefano
ps: se potete fatela girare..



Atomi in salsa francese

Giuseppe Onufrio*



L'accordo italo-francese riguarda una tecnologia, l'Epr, di cui, vale la pena ricordarlo, ancora nel mondo non

funziona alcun esemplare. Due cantieri aperti ad oggi, uno in Francia (a Flamanville, partecipato da Enel al



12.5 per cento) e uno in Finlandia a Olkiluoto: in quest'ultimo, il primo a iniziare, sono evidenti enormi

problemi di rispetto dei tempi, che viaggiano al raddoppio, dei costi (già accertati 1,5 miliardi di perdita, si va

verso il raddoppio dei costi) e della sicurezza, con oltre 2.100 «non conformità» registrate dall'autorità di

sicurezza finlandese. Alcune di queste difformità hanno riguardato strutture importanti come il circuito

primario (saldature fuori standard), le fondamenta del reattore (cemento con tenore troppo elevato di acqua),

il circuito secondario che alimenta il generatore di vapore con tubature non conformi, la struttura interna in

acciaio affidata a una ditta specializzata in chiglie di pescherecci e fuori standard, e altro ancora. In Finlandia,

secondo un sondaggio pubblicato il 23 febbraio della rete televisiva Yle (condotto dall'agenzia Taloustutkimus

su un campione di 1.000 interviste), esiste una maggioranza contraria a una ulteriore espansione del

nucleare del 48 % contro il 37 % di favorevoli. Un altro tema riguarda la maggiore produzione di prodotti di

fissione dell'Epr, che come combustibile utilizza il Mox, una miscela di uranio e plutonio: rispetto a quelle

convenzionali, si producono scorie da 4 a 11 volte più pericolose.

Il costruttore francese, Areva, è all'87 per cento di proprietà pubblica ed è forse per questa ragione che

l'ordine di un terzo Epr a Pelny, il secondo in Francia, sia stato annunciato dal Presidente Sarkozy e non da

una azienda elettrica, come dovrebbe accadere normalmente in un mercato liberalizzato. Ma, del resto,

senza ordinativi nessuna azienda vive, e Sarkozy aveva già proposto l'Epr anche a diversi paesi nordafricani,

le cui capacità tecnologiche non sono adeguate a gestirlo, tanto da essere definito da Greenpeace Francia un

"piazzista" nucleare.

Il sostegno pubblico all'industria nucleare in Francia è paradossale se si pensa che il suo piano di sviluppo

delle rinnovabili è molto spinto, con un obiettivo del 23 % al 2020 e conferma la vocazione (storica) a

esportare elettricità (di base), importando quella di picco anche dall'Italia (in attesa dell'eolico francese).

Eppure coi francesi qualche esperienza nucleare del passato non proprio positiva l'abbiamo sperimentata. Il

reattore italo-franco-tedesco Superphenix, un reattore da 1.200 MW al plutonio, che doveva produrre più

plutonio di quello che bruciava trasmutando l'uranio impoverito (abbastanza per 60 bombe l'anno, secondo i

resoconti parlamentari francesi dell'epoca), è stato forse il più grande fallimento industriale della storia con un

valore bruciato di 10 miliardi di euro ai valori attuali, smantellamento compreso, un terzo a carico dei cittadini

italiani, che hanno pagato con la bolletta della luce.

Una quota tra il 60 e il 70 % del costo dell'elettricità da nucleare dipende dal costo dell'impianto. Ma quanto

costeranno questi reattori? L'Ad di Enel dichiarava 3-3,5 miliardi l'uno lo scorso giugno, 4 a settembre (esiste

anche un'inflazione nucleare), altre fonti dicono «fino a 6» (E.On impresa tedesca arrivata ormai anche in

Italia). Lo stesso balletto delle cifre si è registrato negli Usa dove Bush nel 2007 aveva fatto approvare un

fondo per prestiti a tasso agevolato da 18,5 miliardi di dollari. Se in quell'anno Moody's valutava i costi totali

non inferiori a 7 miliardi di dollari per 1.000 Mw, l'impresa elettrica Florida Light&Power presentava un

progetto per rifare due unità nucleari da chiudere valutando i costi a 8 i miliardi di dollari per 1.000 MW.

Quanto costeranno i reattori in Italia dipenderà anche dal tempo che metteranno (semmai) a costruirle: in

Finlandia dovevano farlo in 4 anni e lo faranno, con una qualità tutta da verificare, in 8. Siccome il costo

dell'elettricità da nucleare è legato al costo di investimento, sapere quale sia il costo finale è decisivo per dare

un giudizio sugli aspetti economici.

Ma dove potranno esser messi i quattro reattori Epr in Italia? Le necessità legate alla disponibilità di acqua e

quelle della rete limitano abbastanza la scelta. Tra i siti tecnicamente pensabili, Caorso potrebbe ospitarne

una (ma con torri di raffreddamento, il Po da solo non ce la farebbe specie in estate) e due a Montalto di

Castro, chiudendo la centrale a gas; ma non pare che le regioni e gli enti locali siano particolarmente

favorevoli. Trino, Garigliano e Latina non sembrano siti adeguati a ospitare 1.600 MW e passa di un Epr, la

più grande unità nucleare mai costruita.

Il rischio sismico è un altro tema sottovalutato. In Giappone, paese leader nelle costruzioni antisismiche, il

terremoto che nel luglio del 2007 colpì l'«sola nucleare» di Kashiwazaki-Kariwa, 7 impianti per 8.000 MW,

fece scattare l'allarme e le centrali furono chiuse. Anche se non ci sono state perdite di radioattività

significative, la verifica dei possibili danni all'interno di un reattore nucleare non è una cosa banale. I 7 reattori

sono ancora chiusi (con una produzione mancata, solo nel 2008, di 50 miliardi di kWh) e, dopo 300 milioni di

dollari di interventi alle due unità più danneggiate, si comincia a discutere di riavviare uno dei reattori.

Le quattro centrali dell'accordo italo-francese, quando andranno (semmai) a regime produrranno circa 45

miliardi di kilowattora all'anno e non costeranno meno di 20-24 miliardi di euro. L'obiettivo europeo per le

rinnovabili, nel solo settore elettrico, prevede una produzione aggiuntiva di 50 miliardi di kWh all'anno al

2020. Se si assume l'obiettivo del 20 % di aumento dell'efficienza, 100 miliardi di kWh all'anno, (fattibili, come

dimostra un rapporto del Politecnico di Milano elaborato per Greenpeace), il valore energetico totale è più che

triplo rispetto al nucleare. L'occupazione legata alla sola parte elettrica degli obiettivi europei è superiore ai



200.000 occupati (e ben più alta se si considerano gli usi termici), un valore dell'ordine delle 10 volte

superiore al nucleare del governo. Su rinnovabili ed efficienza potremmo recuperare e in poco tempo: un

memorandum è stato presentato al governo da uno schieramento di associazioni ambientaliste insieme ad

associazioni industriali delle fonti rinnovabili, e si attende risposta.

Negli Usa, finita l'era Bush, l'inversione di marcia sul nucleare è stata sancita dalla bocciatura di un

emendamento repubblicano pro nucleare al pacchetto di stimolo dell'economia (per 50 miliardi di prestiti a

tasso agevolato) mentre efficienza e fonti rinnovabili valgono 60 miliardi, tra fondi e detassazioni. Cosa

importante: dell'intero «pacchetto» proposto dal presidente Obama sono proprio fonti rinnovabili e efficienza

che possono essere oggetto di uno scambio tecnologico con la Cina, uno dei maggiori finanziatori del debito

Usa. Cosa che lascia ben sperare nella trattativa per il clima globale, che vedrà in dicembre una importante

tappa nella conferenza di Copenhagen in cui è in gioco il futuro del Protocollo di Kyoto.

Il governo italiano, invece di guardare avanti, guarda al passato, e si adopera a dare una mano a qualche

lobby del nucleare e a soccorrere la Francia, ancora a corto di ordinativi.

*Direttore di Greenpeace Italia


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