[isf-ge] Re: [isf-ge] Re: [TIC] Brevettabilità del software
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- To: isf-ge@xxxxxxxxxxxxx
- Date: Tue, 21 Jun 2005 14:04:39 +0200
Rimbalzo il commento di Davide Lamanna di ISF-Roma:
La questione e' grave e scottante e riguarda tutti.
Noialtri siamo solo piu' attenti perche' ne intuiamo piu' facilmente la
pericolosita'. Ma attenzione, il software gia' ha un ruolo preponderante
nella nostra vita di tutti i giorni e ne avra' di sempre piu' centrali.
Sullo sconcertante articolo di Paolo Zocchi, segnalo l'opinione del
giurista Andrea Rossato:
http://punto-informatico.it/p.asp?i=53511&p=2&r=PI
e la posizione del PLIO sui brevetti:
http://punto-informatico.it/p.asp?i=53511&p=3&r=PI
In lista TIC ne stiamo parlando diffusamente. Vi mando (in coda a questa
email) un mio pensiero uscito in quella sede.
Per le ultime (purtroppo desolanti) novita' dal fronte europeo vi rimando a:
http://wiki.ffii.org/Juri050620En
e a quest'articolo riassuntivo:
http://news.ft.com/cms/s/329cb864-e1bb-11d9-9460-00000e2511c8.html .
In particolare, questa proposta (che poi e' passata con un testo ancora piu'
scandaloso e prono alle facili reinterpretazioni creative dei legali delle
multinazionali) mi ha fatto davvero incazzare:
http://news.zdnet.co.uk/business/legal/0,39020651,39203722,00.htm
Non mi piace essere preso per il culo. Sostituire computer-aided a
computer-implemented e' un sofisma. "Invenzioni per le quali vengono
potenziate le prestazioni tramite il software", invece di "invenzioni che
riguardano il software". I due concetti sono assolutamente riconducibili
l'uno all'altro!
Se qualcuno sa di qualche netstrike alla Commissione Europea, e' pregato di
farcelo sapere. Ritengo che sia nostro dovere manifestare il piu' totale
dissenso rispetto alla barbarie dei brevetti sul software.
___________________________________________________________________
Non ci siamo proprio...
Conosco Paolo Zocchi e mi sorprende non poco leggere questo articolo.
In sostanza egli afferma che la brevettabilita' del software, seppur
necessitando di un controllo che eviti situazioni di parassitismo delle
aziende private (controllo per il quale Paolo non accenna minimamente a
possibili soluzioni, dimostrando, piu' che malafede, ingenuita'), potrebbe
rivelarsi un vantaggio per la comunita' Open Source, se coglieremo
l'occasione per entrare nel meccanismo della competitivita' del mercato del
software forti di una struttura regolamentativa al momento assente.
L'articolo parla di una "darwiniana" lotta alla sopravvivenza che proprio il
quadro normativo dovrebbe stimolare.
Ritengo che la comunita' Open Source stia realizzando una rivoluzione
tutt'altro che sopita e bisognosa dell'"ossigeno" dei brevetti per andare
avanti. Di quello forse ha bisogno chi arranca sotto i colpi di chi lavora
bene proprio condividendo la conoscenza in modo libero.
Il timore che i centri di ricerca tenderanno ad essere spostati nei Paesi dove
l'invenzione e' meglio tutelata, e' ancora una volta smentito dai fatti. La
produzione Open Source e' distribuita senza alcun criterio di riferimento
nazionale, ma si muove in assoluta multiculturalita' spontanea e arricchente,
e produce ricchezza non solo per tutti quelli che vi partecipano, ma anche
per quelli che non vi partecipano. Se un centro di ricerca che opera con
modalita' operative Open Source si sposta negli USA per brevettare il proprio
software, significa che non ha colto affatto i benefici produttivi del
paradigma di sviluppo aperto e libero e dunque cessa di essere utile alla
comunita', dalla quale e' bene che si separi. La comunita' del resto non
perderebbe nulla da questa separazione.
Sono stufo, poi, di sentire l'idea che le piccole aziende si avvantaggerebbero
dalla brevettabilita' del software. In realta', nell'articolo si fa un
ragionamento diverso, e cioe' che le grandi aziende prenderanno il
sopravvento se non introduciamo la brevettabilita', che quindi servirebbe
alle piccole aziende per difendersi da questo processo. Il che e' lo stesso
in altri termini...
I fatti dimostrano che i brevetti sono appannaggio delle grandi
multinazionali, che ne sfornano migliaia ogni anno, supportati da un'apparato
legale interno spaventoso, che lavora incessantemente sul nulla della loro
azione parassitaria.
Non si tratta di essere radicali. Si tratta di ragionare con una mentalita'
diversa dalle ideologie di mercato che francamente hanno fatto il loro corso
e dovrebbero essere deposte per sempre almeno da chi (come Paolo) certe
domande se le pone, normalmente, e prova a dare delle risposte sensate.
--
Chi vola vale, chi non vola è un vile.
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