| Da: | Bianca Federici <obelix@xxxxxxxxxxxxx> |
| A: | Andrea Rovera 2 <austingate@xxxxxxxxx>,, Amedeo Maio new <amemaio@xxxxxxxxxxxx> |
| Data: | Mon, December 20, 2004 16:14 |
| Subject: | materiale sui rifiuti e inceneritore (fwd) |
Ciao
Bianca
---------- Forwarded message ----------
Date: Mon, 20 Dec 2004 11:39:42 +0100
From: Matteo Da Ros <matteodaros@xxxxxxxxxxxxx>
To: isf@xxxxxxxxxxxxx
Subject: materiale sui rifiuti e inceneritore
Ciao!
Sono Matteo di Greenpeace!
Mi occupo di comunicazione dell?associazione all?interno del gruppo locale
di Genova.
Come promesso da Giorgia vi mando materiale sulla campagna che stiamo
portando avanti, fateci sapere al più presto il vostro parere.
Grazie a tutti,
Matteo
Rifiuti
Nel 2000 la produzione di rifiuti in Italia ha ancora registrato un
incremento di 2,1 punti percentuali rispetto al 1999, con un totale di
rifiuti urbani prodotti di poco inferiore ai 29 milioni di tonnellate. La
crisi in materia di rifiuti, legata ad una gestione poco ecologica e spesso
illecita dei rifiuti nonché alla continua crescita della quantità di quelli
prodotti, non accenna di fatto ad arrestarsi. Anche se da un lato l?opinione
pubblica non è informata e sollecitata dalle amministrazioni locali e
centrali verso una gestione corretta dei rifiuti, in quanto spesso il
servizio pubblico a disposizione non riesce a coprire in modo adeguato tutte
le aree, è pur vero che la maggior parte dei cittadini ha ormai raggiunto
uno standard di vita, frutto della società consumistica dei nostri tempi, a
cui raramente vuole rinunciare. A dimostrazione di quanto detto parlano
chiaro i dati sull?incremento della produzione di rifiuti negli ultimi anni:
dal 1995 al 2000 la quantità di rifiuti urbani prodotti è aumentata del
12,2%, con un tasso di crescita medio annuo pari al 2,4%. ( Rapporto Rifiuti
2002, ANPA e ONR )
A rendere la situazione ancora più delicata si aggiunge la politica del
governo italiano che, attraverso l?emanazione di provvedimenti, sta
stravolgendo ed erodendo la normativa ambientale ed in particolare quella
relativa al settore dei rifiuti.
Nel luglio 2002, è stato emanato un decreto legge con procedura di urgenza,
trasformato in Legge 178 ad agosto, in cui all?art.14 si introduce una
?interpretazione autentica della definizione di rifiuto?. La nuova
definizione, che contrasta con quella stabilita dalle direttive europee,
diventa un concetto arbitrario basato su una valutazione soggettiva di cosa
debba intendersi scarto e limita l?ambito di applicazione della normativa.
In base a questa nuova disposizione di legge vengono sottratti gran parte
dei rifiuti recuperabili dalla normativa di settore, pregiudicando la
trasposizione delle direttive europee in Italia e quindi l'efficacia della
normativa quadro sui rifiuti (il decreto legislativo 22/97, conosciuto come
decreto Ronchi). La Commissione Europea ha deciso di aprire una procedura di
infrazione nei confronti del governo italiano ritenendo che non è possibile
escludere dalla normativa quei rifiuti che possono essere riutilizzati in un
ciclo produttivo o di consumo. Secondo la Corte Europea né il successivo
impiego di una sostanza o di un oggetto, né tanto meno il loro impatto
ambientale, possono incidere sulla qualifica di ?rifiuto?.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata in Italia, nel 2000 la
percentuale di rifiuti raccolti in maniera omogenea è stata pari al 14,4%
della produzione totale, ancora al di sotto degli obiettivi fissati dal
decreto Ronchi (25% entro il 2001). Il Nord si attesta ancora al primo
posto, con percentuale di raccolta pari al 24,4%, a cui seguono il Centro ed
il Sud Italia, rispettivamente con 11,4 e 2,4 punti percentuali. Ancora una
volta il legislatore italiano ha apportato alcune modifiche, quali la
soppressione nella definizione di raccolta differenziata della finalità per
la quale essa viene effettuata ovvero riutilizzo, riciclaggio e recupero di
materia prima (Legge 93/01, recante ?Disposizioni in campo ambientale?). Un
tempo per raccolta differenziata si intendeva: ?la raccolta idonea a
raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la
frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio ed al
recupero di materia prima?. Oggi, grazie al provvedimento di legge sopra
citato, per raccolta differenziata si intende solo: ?la raccolta idonea a
raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee?.
Proprio quello che è stato cambiato in questi ultimi due anni sta smontando
quei minimi passi che, seppur insufficienti, faticosamente tentavano di
promuovere una gestione integrata del rifiuto, valorizzando la raccolta
differenziata.
Questo nuovo indirizzo sul problema rifiuti rispecchia le convinzioni
personali del Ministro Matteoli, che ha dichiarato:
''La crescita della raccolta differenziata è ancora al di sotto delle
aspettative - ha detto Matteoli - e in molti casi i materiali diligentemente
raccolti e separati dai cittadini finiscono in discarica. Questo significa
prendere in giro gli italiani e anche affrontare costi inutili. Il dato del
72% dei rifiuti in discarica è insopportabile per il nostro Paese - ha
aggiunto - quindi bisogna spingere per la costruzione di termovalorizzatori,
impianti di ultima generazione a bassa emissione. Il problema è superare le
resistenze anche dei cittadini. Ma se la politica decide deve poi procedere
su questa strada?.
Ed aggiunge?.
''Il decreto Ronchi - dice - ha il merito di avere per la prima volta messo
mano alla questione dei rifiuti dettando norme organiche. Ma dopo cinque
anni va cambiato e smontato in alcune parti. Molto è stato già cambiato in
questo ultimo anno e mezzo. Bisogna seguire la strada della
termovalorizzazione e smettere di prendere in giro i cittadini. E' vero che
la raccolta differenziata è in crescita - spiega - ma a tutt'oggi il 70% dei
nostri rifiuti finisce in discarica, dunque la differenziata è una presa in
giro per i cittadini e un costo inutile?.
Nella campagna inquinamento Greenpeace si impegna a :
- Opporsi alla politica dell?incenerimento in relazione al suo impatto
ambientale e sanitario e alla sua stessa natura contraria ad ogni principio
di riduzione e recupero di rifiuti.
- Promuovere un sistema di gestione dei rifiuti che si orienti verso misure
reali e progressive di prevenzione della produzione dei rifiuti, raccolta
differenziata, riutilizzo, riciclo e recupero di materia.
- Promuovere un modello di distribuzione delle merci in cui sia reintrodotto
il ?vuoto a rendere?, ripristinando l?uso di contenitori in vetro al posto
di quelli in plastica.
- Proporre l?adozione di misure finalizzate alla riduzione del numero degli
imballaggi e la sostituzione di quelli in plastica con altri in materiali
riciclabili*.
- Condurre una campagna per l?eliminazione completa del PVC dagli imballaggi
e dalle pellicole alimentari.
- Chiedere al governo italiano di ratificare il Protocollo sul trasporto
transfrontaliero dei rifiuti pericolosi della Convenzione di Barcellona,
relativa alla prevenzione e al controllo dell?inquinamento del Mar
Mediterraneo.
* La plastica è un materiale non biodegradabile e persistente nell?ambiente
il cui riciclo non ha un gran valore commerciale sia per problemi tecnici
che igienico-sanitari: la plastica riciclata trova impiego solo in arredi
urbani (panchine per giardini, fioriere), fibre tessili (pile per giacche,
felpe; fibre per imbottiture come trapunte, piumoni) e materiali per
l?edilizia (tubi, guaine per cavi elettrici), prodotti a ciclo di vita breve
che posticipano senza risolverlo il problema dello smaltimento finale in
discarica o per mezzo di inceneritori.
Inceneritori
<http://www.greenpeace.it/inquinamento/inctour.htm> Che cosa sono
Gli inceneritori o termodistruttori sono impianti di smaltimento di rifiuti
che bruciandoli ne riducono il peso ed il volume.
Che cosa producono
Circa 1/3 in peso dei rifiuti in entrata si ritrova a fine ciclo in forma di
ceneri, ma come la fisica insegna "niente si crea né si distrugge, ma tutto
si trasforma", così la parte della materia che non si ritrova in uscita
viene emessa nel corso del processo.
Che tipo di inquinanti producono
La formazione delle sostanze inquinanti, emesse in forma solida e gassosa da
un inceneritore, dipende da diversi fattori quali: la tipologia del rifiuto
trattato (composizione chimica), le condizioni di combustione e quelle
operative dei sistemi di abbattimento degli inquinanti.
Le sostanze chimiche emesse dal camino di un inceneritore comprendono:
composti organici del cloro (diossine, furani, PCB - policlorobifenili), IPA
(idrocarburi policiclici aromatici), VOC (composti organici volatili),
elementi in traccia (piombo, cadmio e mercurio), acido cloridrico, ossidi di
azoto, ossidi di zolfo ed ossidi di carbonio. Molti di questi composti si
disperdono in atmosfera insieme alle polveri, alle ceneri di fondo (che si
depositano alla base della caldaia durante il processo di combustione) e
alle ceneri volanti (perché non trattenute dai sistemi di filtraggio aereo).
Le caratteristiche degli inquinanti
Molti composti emessi da un termodistruttore sono persistenti, cioè
resistenti ai processi naturali di degradazione, bioaccumulabili, perché si
accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo
all'altro lungo la catena alimentare (fino a giungere all'uomo) e tossici,
in quanto sono sostanze che per inalazione, ingestione o penetrazione
cutanea possono comportare patologie acute o croniche fino a poter
determinare la morte dell'organismo esposto.
Perché Greenpeace è contraria agli inceneritori
Siamo contrari all?impiego di questi impianti come soluzione allo
smaltimento dei rifiuti perché:
§ Pongono un rischio sanitario - Molti degli inquinanti emessi come le
diossine e i furani sono composti cancerogeni e altamente tossici.
L?esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori.
Il mercurio, sotto forma di vapore, è dannoso al sistema nervoso centrale ed
i suoi composti inorganici agiscono anche a basse concentrazioni.
§ Pongono un rischio ambientale - Le sostanze contaminanti emesse da un
inceneritore per via diretta o indiretta inquinano l?aria, il suolo e le
falde acquifere. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli
inquinanti riescano a limitare le dispersioni atmosferiche, la natura della
maggior parte degli inquinanti emessi è tale da porre problemi anche a bassa
concentrazione. Inoltre la loro caratteristica di resistenza alla
degradazione naturale ne determina un progressivo accumulo nell?ambiente.
§ Non eliminano il problema delle discariche - Nonostante la diminuzione di
volume dei rifiuti prodotti, il destino delle ceneri e di altri rifiuti
tossici prodotti da un inceneritore è comunque lo smaltimento in discarica
per rifiuti speciali, più costose e pericolose.
§ Non servono a risolvere le emergenze - La costruzione di un impianto di
incenerimento richiede diversi anni di lavoro (almeno 4-6 anni) e pertanto
non può essere considerato una soluzione all?emergenza per i rifiuti.
§ Richiedono ingenti investimenti economici - Sono impianti altamente
costosi (almeno 60 milioni di euro) e a bassa efficienza che necessitano di
un apporto di rifiuti giornaliero e continuo, in netta opposizione ad ogni
intervento di prevenzione della loro produzione e pericolosità, principi che
sono alla base della gestione dei rifiuti dell?Unione europea.
§ Disincentivano la raccolta differenziata - Questo sistema di raccolta in
Italia si aggira intorno al 13 %, una percentuale irrisoria la cui crescita
sarà fortemente penalizzata se la gestione dei rifiuti prenderà la via della
combustione.
§ Non creano occupazione - La costruzione e l?esercizio di un impianto
determina un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle
industrie del riciclaggio dei materiali pubbliche e private che potrebbe
offrire dai 200.000 ai 400.000 posti di lavoro nell?Unione europea.
§ Non garantiscono un alto recupero energetico - Il risparmio di energia che
si ottiene dal riciclare più volte un materiale o un bene di consumo è molto
superiore all?energia prodotta dalla combustione dei rifiuti. La plastica,
che rappresenta circa l?11% in peso dei rifiuti urbani, è l?unica frazione
merceologica la cui combustione è più vantaggiosa del riciclaggio: ciò è
dovuto al suo elevato potere calorifico (ottimo per il processo di
incenerimento) e allo scarso valore commerciale della plastica riciclata (un
materiale plastico riciclato, infatti, può essere utilizzato una sola volta
ed esclusivamente in applicazioni minori, come l?arredo urbano, fibre
tessili e materiali per l?edilizia).
La soluzione sostenibile
Greenpeace ritiene necessaria una politica di gestione che persegua
obiettivi progressivi di prevenzione della produzione dei rifiuti, raccolta
differenziata, riciclo e riutilizzo. Non è un caso che la Comunità Europea
preveda una linea di intervento sulla gestione dei rifiuti che in ordine di
priorità si riassume in:
- prevenzione
- riutilizzo
- riciclo
- recupero
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel sistema
economico. Riciclare e compostare i rifiuti è un approccio più sostenibile
rispetto a quello dello smaltimento, può ridurre i costi di gestione e
creare posti di lavoro. I programmi di riciclaggio andati a buon fine in
città del Canada, dell?Australia e del Belgio hanno portato a riduzioni dei
rifiuti urbani fino al 70%.
Fino a quando l?incenerimento sarà considerato come una soluzione alla crisi
dei rifiuti, l?industria non sarà spinta verso la progettazione e la
produzione di beni di consumo che non contengano sostanze chimiche tossiche.
I rifiuti potrebbero essere riutilizzati, riciclati e compostati in
condizioni di sicurezza garantendo in tal modo una soluzione sostenibile ad
un problema globale, in linea con una visione progressiva di una società che
produca Zero Rifiuti.
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