[isf-ge] [da Repubblica] 6 miliardi di bottiglie d'acqua di plastica in un anno
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- Date: Sat, 12 Apr 2008 12:09:32 +0200
ciao,
non ho avuto il tempo di leggere tutto, ma mi sembra una
buona fonte di dati preziosi per poter avere argomenti...
ciao ciao
Tommaso
--
Consumate in Italia 6 miliardi di bottiglie d'acqua di
plastica in un anno
Rapporto di Legambiente in occasione della Giornata
Mondiale. Ecco
come è diventata un bisogno indotto. E consumiamo sei
miliardi di
bottiglie di plastica...
ROMA - Ci sarà pure la crisi economica, ma continuiamo a
scolarci più
di mezzo litro di acqua minerale a testa per 365 giorni
l'anno: 194
litri ciascuno. Erano 65 litri nel 1985: il dato è
triplicato in due
decenni, assicurando all'Italia il record mondiale del
consumo di
acqua imbottigliata. La scelta suonerebbe logica in un paese
percorso
dagli scandali sull'inquinamento delle falde idriche, ma non
viaggia
in parallelo con i fatti.
Le denunce più clamorose dell'inquinamento da discariche
abusive e da
diserbanti risalgono alla prima metà degli anni Ottanta. Da
allora,
anche grazie alle direttive europee, la capacità di
depurazione e
controllo è nettamente migliorata, come è stato dimostrato
anche da
una ricerca in dieci grandi città sponsorizzata nel luglio
scorso da
Repubblica.
Eppure la diffidenza verso la mano pubblica che effettua i
controlli
sommata alla formidabile pressione del marketing delle
aziende di
settore ha trasformato il consumo di acqua minerale da
piacevole
alternativa sensoriale a bisogno indotto.
Il risultato è quello denunciato nel rapporto "Una paese in
bottiglia"
preparato dalla Legambiente in occasione della giornata
mondiale
dell'acqua che si celebra il 22 marzo. Secondo Stefano
Ciafani,
responsabile scientifico dell'associazione ambientalista,
l'impatto
derivante dalla filiera delle acque minerali è pesante: nel
2006 gli
italiani hanno utilizzato circa 6 miliardi di bottiglie di
plastica,
la cui produzione ha implicato il consumo di 480 mila
tonnellate di
petrolio e l'emissione in atmosfera di 624 mila tonnellate
equivalenti
di anidride carbonica. Anche colpa della scomparsa
dell'acqua di
rubinetto come terza opzione possibile (oltre al classico
liscia e
gassata) al ristorante e al bar.
L'altra faccia di questa contraddizione è il buono stato di
salute
dell'industria dell'acqua minerale. In Italia nel 2006 erano
attive
189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di
generare un
volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie
all'imbottigliamento
di 12 miliardi di litri di acqua.
Ma quanto rende al paese questo settore? La fotografia che
emerge
grazie al questionario inviato da Legambiente alle regioni
italiane, a
cui hanno risposto tutte con l'unica eccezione della
Calabria, è
desolante. Solo in 8 Regioni è previsto un pagamento
proporzionale ai
litri prelevati o imbottigliati: Basilicata, Campania,
Lazio,
Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria e Veneto. E si va dai 30
centesimi
a metro cubo della Basilicata ai 2 euro del Lazio e ai 3 del
Veneto.
La Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano fanno pagare
in base ai
volumi d'acqua, ma con canoni discutibili visto che in
Sicilia paga di
meno chi preleva di più e in Alto Adige, si legge nel
rapporto, "il
canone annuo previsto è ridicolo (circa 617 euro per ogni
litro al
secondo derivabile): se una concessione permette la
derivazione di 10
litri al secondo, il titolare del diritto è tenuto a pagare
un canone
annuo di 6.175 per una concessione che potrebbe prelevare -
per 24 ore
al giorno e per 365 giorni all'anno - fino ad un totale di
circa 315
milioni di litri ogni anno".
In 8 Regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia,
Liguria, Puglia,
Sardegna, Toscana, Trentino, Valle d'Aosta) si paga ancora
con il
vecchio criterio e cioè solo in funzione degli ettari dati
in
concessione alle aziende. In Puglia la cifra ammonta a circa
un euro
per ettaro e in Liguria arriva intorno ai 10 euro; nel Lazio
e nelle
Marche invece si arriva a pagare circa 120 euro mentre in
Veneto,
nelle zone di pianura, quasi 590 euro per ettaro. Infine
l'Abruzzo
prevede solo il pagamento di un canone forfettario (pari a
poco più di
2.700 euro all'anno) a prescindere dalle superfici della
concessione e
dai volumi di acqua.
"E' vero che non tutte le Regioni hanno utilizzato le
possibilità
offerte dalla devolution che ha decentralizzato le
competenze in
questo settore", afferma Ettore Fortuna, presidente di
Mineracqua. "Ma
lo hanno fatto le 10 Regioni in cui si imbottiglia l'80 per
cento
dell'acqua minerale italiana, a cominciare da Lombardia,
Piemonte e
Veneto che da sole coprono metà del mercato: lì si paga non
in base
agli ettari dati in concessione ma ai volumi di acqua
prelevati. La
voce secondo la quale le nostre industrie pagano poco è
dunque una
leggenda metropolitana: il problema è un altro: le tariffe
applicate
sono così disomogenee da creare problemi consistenti alle
aziende e
per questo abbiamo presentato un ricorso all'antitrust".
"In Umbria", ribatte Ciafani, "gli introiti derivanti dai
canoni di
concessione dalle diverse aziende imbottigliatrici che
operano nella
regione sono di circa 1,4 milioni di euro, pari allo 0,6 per
cento del
volume di affari derivante dalla vendita delle acque
minerali. In
molte regioni questi introiti non sono neanche sufficienti a
coprire
le spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche per la
gestione
amministrativa e l'attività di sorveglianza. Calcolando che
solo un
terzo circa delle bottiglie di plastica utilizzate è stato
raccolto in
maniera differenziata e destinato al riciclaggio si ha il
quadro di
una situazione che deve cambiare".
Qualcuno comincia già a muoversi: in molte scuole a Torino,
Firenze,
Roma e Bologna è stata eliminata l'acqua in bottiglia
utilizzando
esclusivamente quella di rubinetto.
ANTONIO CIANCIULLO www.repubblica.it (20 marzo 2008)
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