[isf-ge] Re: Zanotelli e Commercio Equo

Cari Amici,
vorrei aggiungere alcuni commenti alla discussione nata dalla lettera di 
Zanotelli, sebbene per qualche ragione non riesca a leggere le e-mail di 
Andrea.
Credo che i meriti del CES siano chiari a tutti, ma cio' non dovrebbe esimerci 
dalla valutazione di possibili aspetti negativi o dalla sua eventuale 
deviazione rispetto allo spirito originale. Credo di condividere totalmente in 
tal merito quanto Zanotelli scrive. Discutere con spirito scientifico sulle 
conseguenze di interventi (tecnici o commerciali, non importa) nei paesi in 
via di sviluppo dovrebbe essere il cardine della nostra associazione.
Prendere posizione in merito a questioni che hanno impatto sulla nostra 
societa' (il CES ha ormai una visibilita' tale da essere veicolo di 
informazione) mi pare doveroso proprio nei riguardi della missione che ISF si 
prefigge.
A questo proposito mi sembra che ci vorrebbe un po' piu' di coraggio (mi 
riferisco alla lettera di Amedeo riguardante l'8 per mille) a sostenere 
posizioni che sono del tutto coerenti con il nostro statuto. ISF non e' 
un'associazione politica, ma e' chiaro che deve avere un'identita' ed assumere 
posizioni in accordo con essa e con lo spirito del proprio statuto.

un caro saluto a tutti...
Gigi

 

Scrive Giovanni Besio <giospud@xxxxxxxxxxxxx>:

> Caro Andrea,
> sono dell'idea che la lista debba essere usata per cercare di rafforzare 
> la coesione dell'associazione e per promuovere nuovi spunti di riflessione 
> e di dibattito attraverso critiche costruttive. Sinceramente il tuo ultimo 
> mail non lo ho proprio capito perche' non vedo la necessita' di fare 
> ironia su un tema a noi comunque vicino. Inoltre non capisco perche' se 
> hai delle critiche non le comunichi in maniera civile e articolata.
> Sinceramente mi sento trattato come un cretino se uno mi dice: ho delle 
> cose da dire ma non le dico perche' se no ti annoio. Se si vuole 
> intavolare un dibattito e un confronto su un tema io sono il primo che 
> cerca di ascoltare le differenti posizioni per cercare di arrichire il mio 
> bagaglio culturale e analizzare in maniera piu' completa l'argomento. Se 
> pero' si vuole fare della polemica sterile, allora no, non mi interessa.
> 
> Se senti la necessita' di aprire un dibattito sul commercio equo e 
> solidale e sull'eventuale appongio della nostra associazione a questa 
> attivita', beh allora ben venga, pero' i toni e i modi del tuo commento 
> sarcastico, secondo la mia opionine, sono lievemente fuoriluogo.
> 
> Ho scritto questa e-mail a tutta la lista perche' penso che questo 
> strumento si aun bene comune dell'associazione e sarei lieto di sapere le 
> diverse opinioni dei vari soci sulla maniera del suo utilizzo, in modo da 
> capire i toni e i modi in cui usarla.
> 
> Vicino anche se lontano
> Giovanni
> 
> ___________________________________________________
> ---------------------------------------------------
> Giovanni Besio
> Grupo de Puertos y Costas
> Centro Andaluz de Medio Ambiente (CEAMA)
> Avda. Mediterraneo s/n
> Granada 18006
> Tel: 0034 958 815999
> Fax: 0034 958 132479
> www.dinamicaambiental.com
> ___________________________________________________
> ---------------------------------------------------
> 
> La mente e i libri funzionano solo se sono aperti.
>                Sir James Dewar, fisico, (1842-1923)
> 
> Ogni cosa giusta rivela il suo contrario.
>                           Caparezza (2003)
> 
> ********    HIC SUNT LEONES     ********
> 
> 
> 
> 
> On Thu, 29 Sep 2005, Andre wrote:
> 
> > Va a finire che mi ritrovo a spalleggiare il commercio equo e solidale...
> > Anzi direi che avrei proprio voglia di una accalorata replica a tutti
> > i punti ma me la risparmio perchè tanto zanotelli non la riceverebbe e
> > non credo sia il caso di tediarvi.
> >
> > Andre
> >
> > On 28/09/05, tommygam@xxxxxxxxxxxx <tommygam@xxxxxxxxxxxx> wrote:
> >> From: "Tommaso Gamaleri" <tommygam@xxxxxxxxxxxx>
> >> To: <isf-ge@xxxxxxxxxxxxx>, <nodo-sv@xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx>,
> <socialforum-sv@xxxxxxxxxxxxxxx>, <role5400@xxxxxxxxx>
> >> X-Priority: 3
> >> Importance: Normal
> >> X-MSMail-Priority: Normal
> >> Reply-To: tommygam@xxxxxxxxxxxx
> >> X-Mailer: SquirrelMail (version 1.2.5)
> >> MIME-Version: 1.0
> >> Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-1
> >> Content-Transfer-Encoding: 8bit
> >>
> >> Il 21 settembre, con due lanci alle ore 5.01 e 5.13, l'agenzia di stampa
> missionaria MISNA
> >> ha riprodotto il testo di una lettera aperta di p. Alex, indirizzata al
> mondo del
> >> commercio equosolidale.
> >> Eccola.
> >>
> >>  RIFLESSIONI DI ZANOTELLI SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
> >>
> >> Carissimi e carissime,
> >> Jambo!
> >>
> >> Grazie per lo splendido lavoro che state facendo nelle oltre 500 botteghe
> del commercio
> >> equo e solidale (CES) sparse in Italia.
> >> Girando per questo paese, ho trovate botteghe dove lavorano persone
> splendide e che sono
> >> veri luoghi di condivisione, di informazione, di resistenza. Grazie per
> l'ospitalità e il
> >> calore umano che vi ho trovato.
> >> Ho visto il CES nascere quando ero a Nigrizia ed espandersi quando ero a
> Korogocho.
> >> Poi l'ho conosciuto più dal di dentro quando a Korogocho iniziò la
> cooperativa Bega Kwa
> >> Bega che ebbe il suo sbocco nel commercio equo e solidale.
> >> Per me il CES è un grande dono, una perla preziosa per resistere al
> sistema. Sappiamo bene
> >> poi che questo sistema economico-finanziario neo-liberista è talmente
> scaltro che può
> >> trasformare anche questa "perla" in un suo fiore all'occhiello.
> >> Corriamo il pericolo di buttare le perle ai porci.
> >> Per cui è giusto chiederci dopo 20 anni di CES a che punto siamo.
> >> Permettetemi come compagno di viaggio di esporvi alcuni aspetti che mi
> lasciano perplesso.
> >>
> >> 1. La grande distribuzione è in rapida crescita
> >> Sembra che la metà del fatturato alimentare del CES si venda sulla grande
> distribuzione.
> >> Mi sembra che nei punti vendita dei supermercati non c'è uno sforzo serio
> di informazione
> >> e coscientizzazione. Questo mi sembra tradisca lo scopo stesso del CES che
> è nato non per
> >> mandare qualche soldo in più al sud del mondo, ma per far capire ai
> consumatori del nord
> >> che c'è qualcosa di radicalmente sbagliato nella filiera commerciale.
> Scopo del CES
> >> infatti è cambiare le regole del gioco perché c'è qualcosa di radicalmente
> ingiusto nel
> >> sistema economico internazionale.
> >> È vero che i contadini impoveriti del sud ci chiedono di vendere sempre
> più i loro
> >> prodotti, ma non è così che risolveremo i loro problemi.
> >> Se ci dimentichiamo che il CES è uno strumento politico per coscientizzare
> i consumatori
> >> del nord a cambiare le regole del commercio internazionale, non otterremo
> nulla. Avremo
> >> fatto solo carità.
> >> Avevo ritirato il mio nome da Transfair proprio perché, a mio avviso, non
> faceva uno
> >> sforzo sufficiente per informare coloro che comperavano quei prodotti. Ed
> in questo avevo
> >> allora l'appoggio del CES. Ora è lo stesso CES che rischia di trovarsi
> nella stessa
> >> situazione.
> >>
> >> 2. Lo sforzo politico è in calo
> >> Mentre il CES a livello economico prospera, non altrettanto si può dire
> del suo impegno
> >> politico. Trovo spesso nel CES una mancanza di sensibilità politica che mi
> sconcerta! È
> >> incredibile per me vedere che spesso su importanti questioni politiche
> (non parlo di
> >> partiti!), il CES non c'è. Questa mancanza della dimensione politica può
> portare a
> >> conseguenze per me assurde.
> >> So di certo che la Max Havelaar (il corrispettivo del CES in Svizzera)
> vende alla
> >> McDonald's di quel paese, quaranta tonnellate di caffè all'anno!!! E
> questo nel quasi
> >> totale silenzio delle botteghe svizzere che trovano difficile protestare.
> >> Ma allora a cosa serve il CES? A vender di più per aiutare i poveri?
> >>
> >> 3. Uno stimolo a consumare di più?
> >> Se l'enfasi del CES va al primato del commercio, al vendere di più, è
> chiaro che l'invito
> >> ad uno stile di vita più sobrio, a consumare di meno, andrà decrescendo.
> >> Eppure è il cuore del CES che dovrebbe invitare tutti a consumare di meno,
> ad avere uno
> >> stile di vita più semplice. Un esempio di questa tendenza è l'apertura di
> tante botteghe
> >> durante le "domeniche d'oro" (precedenti la festa di Natale, la festa per
> eccellenza del
> >> consumismo mondiale).
> >> È ovvio che in quelle domeniche si vende di più. Ma è giusto? Non
> rischiamo di entrare nel
> >> grande giro del consumare, consumare, consumare?
> >> Le botteghe dovrebbero essere dei luoghi dove la gente impara ad essere
> più sobria, più
> >> essenziale.
> >>
> >> 4. Punto d'incontro, di relazioni?
> >> Ogni bottega del mondo dovrebbe essere il luogo dove si sperimentano
> relazioni umane,
> >> fraternità, serenità, gioia di vivere.
> >> È un aspetto fondamentale questo per ogni bottega in una società come la
> nostra dove viene
> >> imposta una massificante cultura, materialista e consumista, che ci riduce
> tutti a atomi,
> >> a tubi digerenti dove non esistono più autentiche relazioni umane.
> >> Ecco perché è così importante la bottega (con il rifiuto del
> supermercato!), dove si
> >> sperimenta la gioia dello stare insieme, della celebrazione, dell'incontro
> anche
> >> interculturale e interreligioso.
> >> L'anima di ogni bottega dovrebbe essere una piccola comunità che ama
> ritrovarsi, far
> >> festa, danzare la vita. Ogni comunità dovrebbe essere una comunità
> alternativa alla
> >> cultura dominante.
> >>
> >> 5. E il volontariato?
> >> E' sotto gli occhi di tutti la tendenza ad assumere impiegati in bottega a
> scapito del
> >> volontariato. È chiaro che una volta che il volume commerciale di una
> bottega cresce, si
> >> dovrà assumere personale per far fronte al lavoro. Per questo l'assunzione
> di personale
> >> dovrebbe essere temuta entro precisi limiti.
> >> Guai a noi se perdiamo la dimensione del volontariato in bottega.
> >> Il rischio è che alla fine ci guadagneremo sempre noi del nord a scapito
> dei poveri ai
> >> quali daremo le briciole. Ho potuto toccare questo con mano con la
> cooperativa Bega Kwa
> >> Bega di Korogocho.
> >>
> >> 6. L'Africa fanalino di coda
> >> L'Africa sembra, purtroppo, essere all'ultimo posto nel CES. E' una
> constatazione questa
> >> che mi ferisce proprio perché l'Africa è il continente oggi più
> disastrato.
> >> Ma perché il CES sta investendo così poco in questo continente
> crocifisso?
> >> Perché così pochi prodotti africani nelle nostre botteghe?
> >> Lo so, per esperienza, che è più difficile lavorare con gli africani.
> >> Ma oggi è proprio l'ora dell'Africa!
> >> Quand'è che il CES deciderà di investire di più in Africa?
> >>
> >> 7. E il lavoro in rete?
> >> Girando per l'Italia, ho trovato botteghe della stessa città che non si
> parlano, che non
> >> collaborano e che non lavorano in rete!
> >> Ma che razza di commercio equo e solidale è mai questo?
> >> Come fanno botteghe della stessa città a guardarsi in cagnesco,
> rifiutandosi per di più di
> >> partecipare alla rete cittadina?
> >> Il CES è o non è uno strumento politico di resistenza al sistema?
> >> E non dovrebbero le botteghe di una stessa città essere le promotrici di
> reti locali che
> >> raccolgono tutte le realtà di resistenza al sistema?
> >>
> >> 8. Comunità locali autosufficienti
> >> Il CES non è fine a se stesso, ma deve aiutare tutte le forze critiche
> presenti sul
> >> territorio per far nascere quelle esperienze locali alternative che
> permettano poi
> >> l'emergere di soluzioni economiche di più vasto raggio.
> >> "L'elemento chiave di questa prospettiva - afferma il teologo tedesco U.
> Duchrow nel suo
> >> libro Alternative al capitalismo globale ? è di rendere le comunità locali
> il più
> >> possibile autosufficienti e proteggerle dagli effetti dannosi del mercato
> mondiale".
> >> Oggi non è più sufficiente fare resistenza, ma sarà sempre più compito del
> CES creare
> >> spazi economici locali autosufficienti.
> >> E' fondamentale ? afferma sempre Duchrow - "la creazione di spazi
> economici locali con
> >> mercati locali che siano orientati al bisogno, sostenibili dal versante
> ecologico e
> >> promuovano il lavoro".
> >> Il noto teologo tedesco Duchrow conclude: "Per questa evoluzione è molto
> importante il
> >> decentramento dell'approvvigionamento energetico con energie rinnovabili
> (sole, vento,
> >> acqua, ?) e lo sviluppo dell'agricoltura biologica preferibilmente nella
> forma della
> >> cooperativa dal produttore al consumatore.
> >>
> >> Scrivo questa lettera dal Quartiere Sanità dove vivo, uno dei quartieri a
> rischio di
> >> questa grande città di Napoli, il più grande complesso urbano d'Italia e
> vero cuore del
> >> Sud.Vorrei proprio ricordare anche alle botteghe del Nord di non
> dimenticarsi del commercio
> >> equo e solidale del Sud . Le botteghe si sono infatti propagate molto al
> Nord e al Centro,
> >> ma poco al Sud.
> >> E questo per tante ragioni. Penso che sarebbe un bel gesto se le botteghe
> del Nord dessero
> >> una mano alle botteghe del Sud per poter decollare. E' così brutto veder
> che c'è un Nord e
> >> un Sud anche nel CES!
> >> Questa lettera che vi proviene dal cuore del Sud vuole essere un grido di
> allarme, ma
> >> anche un inno di grazie per lo splendido lavoro che il CES ha fatto in
> questi 20 anni.
> >> Tutta l'Europa guarda con meraviglia alla nostra maniera di fare commercio
> equo e solidale.
> >> Non sciupiamo questa perla preziosa che ci è stata affidata, ma rendiamola
> sempre più
> >> strumento efficace di resistenza.
> >> Buon lavoro.
> >> Sijambo
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> >> Alex
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