[isf-ge] Re: Zanotelli e Commercio Equo

Veramente non volevo rispondere dettagliatamente anche perchè sapevo
che ci avrei perso tutto il pomeriggio e poi nessuno avrebbe letto la
mail ma visto che giò me l'hai chiesto spero almeno che tu la legga,
adesso dopo un'ora e mezza di scrittura mi vado a fumare una siga.

> 1. La grande distribuzione è in rapida crescita
> Sembra che la metà del fatturato alimentare del CES si venda sulla grande 
> distribuzione.
> Mi sembra che nei punti vendita dei supermercati non c'è uno sforzo serio di 
> >informazione e coscientizzazione. Questo mi sembra tradisca lo scopo stesso 
> del CES >che è nato non per mandare qualche soldo in più al sud del mondo, ma 
> per far capire ai >consumatori del nord che c'è qualcosa di radicalmente 
> sbagliato nella filiera commerciale. >Scopo del CES infatti è cambiare le 
> regole del gioco perché c'è qualcosa di radicalmente >ingiusto nel sistema 
> economico internazionale.
> È vero che i contadini impoveriti del sud ci chiedono di vendere sempre più i 
> loro
> prodotti, ma non è così che risolveremo i loro problemi.

Da sempre i contadini richiedono al CES di aumentare le quote che
vengono vendute, caso emblematico è a mio avviso quello uscito già da
un paio di anni dei produttori di caffè che nonostante parte della
loro produzione venga comprata a prezzi molto maggiori rispetto al
libero mercato si trovano costretti a buttare alle volte anche il 30%
dei prodotti in quanto il CES fissa delle quote proprio per scelte
politiche.
L'espansione alla grande distribuzione e l'aumento delle vendite
permette invece di poter aumentare il numero di beneficiari del sud
del mondo e checchè forse non sembri evidente chi compra anche nei
supermercati prodotti del CES compie una scelta di principio in quanto
i prezzi di questi prodotti non sono mai i più bassi di quelli che si
possono negli scaffali.


> 2. Lo sforzo politico è in calo
> Mentre il CES a livello economico prospera, non altrettanto si può dire del 
> suo impegno
> politico. Trovo spesso nel CES una mancanza di sensibilità politica che mi 
> sconcerta! È
> incredibile per me vedere che spesso su importanti questioni politiche (non 
> parlo di
> partiti!), il CES non c'è.

Qui io sinceramente non capisco a cosa faccia riferimento visto che il
CES (inteso come tutte le reti che si occupano di commercio equo e
solidale) è impegnato in molte campagne di sensibilizzazione:
http://www.altromercato.it/
http://www.commercioequo.org/campagne.htm
http://www.equo.it/index.html  -> guardare i soci...

>Questa mancanza della dimensione politica può portare a conseguenze
per me assurde.
> So di certo che la Max Havelaar (il corrispettivo del CES in Svizzera) vende 
> alla
> McDonald's di quel paese, quaranta tonnellate di caffè all'anno!!! E questo 
> nel quasi
> totale silenzio delle botteghe svizzere che trovano difficile protestare.
> Ma allora a cosa serve il CES? A vender di più per aiutare i poveri?

E se anche questa fosse una delle motivazioni?
Sul fatto di vendere di più possiamo vedere al prox punto.
Dalla Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale si
legge che i suoi Obiettivi sono:
1. Migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone
l'accesso al mercato, rafforzando le organizzazioni di produttori,
pagando un prezzo migliore ed assicurando continuità nelle relazioni
commerciali.
2.Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati,
specialmente gruppi di donne e popolazioni indigene e proteggere i
bambini dallo sfruttamento nel processo produttivo.
3. Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento,
tramite la vendita di prodotti, favorendo e stimolando nei consumatori
la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico
dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.
4. Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e
nel rispetto della dignità umana, aumentando la consapevolezza dei
consumatori sugli effetti negativi che il commercio internazionale ha
sui produttori, in maniera tale che possano esercitare il proprio
potere di acquisto in maniera positiva.
5. Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale,
sostenibilità ambientale, sicurezza economica.
6. Favorire la creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste
tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli
economicamente sviluppati.
7. Favorirel'incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi
economicamente meno sviluppati.
8. Sostenere l'autosviluppo economico e sociale.
9. Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere
scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della
stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di
informazione e pressione affinché cambino le regole e la pratica del
commercio internazionale convenzionale.
10. Promuovere un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali.

> 3. Uno stimolo a consumare di più?
> Se l'enfasi del CES va al primato del commercio, al vendere di più, è chiaro 
> che l'invito
> ad uno stile di vita più sobrio, a consumare di meno, andrà decrescendo.
> Eppure è il cuore del CES che dovrebbe invitare tutti a consumare di meno, ad 
> avere uno
> stile di vita più semplice. Un esempio di questa tendenza è l'apertura di 
> tante botteghe
> durante le "domeniche d'oro" (precedenti la festa di Natale, la festa per 
> eccellenza del
> consumismo mondiale).
> È ovvio che in quelle domeniche si vende di più. Ma è giusto? Non rischiamo 
> di entrare >nel grande giro del consumare, consumare, consumare…
> Le botteghe dovrebbero essere dei luoghi dove la gente impara ad essere più 
> sobria, più
> essenziale.

Essendo i primi due scopi del CES quelli di "Migliorare le condizioni
di vita dei produttori aumentandone l'accesso al mercato... e
Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati..." e
non a differenza di quello che dice Zanotelli quello di fare lotta
politica è ovvio che tengano aperto soprattutto nei giorni di
"shopping".
Il fatto che loro aumentino le vendite non vuol per forza dire che il
consumo aumenti in quanto penetrando in certi settori del mercato se
percentuale di vendita del CES aumenta molto probabilmente quella di
qualcun'altro scenderà (o aumenterà in ragione inferiore al trend
generale), ed essendo quel qualcun'altro una multinazuionale che
sfrutta i lavoratori del sud del mondo ecco che l'aumento di consumo
dei prodotti CES si traduce in un miglioramento delle condizioni di
vita di produttori lavoratori nel sud del mondo.

> 4. Punto d'incontro, di relazioni?
> Ogni bottega del mondo dovrebbe essere il luogo dove si sperimentano 
> relazioni umane,
> fraternità, serenità, gioia di vivere.

Chi è con noi da tempo sa benissimo che per lunghi periodi ci siamo
sempre trovati alla bottega di piazza tommaseo fin quando il nostro
numero diventava ingestibile per quegli spazi. Così come abbiamo anche
organizzato incontri in collaborazione con la bottega nei suoi spazi.

> 5. E il volontariato?
> E' sotto gli occhi di tutti la tendenza ad assumere impiegati in bottega a 
> scapito del
> volontariato. È chiaro che una volta che il volume commerciale di una bottega 
> cresce, si
> dovrà assumere personale per far fronte al lavoro. Per questo l'assunzione di 
> personale
> dovrebbe essere temuta entro precisi limiti.

Chi ha uno stipendio fisso da una delle più importanti multinazionali
del mondo non dovrebbe a mio avviso criticare chi offrelavoro a delle
persone perchè fare del volontariato va bene ma come amo sempre
sottolineare se si prende un certo trend di rifiuto dei soldi allora
alla fine nel terzo settore comincierà ad esserci solo chi se lo può
permettere perchè non ha bisogno di lavorare. E i vari club di
beneficienza sono pieni di signore di mezza età che non hanno niente
di meglio da fare se non giocare a bridge con le amiche.
A mio modo di vedere riuscire a trovare una occupazione che dia la
possibilità di conciliare le due cose è il è primo passo perchè se
possiamo fare della cooperazione lavorando nella cooperazione credo
sia meglio di dover ritagliare del tempo dal nostro lavoro
nell'industria bellica.


> 7. E il lavoro in rete?
> Come fanno botteghe della stessa città a guardarsi in cagnesco, rifiutandosi 
> per di più di
> partecipare alla rete cittadina?

Lo stesso succede in moltissime altre realtà, quindi non mi stupisco
affatto. E' forse obbligatorio formare una rete cittadina?!

> Il CES è o non è uno strumento politico di resistenza al sistema?
> E non dovrebbero le botteghe di una stessa città essere le promotrici di reti 
> locali che
> raccolgono tutte le realtà di resistenza al sistema?

Perche?! Solo a me sembra che il CES sia in primis un settore
commerciale che lavora con un occhio di riguardo al sud del mondo?!
Non è un'attività "politica" sufficiente?! Se uno non fa i trenini e i
girotondi o non è disubbidiente non è abbastanza?!
Solo a me sembra che:
1 riuscire a mettere su un'impresa che lavora con una certa etica,
2 che riesce ad assumere personale e non va avanti solo perchè c'è
gente economicamente avantaggiata che può lavorare gratis,
3 promuove un certo tipo di consumo e di presa di coscienza del
divario NORD SUD,
4 è attiva nel contesto locale,
sia una cosa non da poco e augurabile per (anche) tutti noi?!

> Scrivo questa lettera dal Quartiere Sanità dove vivo, uno dei quartieri a 
> rischio di
> questa grande città di Napoli, il più grande complesso urbano d'Italia e vero 
> cuore del
> Sud.Vorrei proprio ricordare anche alle botteghe del Nord di non dimenticarsi 
> del >commercio equo e solidale del Sud . Le botteghe si sono infatti 
> propagate molto al Nord e >al Centro, ma poco al Sud.
> E questo per tante ragioni. Penso che sarebbe un bel gesto se le botteghe del 
> Nord > >dessero una mano alle botteghe del Sud per poter decollare. E' così 
> brutto veder che c'è >un Nord e un Sud anche nel CES!

Se nel meridione non ci sono botteghe la colpa è del nord che non aiuta il sud?!
Lo so che il messaggio non è esattamente questo ma se fino ad adesso è
stato detto che il CES non deve essere come una catena di supermercati
ma come qualcosa di più spirituale e di "lotta politica" allora non
capisco che razza di aiuto abbiano bisogno nel meridione per poter far
nascere e crescere questo tipo di realtà.
Diverso il discorso se stiamo parlando di attività in franchising...
In ogni caso a cominciare dalla raccolta differenziata (anche se non
c'entra) le percentuali al sud sono diverse da quelle del nord,
sicuramente lo saranno anche nel campo del CES.
Se poi i soci di COMMERCIO ALTERMATIVO dal Lazio in giù sono lo stesso
numero di quelli di Piemonte e Lombardia messi insieme la colpa è del
nord?! Evidentemente al sud pensano ad altre cose o fanno altre cose.
Non credo si volgia prendere come esempio un certo tipo di quartiere a
napoli perchè lì si trovano gli stessi problemi che ha il CES a
lavorare in africa.

Andre
--
Chi vola vale, chi non vola è un vile.
"x‚w«‰¤žŸ6…®‰í‰êÞéè½§? :-¶ŠÚ?Ø¿€&V&Œ¢{Z–W ®?uë^9é轫^—Mtß?öã¿a¶Úÿ
0v&¦ºx z+ŠÇâ±÷bjk§Š¢µIì¹»®&Þ™¨¥¶‚«z«ž²×ëyéb²Û(®.n7œ

Other related posts: