[isf-ge] Re: Zanotelli e Commercio Equo
- From: Andre <austingate@xxxxxxxxx>
- To: isf-ge@xxxxxxxxxxxxx
- Date: Thu, 29 Sep 2005 10:47:42 +0200
Va a finire che mi ritrovo a spalleggiare il commercio equo e solidale...
Anzi direi che avrei proprio voglia di una accalorata replica a tutti
i punti ma me la risparmio perchè tanto zanotelli non la riceverebbe e
non credo sia il caso di tediarvi.
Andre
On 28/09/05, tommygam@xxxxxxxxxxxx <tommygam@xxxxxxxxxxxx> wrote:
> From: "Tommaso Gamaleri" <tommygam@xxxxxxxxxxxx>
> To: <isf-ge@xxxxxxxxxxxxx>, <nodo-sv@xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx>,
> <socialforum-sv@xxxxxxxxxxxxxxx>, <role5400@xxxxxxxxx>
> X-Priority: 3
> Importance: Normal
> X-MSMail-Priority: Normal
> Reply-To: tommygam@xxxxxxxxxxxx
> X-Mailer: SquirrelMail (version 1.2.5)
> MIME-Version: 1.0
> Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-1
> Content-Transfer-Encoding: 8bit
>
> Il 21 settembre, con due lanci alle ore 5.01 e 5.13, l'agenzia di stampa
> missionaria MISNA
> ha riprodotto il testo di una lettera aperta di p. Alex, indirizzata al mondo
> del
> commercio equosolidale.
> Eccola.
>
> RIFLESSIONI DI ZANOTELLI SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
>
> Carissimi e carissime,
> Jambo!
>
> Grazie per lo splendido lavoro che state facendo nelle oltre 500 botteghe del
> commercio
> equo e solidale (CES) sparse in Italia.
> Girando per questo paese, ho trovate botteghe dove lavorano persone splendide
> e che sono
> veri luoghi di condivisione, di informazione, di resistenza. Grazie per
> l'ospitalità e il
> calore umano che vi ho trovato.
> Ho visto il CES nascere quando ero a Nigrizia ed espandersi quando ero a
> Korogocho.
> Poi l'ho conosciuto più dal di dentro quando a Korogocho iniziò la
> cooperativa Bega Kwa
> Bega che ebbe il suo sbocco nel commercio equo e solidale.
> Per me il CES è un grande dono, una perla preziosa per resistere al sistema.
> Sappiamo bene
> poi che questo sistema economico-finanziario neo-liberista è talmente scaltro
> che può
> trasformare anche questa "perla" in un suo fiore all'occhiello.
> Corriamo il pericolo di buttare le perle ai porci.
> Per cui è giusto chiederci dopo 20 anni di CES a che punto siamo.
> Permettetemi come compagno di viaggio di esporvi alcuni aspetti che mi
> lasciano perplesso.
>
> 1. La grande distribuzione è in rapida crescita
> Sembra che la metà del fatturato alimentare del CES si venda sulla grande
> distribuzione.
> Mi sembra che nei punti vendita dei supermercati non c'è uno sforzo serio di
> informazione
> e coscientizzazione. Questo mi sembra tradisca lo scopo stesso del CES che è
> nato non per
> mandare qualche soldo in più al sud del mondo, ma per far capire ai
> consumatori del nord
> che c'è qualcosa di radicalmente sbagliato nella filiera commerciale. Scopo
> del CES
> infatti è cambiare le regole del gioco perché c'è qualcosa di radicalmente
> ingiusto nel
> sistema economico internazionale.
> È vero che i contadini impoveriti del sud ci chiedono di vendere sempre più i
> loro
> prodotti, ma non è così che risolveremo i loro problemi.
> Se ci dimentichiamo che il CES è uno strumento politico per coscientizzare i
> consumatori
> del nord a cambiare le regole del commercio internazionale, non otterremo
> nulla. Avremo
> fatto solo carità.
> Avevo ritirato il mio nome da Transfair proprio perché, a mio avviso, non
> faceva uno
> sforzo sufficiente per informare coloro che comperavano quei prodotti. Ed in
> questo avevo
> allora l'appoggio del CES. Ora è lo stesso CES che rischia di trovarsi nella
> stessa
> situazione.
>
> 2. Lo sforzo politico è in calo
> Mentre il CES a livello economico prospera, non altrettanto si può dire del
> suo impegno
> politico. Trovo spesso nel CES una mancanza di sensibilità politica che mi
> sconcerta! È
> incredibile per me vedere che spesso su importanti questioni politiche (non
> parlo di
> partiti!), il CES non c'è. Questa mancanza della dimensione politica può
> portare a
> conseguenze per me assurde.
> So di certo che la Max Havelaar (il corrispettivo del CES in Svizzera) vende
> alla
> McDonald's di quel paese, quaranta tonnellate di caffè all'anno!!! E questo
> nel quasi
> totale silenzio delle botteghe svizzere che trovano difficile protestare.
> Ma allora a cosa serve il CES? A vender di più per aiutare i poveri?
>
> 3. Uno stimolo a consumare di più?
> Se l'enfasi del CES va al primato del commercio, al vendere di più, è chiaro
> che l'invito
> ad uno stile di vita più sobrio, a consumare di meno, andrà decrescendo.
> Eppure è il cuore del CES che dovrebbe invitare tutti a consumare di meno, ad
> avere uno
> stile di vita più semplice. Un esempio di questa tendenza è l'apertura di
> tante botteghe
> durante le "domeniche d'oro" (precedenti la festa di Natale, la festa per
> eccellenza del
> consumismo mondiale).
> È ovvio che in quelle domeniche si vende di più. Ma è giusto? Non rischiamo
> di entrare nel
> grande giro del consumare, consumare, consumare…
> Le botteghe dovrebbero essere dei luoghi dove la gente impara ad essere più
> sobria, più
> essenziale.
>
> 4. Punto d'incontro, di relazioni?
> Ogni bottega del mondo dovrebbe essere il luogo dove si sperimentano
> relazioni umane,
> fraternità, serenità, gioia di vivere.
> È un aspetto fondamentale questo per ogni bottega in una società come la
> nostra dove viene
> imposta una massificante cultura, materialista e consumista, che ci riduce
> tutti a atomi,
> a tubi digerenti dove non esistono più autentiche relazioni umane.
> Ecco perché è così importante la bottega (con il rifiuto del supermercato!),
> dove si
> sperimenta la gioia dello stare insieme, della celebrazione, dell'incontro
> anche
> interculturale e interreligioso.
> L'anima di ogni bottega dovrebbe essere una piccola comunità che ama
> ritrovarsi, far
> festa, danzare la vita. Ogni comunità dovrebbe essere una comunità
> alternativa alla
> cultura dominante.
>
> 5. E il volontariato?
> E' sotto gli occhi di tutti la tendenza ad assumere impiegati in bottega a
> scapito del
> volontariato. È chiaro che una volta che il volume commerciale di una bottega
> cresce, si
> dovrà assumere personale per far fronte al lavoro. Per questo l'assunzione di
> personale
> dovrebbe essere temuta entro precisi limiti.
> Guai a noi se perdiamo la dimensione del volontariato in bottega.
> Il rischio è che alla fine ci guadagneremo sempre noi del nord a scapito dei
> poveri ai
> quali daremo le briciole. Ho potuto toccare questo con mano con la
> cooperativa Bega Kwa
> Bega di Korogocho.
>
> 6. L'Africa fanalino di coda
> L'Africa sembra, purtroppo, essere all'ultimo posto nel CES. E' una
> constatazione questa
> che mi ferisce proprio perché l'Africa è il continente oggi più disastrato.
> Ma perché il CES sta investendo così poco in questo continente crocifisso?
> Perché così pochi prodotti africani nelle nostre botteghe?
> Lo so, per esperienza, che è più difficile lavorare con gli africani.
> Ma oggi è proprio l'ora dell'Africa!
> Quand'è che il CES deciderà di investire di più in Africa?
>
> 7. E il lavoro in rete?
> Girando per l'Italia, ho trovato botteghe della stessa città che non si
> parlano, che non
> collaborano e che non lavorano in rete!
> Ma che razza di commercio equo e solidale è mai questo?
> Come fanno botteghe della stessa città a guardarsi in cagnesco, rifiutandosi
> per di più di
> partecipare alla rete cittadina?
> Il CES è o non è uno strumento politico di resistenza al sistema?
> E non dovrebbero le botteghe di una stessa città essere le promotrici di reti
> locali che
> raccolgono tutte le realtà di resistenza al sistema?
>
> 8. Comunità locali autosufficienti
> Il CES non è fine a se stesso, ma deve aiutare tutte le forze critiche
> presenti sul
> territorio per far nascere quelle esperienze locali alternative che
> permettano poi
> l'emergere di soluzioni economiche di più vasto raggio.
> "L'elemento chiave di questa prospettiva - afferma il teologo tedesco U.
> Duchrow nel suo
> libro Alternative al capitalismo globale – è di rendere le comunità locali il
> più
> possibile autosufficienti e proteggerle dagli effetti dannosi del mercato
> mondiale".
> Oggi non è più sufficiente fare resistenza, ma sarà sempre più compito del
> CES creare
> spazi economici locali autosufficienti.
> E' fondamentale – afferma sempre Duchrow - "la creazione di spazi economici
> locali con
> mercati locali che siano orientati al bisogno, sostenibili dal versante
> ecologico e
> promuovano il lavoro".
> Il noto teologo tedesco Duchrow conclude: "Per questa evoluzione è molto
> importante il
> decentramento dell'approvvigionamento energetico con energie rinnovabili
> (sole, vento,
> acqua, …) e lo sviluppo dell'agricoltura biologica preferibilmente nella
> forma della
> cooperativa dal produttore al consumatore.
>
> Scrivo questa lettera dal Quartiere Sanità dove vivo, uno dei quartieri a
> rischio di
> questa grande città di Napoli, il più grande complesso urbano d'Italia e vero
> cuore del
> Sud.Vorrei proprio ricordare anche alle botteghe del Nord di non dimenticarsi
> del commercio
> equo e solidale del Sud . Le botteghe si sono infatti propagate molto al Nord
> e al Centro,
> ma poco al Sud.
> E questo per tante ragioni. Penso che sarebbe un bel gesto se le botteghe del
> Nord dessero
> una mano alle botteghe del Sud per poter decollare. E' così brutto veder che
> c'è un Nord e
> un Sud anche nel CES!
> Questa lettera che vi proviene dal cuore del Sud vuole essere un grido di
> allarme, ma
> anche un inno di grazie per lo splendido lavoro che il CES ha fatto in questi
> 20 anni.
> Tutta l'Europa guarda con meraviglia alla nostra maniera di fare commercio
> equo e solidale.
> Non sciupiamo questa perla preziosa che ci è stata affidata, ma rendiamola
> sempre più
> strumento efficace di resistenza.
> Buon lavoro.
> Sijambo
>
> Alex
>
>
> ________________________________________
> Ingegneria Senza Frontiere - Genova
>
> c/o Dottorandi/DIAm
> Via Montallegro 1 16145 Genova
> tel: 010-3532479
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