[isf-ge] Un metodo ottimo e senza costi per abbattere i costi energetici in casa
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- To: isf-ge@xxxxxxxxxxxxx
- Date: Mon, 24 Oct 2005 22:13:15 +0200
*"Esco" e pago chi vende*
Maurizio Pallante
Pubblichiamo un articolo tratto dal libro "Un futuro senza luce?" di
Maurizio Pallante [Editori Riuniti 2004], dedicato all'Energy service
company ["Esco"]
"L'Italia è un paese ricco di risorse energetiche". "Privo, vorrai dire".
"No, intendevo proprio dire ricco". "Ah, sì? Eppure non se n'è accorto
nessuno, anche se di ricerche e trivellazioni mi pare che ne abbiano fatte".
"Non se ne sono accorti perché sono andati a cercarle dove pensano che
possano essere nascoste, mentre le hanno sotto il naso. Un po' come in
quella storia di Edgard Allan Poe di una lettera che non si trovava proprio
perché era stata lasciata in bella vista sul tavolo dell'ingresso. Tu stesso
ne hai un giacimento e non lo sai". "Urca! Non pensavo di essere un
petroliere. E tu come fai a saperlo?". "Basta entrare a casa tua per capire
che sprechi almeno la metà dell'energia che consumi per scaldarti d'inverno,
rinfrescarti d'estate, far da mangiare, lavare i panni, conservare il cibo
in fresco, illuminare le stanze. Il tuo giacimento nascosto di energia è lì
in bella vista. Basta soltanto che tu apra gli occhi e ti decida a
utilizzarlo. Ma c'è chi ha giacimenti di energia molto più grandi del tuo
perché ne spreca molta di più, in valori assoluti e in percentuale. Pensa ai
centri commerciali, agli ospedali, alle fabbriche...".
"Sono molto curioso di sapere quanto è grande il mio giacimento nascosto di
energia e come posso utilizzarlo. Scusa se posso sembrare venale, ma con gli
aumenti dei prezzi di questi tempi...". "Non le conoscono in molti perché
sono poche, ma esistono compagnie per lo sfruttamento dei giacimenti
nascosti di energia". "Ah, sì? E come operano?". "Innanzitutto, come tutte
le compagnie petrolifere, valutano accuratamente dimensioni e localizzazione
del giacimento in modo da ricavare alcuni dati: con quali tecnologie si può
estrarre e utilizzare l'energia che contiene, le spese d'investimento
necessarie per avviare lo sfruttamento, quanto si può guadagnare annualmente
dalla vendita dell'energia recuperata e riutilizzata, in quanti anni i
guadagni previsti riescono ad ammortizzare le spese d'investimento e a
fornire gli utili d'impresa. Se il gioco vale la candela propongono al
proprietario del giacimento di stipulare un contratto così formulato. La
società predispone e realizza a sue spese un progetto di ristrutturazione
energetica finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e
gli usi impropri dell'energia. Per un numero di anni prefissato
contrattualmente s'impegna a fornire al proprietario gli stessi servizi
energetici (riscaldamento ed elettricità), di cui egli usufruiva prima
dell'intervento di ristrutturazione e il proprietario s'impegna a pagarli
allo stesso prezzo che li pagava.
La durata del contratto viene fissata dalla società calcolando in quanti
anni la differenza tra i costi energetici precedenti al suo intervento e i
costi energetici successivi le consente di remunerare il capitale investito
e il suo lavoro. Maggiore è l'efficienza che riesce a ottenere, maggiore è
la quantità degli sprechi che riesce a eliminare, maggiore è la differenza
tra i costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione. Di
conseguenza maggiori sono i suoi guadagni e minore la durata del tempo di
rientro dell'investimento. Il proprietario del giacimento non deve pagare
niente di più delle sue usuali bollette e al termine del contratto il
risparmio economico conseguente al risparmio energetico è suo. Interessante,
no? Il rischio è totalmente a carico della compagnia per lo sfruttamento dei
giacimenti energetici nascosti, che però in questo modo allarga il suo giro
d'affari creandosi nuovi clienti che altrimenti non avrebbe. Una società che
agisca in questo modo viene definita Energy Service Company, da cui
l'acronimo ESCO, perché sostituisce la tradizionale fornitura di prodotti
energetici con la fornitura di un servizio energetico completo. Ma
l'acronimo ESCO può essere espanso anche in Energy Saving Company, perché la
sua modalità operativa si basa, tecnicamente ed economicamente, sul
risparmio energetico".
"In quali modi e con quali tecnologie si possono sfruttare i giacimenti
nascosti di energia?". "In primo luogo occorre ridurre gli sprechi nei
consumi finali di energia: nel riscaldamento delle case con una buona
coibentazione, nell'illuminazione con lampade ad alta efficienza, negli
elettrodomestici utilizzando quelli in classe "A" o "plus", nelle macchine
operatrici industriali eccetera. In secondo luogo occorre eliminare tutti
gli usi impropri dell'energia elettrica, cioè tutte le apparecchiature che
trasformano l'energia elettrica in calore: scaldabagni, stufe, fornelli
(anche le lavatrici non si capisce perché debbano scaldare l'acqua
elettricamente e non possano usare quella scaldata dai boiler a gas). In
terzo luogo occorre accrescere i rendimenti dei processi di trasformazione
energetica, riducendo al minimo le perdite sotto forma di calore
inutilizzato. Le centrali termoelettriche tradizionali vanno sostituite da
centrali a ciclo combinato, gli impianti di produzione di vapore tecnologico
e le caldaie per il riscaldamento da cogeneratori. In quarto luogo si può
recuperare l'energia termica di scarto di alcuni processi produttivi e di
altri usi finali mediante scambiatori di calore (l'aria calda che viene
ricambiata negli ambienti, l'acqua calda tecnologica e quella sanitaria) o
mediante pompe di calore, che possono utilizzare anche il calore atmosferico
e l'acqua di falda. Infine, si deve utilizzare il potere energetico di
alcuni materiali dismessi o gettati: biomasse e plastica senza cloro.
Contestualmente a queste operazioni occorre sostituire progressivamente
l'energia solare conservata nelle fonti fossili con l'energia solare fresca
delle fonti rinnovabili: biomasse, acqua, vento, solare termico, solare
fotovoltaico. La somma di questi interventi consente di abbattere
drasticamente, e in tempi brevi, i consumi di fonti fossili a parità di
servizi finali. I risparmi che si ottengono sui costi di gestione consentono
di ammortizzare i costi d'investimento di queste tecnologie. E se
t'interessa, in misura proporzionale alla riduzione dei consumi di fonti
fossili si riducono anche le emissioni di CO2. Spendendo di meno si inquina
anche di meno". "Ma allora chi si rifiuta di sottoscrivere gli accordi di
Kyoto sostenendo che richiedono spese troppo alte, racconta frottole?". "Non
solo su questo argomento, mi pare".
"Toglimi ancora una curiosità. Nei contratti Esco paga chi vende e chi
compra non spende niente". "Può sembrare paradossale, ma è così". "Allora,
se un Comune, una Provincia, l'Amministrazione penitenziaria, una ASL,
volessero aumentare l'efficienza energetica dei loro edifici utilizzando
questo tipo di contratti, come possono fare? Le normative sugli appalti
pubblici impongono che vengano effettuate gare per scegliere tra le offerte
dei fornitori quella più conveniente per la pubblica amministrazione. Ma se
chi compra non paga, sulla base di quali criteri si può valutare l'offerta
più vantaggiosa?". "Sulla durata dei tempi di rientro dell'investimento. Più
alto è il risparmio che si pensa di ottenere in relazione ai costi
d'investimento del progetto che si presenta, minore è il numero degli anni
necessari ad ammortizzare le spese attraverso il risparmio economico
conseguente al risparmio energetico". "E se uno dei concorrenti, pur di
vincere la gara indica un numero di anni di rientro dell'investimento
inferiore a quello effettivo?". "Si fa del male da solo perché incassa meno
soldi di quelli che ha speso.
L'amministrazione potrà pure avere un risparmio minore a quello che si
aspetta, ma avrà avuto comunque una riduzione dei costi di gestione senza
aver speso nulla. Molto più probabile che si verifichi la situazione
opposta. Che cioè i concorrenti per mettersi al sicuro ed evitare brutte
sorprese al momento del rendiconto finale, valutino con estrema prudenza il
risparmio che possono ottenere e si riservino un margine di sicurezza
indicando un pay back un po' più lungo di quello effettivo. In questo caso
l'amministrazione al termine del contratto si troverà la lieta sorpresa di
spendere meno di quello che era previsto". "Ho ancora un dubbio. Non mi
risulta che nella normativa sugli appalti pubblici, la cosiddetta "Legge
Merloni", sia prevista la possibilità di stipulare contratti con la
metodologia delle Esco". "C'è, invece, un articolo che sembra fatto apposta:
il 37 bis. Questo articolo definisce la procedura del project financing
nella realizzazione delle opere pubbliche. Se una pubblica amministrazione
vuole realizzare un'opera ma non ha in bilancio i soldi per farla, può
accettare che venga costruita da un privato, lasciandogliene in cambio la
gestione, e i proventi economici che ne derivano, per un numero di anni non
superiore a trenta. Il procedimento amministrativo prevede che il privato
presenti, praticamente a sue spese, il progetto dell'opera e il piano
finanziario per ammortizzarne i costi. L'ente lo pubblicizza e mette in
bilancio, come rimborso delle spese di progettazione, un cifra pari al 2,5
per cento del valore dell'opera (le tariffe dei progetti presentati su sua
richiesta ammontano al 10 per cento), invitando altri operatori a
presentare, all'interno di quel budget, progetti e piani finanziari
concorrenziali a quello ricevuto. Se, entro la scadenza fissata non ne
riceve altri, l'incarico viene affidato al promotore. Se, invece, ne riceve
di più vantaggiosi, il promotore ha comunque un diritto di prelazione purché
si adegui all'offerta più bassa indicata dai suoi concorrenti. Fino ad ora
questa procedura è stata utilizzata per costruire piscine o grandi opere
infrastrutturali, ma calza a pennello per effettuare ristrutturazioni
energetiche".
"Mi sembra l'uovo di Colombo. Non capisco come mai sia ancora diventata la
regola dei contratti di riscaldamento. Ti mettono in regola l'impianto senza
farti pagare nulla; si assumono tutti i rischi e dopo qualche anno ti fanno
pure risparmiare…". "Eppure è ancora l'eccezione. Forse non si fidano.
Pensano che ci sia qualche trucco sotto, o forse hanno problemi più
importanti a cui pensare. Che so, dare medaglie alle corse campestri.
Comunque i margini di spreco e di risparmio sono così ampi che qualche
furbacchione utilizza il nome di esco per limitarsi a cambiare a sue spese
le lampade dell'illuminazione pubblica con lampade ad alta efficienza, o i
bruciatori delle caldaie da gasolio a metano, per farsi una rendita
ventennale. Oddio, anche in questo modo si contribuisce a ridurre le
emissioni di CO2, ma è come avere un cannone e sparare pallottole di carta".
"Vorrei farti un'ultima domanda. Chi realizza interventi di
razionalizzazione energetica a sue spese farà senza dubbio ricorso al
sistema creditizio per finanziare gli investimenti, ma ciò gli consentirà di
avere margini di azione limitati. Il numero delle opere che sarà in grado di
realizzare contemporaneamente non potrà essere molto alto". "Per superare
questo limite, la proprietà di ogni impianto di razionalizzazione energetica
può essere ceduta ad apposite "società veicolo" che hanno la durata
temporale del suo pay back. Di queste società l'energy service company
continuerebbe naturalmente a possedere una quota. Un'altra può essere
sottoscritta dal cliente e le rimanenti vengono messe in vendita dalla banca
d'appoggio a risparmiatori che non si accontentino di ottenere soltanto un
rendimento economico dai loro capitali, ma intendano anche investirli in
opere con una valenza ecologica. A remunerare il capitale sarebbe infatti la
riduzione dell'effetto serra attraverso il risparmio energetico. Con
rendimenti verificabili, stabili nel tempo e sicuramente più interessanti di
tanti altri che vengono proposti in questi tempi di instabilità
finanziaria".
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Chi vola vale, chi non vola è un vile.
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