[isf-ge] Trashware [articolo su PeaceLink]
- From: Tommaso Gamaleri <tommygam@xxxxxxxxxxxx>
- To: Ingegneria Senza Frontiere Ge <isf-ge@xxxxxxxxxxxxx>
- Date: Mon, 12 Jul 2004 11:08:52 +0200
Trashware: come mettere a braccetto tecnologia, software libero,
solidarietà ed ecologia.
Sono oramai numerosi i gruppi di appassionati che riciclano i computer
"vecchi" permettendo ad essi una nuova vita, e a chi li utilizzerà,
spesso nei Paesi in via di sviluppo, un mezzo ancora attuale di
alfabetizzazione informatica. E con un occhio di riguardo al rispetto
dell'ambiente...
Roberto Del Bianco - Peacelink, 11 luglio 2004
E alla fine è risultata la classica punta dell'iceberg: è bastato
l'avvio di una mailing list dedicata a loro, e la creazione di un sito
web dedicato, a far balzare all'occhio l'esistenza di una moltitudine di
gruppi di appassionati di informatica, e non solo.
Loro chi? Chiamarli spazzini della tecnologia, o volontari della
promozione tecnologica e umana (o di una tecnologia a misura d'uomo), è
sicuramente riduttivo. E non sono nemmeno solamente degli hackers dal
cuore d'oro.
Mettiamo invece insieme tutto questo, condito magari dalla
consapevolezza che spesso ciò che di tecnologico noi buttiamo via è
frutto principalmente di una logica perversa che ha nel mercato
dell'hardware e del software la sua origine. Ed ecco quindi apparire
l'identikit di coloro di cui stiamo parlando, segno di un fenomeno per
fortuna già piuttosto diffuso e indice di un più generale "movimento"
delle idee, nella consapevolezza che la civiltà attuale porta in sé
tutti gli attributi della sua decadenza, e che è necessario trovare
altre strade oltre a un cambiamento radicale di mentalità per evitarne
il collasso.
Partendo magari anche dai cari Piccì dismessi; quelli che solo due-tre
anni fa erano per molti un impossibile oggetto del desiderio, e che
vengono presto accantonati e sostituiti per far girare le ultime
versioni dei programmi o del sistema operativo più famoso.
Computer che tuttavia, e parlo anche di vecchi "Pentium" con poche cifre
di frequenza di clock, che - a patto di scegliere opportunamente il
motore e le basi virtuali della loro intelligenza artificiale - possono
nuovamente entrare con rispetto sulle scrivanie e soprattutto nei luoghi
dove mai un PC di nuova generazione potrebbe entrarvi. Perché - è ovvio
- interi Paesi specie nel Sud del mondo, non potrebbero permettersi
certi lussi - a meno che lo stesso "zio Bill" non vi pensi, contribuendo
però a ulteriori meccanismi di dipendenza di interi continenti
dall'economia del mondo occidentale.
E allora ecco all'opera gli amici del "trashware"; che adesso hanno
potuto finalmente ritrovarsi assieme, contarsi e intrecciare storie ed
esperienze. Con il solito ma efficace sistema della mailing list, che in
questo caso è ospitata dalla "casa" degli appassionati di Linux, e che
si raggiunge all'indirizzo trashware@xxxxxxxxxxxxxx
<mailto:trashware@xxxxxxxxxxxxxx>, previa iscrizione (come per ogni
mailing list che si rispetti) partendo dalla pagina
http://lists.linux.it/listinfo/trashware.
Di recente ha poi preso vita il sito web di riferimento,
http://trashware.linux.it, ancora in fase di sviluppo ma già con la
"conta" dei gruppi interessati in ordine di regione di appartenenza.
Altre pagine mano a mano arriveranno; è comunque già presente la
soddisfazione per l'interesse che l'iniziativa di avvio della mailing
list ha suscitato negli organizzatori. E, questo lo dico io,
soddisfazione anche da parte di quanti, nel variegato arcipelago dei
movimenti di base per la "costruzione di un mondo nuovo", possono adesso
scoprire (e magari contribuirvi) le possibilità di recupero di materiale
tecnologico spesso ancora quasi nuovo ma già portato nelle discariche.
Pochi mesi fa leggevo la preoccupata indagine di un gruppo di studio
delle Nazioni Unite sull'impatto ambientale dei computer, sia nella
produzione che nel loro smaltimento; riciclarne almeno una parte, render
loro nuova vita con programmi liberi, portare il frutto di questa
attività in luoghi altrimenti esclusi dall'informatica, è cosa che
sicuramente "fa del bene". All'ambiente, ai destinatari di queste
operazioni, alla maturazione degli individui e dei gruppi nella
consapevolezza che, se "il mondo è nostro", ne siamo tutti responsabili
della sua (e quindi nostra) sopravvivenza.
Un piccolo contributo al grande problema del pianeta. Però uno tra
tanti, e, nel caso specifico del recupero, una scelta che appare vincente.
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