[isf-ge] Re: Rif: Re: Dal blog di beppe grilo....

> La Romania con i reattori di Cernavoda, il primo già in funzione, il
> secondo dalla prossima primavera e gli altri tre nell'arco dei prossimi
> anni si sta assicurando l'autonomia energetica, il che presuppone un
> fortissimo risparmio di valuta sull'acquisto di combustibile
> dall'estero. Oltretutto produzione energetica a zero emissioni.
> Il nucleare è una scelta proiettata al futuro e non un rimpianto del
> passato.
>

Autonomia energetica... Ma in italia abbiamo giacimenti di materiali come
uranio, plutonio ecc. o dobbiamo comprarlo dall'estero? Che autonomia è?
Tra qualche anno avremo lo stesso problema di petrolio e gas e invece che
pensare ad un reale sviluppo sostenibile, avremo solo ottenuto lo
spostamento del problema sulle spalle dei posteri...
Infatti anche l'uranio è una risorsa finita. Il 58 per cento delle riserve
conosciute si trova in tre paesi:
Australia, Kazakhstan e Canada. Ai tassi di consumo attuale, sono
sufficienti solo per cinquanta anni.
Il prezzo dell'uranio incide ancora poco sul prezzo finale dell'energia
nucleare. Ma se il suo uso dovesse crescere molto, l'uranio diverrebbe
sensibilmente scarso nel giro di pochi decenni, nonostante sia probabile
che ne esistano riserve più ampie di quelle oggi conosciute.
E così incapperemo negli errori già commessi per il petrolio: le guerre per
il controllo delle aree strategiche.
Poi se prendiamo come esempio le Romania... insomma.
La maggior parte dei reattori in costruzione si trova in paesi in via di
sviluppo: otto su venticinque in India, pochissimi in Europa e nessuno
negli Usa, dove l'ultima centrale nucleare effettivamente costruita fu
ordinata nel 1973. Neanche l'eventuale costruzione di quelli annunciati in
Cina basterà a riequilibrare il declino dell'industria altrove.
Nella UE-25 sono in funzione 151 reattori, ventuno meno che nel 1989.
Dodici Stati UE non usano il nucleare e non hanno in programma di farlo.
Dei tredici che lo usano, quattro (Germania, Belgio, Svezia e Olanda) hanno
deciso di chiudere gli impianti esistenti. Solo due nuove centrali sono
programmate in Europa occidentale (in Francia e Finlandia), entrambe molto
controverse anche per le sovvenzioni pubbliche più o meno palesi.
In mezzo secolo, nessun paese al mondo ha definito una soluzione per lo
stoccaggio finale delle scorie radioattive. Finché il costo finale della
gestione delle scorie non è noto, anche i costi della produzione nucleare
rimangono incerti. Intanto, le scorie si accumulano in luoghi mal protetti,
con rischio di contaminazione dell'ecosistema. Non è eticamente accettabile
lasciare in eredità a generazioni future rifiuti che non sappiamo gestire e
che resteranno pericolosi per millenni.
In Italia è stato finora impossibile trovare un accordo sulla gestione
delle scorie ereditate dai reattori chiusi dopo il referendum (e le
quantità più modeste che vengono da altre fonti come gli ospedali): pare
improbabile che la soluzione si trovi dopo aver riaperto centrali che
produrranno nuove scorie in gran quantità.
E poi rinnovabile proprio non è...

Ame



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