[isf-ge] Per un progetto di pace

Sabato Tommy, Omar, Amedeo, Sara, Tiziana ed io abbiamo partecipato
alla manifestazione per la pace di Roma, insieme alle altre sedi ISF
d'Italia e ad una moltitudine di persone. Eccovi il racconto di Toni.

Cri.

This is a forwarded message
From: Toni Sgalambro <sgalambro@xxxxxx>
To: coord_isf@xxxxxxxxxxxxxxx
Date: Monday, March 22, 2004, 7:07:50 PM
Subject: [coord_isf] Per un progetto di pace

===8<==============Original message text===============
Sabato è stato davvero bello per noi essere insieme alla
manifestazione, e pare abbia dato anche una divulgazione non
indifferente alla realtà di ISF, a parte il tono sarcastico e
qualunquista del giornalista che vi allego in calce, dal quotidiano
romano "Il Messaggero", al quale risponderemo presto in modo simpatico
e gentile ma fermo. 
Tante persone, tra cui tantissimi ingegneri ci hanno chiesto
informazioni per avvicinarsi alle nostre attività.
Abbiamo conosciuto anche due ragazzi di Eng.  Without Borders -
Australia. 
Grazie ai ragazzi di tutte le sedi ISF presenti siamo infatti riusciti
a fare un piccolo spezzone, anche con uno striscione sul quale abbiamo
cercato di sintetizzare tutti insieme, dopo esserci incontrati
all'appuntamento in via Rasella, il perchè della nostra presenza,
attraverso la frase: Ingegneria Senza Frontiere: Per Un Progetto di
Pace. 

Peccato solo che la maggior parte dei media (e dei politici quasi
tutti) abbia ritenuto che l'episodio di contestazione violenta a Piero
Fassino, seppure grave, spiacevole, marginale, prevedibile e forse
cercato, fosse importante più del significato complessivo dell'evento,
della ricchissima e, va detto, assolutamente trasversale
partecipazione, dimostrando per l'ennesima volta una sensibilità
politica provinciale, superficiale e mediocre.

Un'ultima osservazione: nella folla e nella confusione (più di un
milione di persone) siamo riusciti a marciare insieme, rimanendo
uniti, senza disperderci, e questo credo sia un segno di crescita
della nostra rete e di maggiore aggregazione e affiatamento rispetto
al passato. Sperando che il vento di pace ritorni a soffiare anche sul
vicino Kosovo, perchè senza Pace non può esistere Sviluppo.

Saluti di speranza,
Toni


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Domenica 21 Marzo 2004 Chiudi 

Per la Questura hanno sfilato solo in 250 mila. C'erano mamme, nonni e
bambini. E sui cartelli la scritta: via dall'Iraq Pace, una marcia
lunga quattro ore

«Siamo quasi 2 milioni». Ma l'aggressione ai Ds rischia di spaccare il
movimento

di MICHELE CONCINA 


ROMA - E' stata una manifestazione immensa, tanto grande che ci
volevano più di quattro ore per vederla sfilare tutta. Ma potrebbe
essere l'ultima così, l'ultima che vede marciare insieme tutti i pezzi
del movimento pacifista, dagli scout agli anarchici. L'assalto di
alcuni Disobbedienti contro militanti e dirigenti ds, in coda al
corteo, è irrilevante nel bilancio della giornata. E tuttavia, è più
che sufficiente ad avvelenare, da questo momento in poi, i rapporti fra
certe avanguardie e le organizzazioni di massa della sinistra, Arci,
Cgil, Legambiente. Quelle che negli ultimi anni hanno infoltito i
cortei, portando in piazza centinaia di migliaia di persone. 
Uno scoppio di violenza più stonato del solito, in una dimostrazione da
cui erano pressoché assenti i classici "spezzoni" monocolore, allestiti
e controllati dalle varie organizzazioni. In cui il segretario della
Cisl Savino Pezzotta, per dire, camminava tranquillo e sorridente fra
un gruppetto di Rifondazione e un altro della Cgil di Cesena; in cui a
tre metri dallo striscione dei cattolici di Mani Tese sfilava un
plotoncino di anarchici imbandierati in rosso e nero. Una
manifestazione-mosaico, a tratti sfilacciata proprio perché non
irreggimentata. Fatta di attivisti aggrottati ma anche di cani e
bambini, di giocolieri e musicanti, di vigili urbani coi gonfaloni e
buontemponi sui trampoli. Probabilmente più vicina, per numero di
partecipanti, ai quasi due milioni e più dichiarato dagli organizzatori
che ai 250 mila diagnosticati dalla Questura. 
Ad aprire, un drappo arcobaleno grande come un appartamento, costruito
cucendo assieme centinaia di bandiere portate in giro per l'Italia
dalle "carovane per la pace" e firmate da cittadini simpatizzanti. Poi,
libero sfogo a passioni, indignazioni, ironie. Un cartello fatto a mano
accusava: «A Nassiriya i soldati sono morti per far prendere gli
appalti alle imprese italiane». Uno striscione bianco, più in là,
raffigurava uno di quei soldati con l'aria pensosa e il mitra
abbandonato in un canto, esortando: «Vi vogliamo bene, tornate a casa».
Un altro citava Fabrizio De André: «Anche se voi vi crederete assolti,
siete per sempre coinvolti». 
C'erano bandiere rosse con la faccia del Che e bandiere rosse con la
faccia di Enrico Berliguer. C'erano due vecchietti sottobraccio, con
un'aria da coniugi militanti, che innalzavano bandiere diverse, lei
quella di Emergency, lui quella arcobaleno. C'era un ragazzo che
intonava al flauto Blowin' in the wind , e c'era la Banda militante
della Maremma, giunta da Follonica. Come emblema ha un pugno chiuso che
spunta dalla chiave di violino; ma suonava Carosone, forse per
sbeffeggiare Silvio Berlusconi: «Quanto si' bello a cavallo e' stu'
cammello #8230;». C'era un sacco di gente con addosso magliette che
proponevano questa ricetta: «Come fermare il terrorismo? Smettendo di
fare i terroristi». 
Su un camion, un George Bush di cartapesta puntava il mitra contro il
mondo tenendo al guinzaglio un cane con la faccia di Berlusconi, mentre
Romano Prodi e Massimo D'Alema girellavano in triciclo con un'aria
stolida. Un gruppo di cattolici inalberava una scritta dolente, «Cristo
è qui, quando ci sarà tutta la Chiesa?». Altrove nel corteo, un altro
gruppo chiamato Imwac inconsapevolmente replicava: «La Chiesa siamo
noi». Svariate sigle di disoccupati organizzati napoletani invocavano
«guerra per nessuno, reddito per tutti». Una ragazza avvertiva
Margherita e Ds con un cartello in rima: «Stupidi astenuti, odiosi
guerrafondai, il mio voto non l'avrete mai». Un
piccolo, enigmatico striscione inneggiava all'«ingegneria senza
frontiere».Un ragazzo camminava indossando una maschera di
Berlusconi con due enormi mollette per tener su le pieghe del lifting .
E però, verso il fondo del corteo, rispuntavano gli "spezzoni". Mentre
slogan e striscioni si facevano dapprima ambigui, poi allarmanti. «Ma
quale pacifismo, ma quale nonviolenza, ora e sempre resistenza»,
scandivano gli altoparlanti dei Proletari comunisti. «Bertinotti
ricorda: contro lo stato imperialista, violenza proletaria», ammoniva
un grande manifesto affisso a un'impalcatura. «Iraq, Palestina, diritto
di resistenza», proclamava lo striscione dei Cobas. Nell'aria, brutti
presagi. E poco prima del buio, la voce di un altoparlante che
rivendicava, orgoglioso: «Non c'è posto per le ipocrisie, Fassino è
stato cacciato dal corteo». 

===8<===========End of original message text===========

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