[isf-ge] Per un ambientalismo socialmente responsabile
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- Date: Thu, 18 Nov 2004 18:43:18 +0100
Per un ambientalismo
socialmente responsabile
Ultimamente una maggiore attenzione ai problemi dell'ambiente, unitamente a
tecnologie sempre più evolute, sta permettendo il conseguimento di diversi
successi nel campo del risparmio energetico e delle risorse, delle energie
alternative, dello riutilizzo, della gestione dei rifiuti, etc. Tali successi
possono facilmente incoraggiare i governi a proseguire imperterriti l'attuale
politica di sviluppo ad oltranza, essendo condotti a ritenere che un immutato
modello di sviluppo economico, come pure demografico e tecnologico, possa
essere realmente sostenibile.
In effetti i governi, che lo dichiarino oppure no, sono costretti a perseguire
una crescita, ad ogni costo ed illimitata, per un motivo ben preciso e perfino
legittimo. Essi non sono soltanto e semplicemente soggetti alle volontà dei
vari potentati economici, ma devono ancor più fare i conti con la cruda realtà
della vita: se non mantengono il proprio Paese al passo con gli altri una
invasione ed una successiva sopraffazione totale non saranno per nulla cose di
fantasia. Sostanzialmente è per questo motivo, per altro impossibile da
trascurare, trattandosi di una vera e propria questione di forza maggiore, che
non per pura e semplice propensione e volontà economica, che i governi, a
volte, pur strano che sembri, perfino inconsapevolmente, continuano a
perseguire una, solo apparentemente priva di senso, linea politica di crescita
infinita.
E c'è da dire che l'ecologia e l'ambientalismo, col loro lavoro di ricerca e
promozione di fonti alternative, risparmio, riutilizzo etc., non fanno che
permettere ai governi di continuare indenni su questa strada. Ora: non ci
sarebbe nulla di male in questo, anzi il comportamento e pensiero degli
ecologisti sarebbe solo da lodare, se purtroppo non fosse da considerare che
essi, così facendo, ponendosi a stampella di uno sviluppo in realtà
insostenibile, di fatto non solo autorizzano i governi a procedere già ora
lungo tragici percorsi che non possono non condurre alla guerra ed allo sfacelo
sociale, la minaccia di una invasione ponendo in secondo piano ogni altra cura
e necessità, ma rafforzano i presupposti per giungere in breve tempo ad una
catastrofe generalizzata ed irrevocabile.
Già ora le popolazioni dei Paesi industrializzati sono in netto eccesso
rispetto alle risorse locali, essendo costrette perfino ad invadere altri Paesi
per approvvigionarsene, e nonostante ciò i loro governi continuano a far di
tutto pur di aggiungere altra umanità a quella, già accalcata, esistente,
peggiorando vieppiù una situazione già estremamente critica.
Già ora le economie dei nostri Paesi sono ipersviluppate ben oltre le reali
esigenze dell'individuo e della società, fino al punto da aver assorbito ogni
nostro pensiero, ogni nostro respiro, e nonostante ciò i nostri governi
continuano a far di tutto per accrescerle ancora, spingendo ogni soggetto
economico ad un comportamento competitivo esasperato, al punto da fargli
dimenticare ogni buon senso e correttezza, e da fargli aggredire, fagocitare,
in un vero e proprio impulso di cannibalismo, ogni essere umano, per
trasformarlo in un cliente od in un accolito.
Già ora le tecnologie dei Paesi del Nord del mondo sono giunte ad un livello
tale da rappresentare pericoli serissimi non soltanto se usate male o per
errore ma anche semplicemente se vi si fa ricorso senza un necessario lungo
periodo di decantazione, di sperimentazione, di riflessione; già ora le nostre
tecnologie sono in grado di fornire ad ogni individuo, tanto nel bene quanto
nel male quindi, poteri che fino a qualche tempo fa non erano disponibili
nemmeno ai sovrani più ricchi del mondo; già ora intravediamo la minaccia di
una estinzione violenta della nostra specie ad opera di esseri artificiali da
noi stessi creati, e nonostante ciò i governi continuano a richiedere macchine
sempre più sviluppate, sempre più potenziate.
Come possono esseri umani sempre più numerosi, ricchi, e potenti, sempre più
compressi, disciplinati da un modello di vita che divora tutto e tutti, e
dotati di tecnologie di livello sempre più elevato, non essere diretti verso
processi di implosione di quella struttura sociale che finora li ha tenuti
insieme, proiettati verso una disgregazione violenta, e certo non facilmente nè
velocemente, e forse addirittura mai più, riparabile, dell'intero tessuto
sociale?
In realtà, vi sono buoni motivi per ritenere che non si possa, quasi non si
abbia il diritto di presentare quelli che appaiono essere i successi
dell'ambientalismo, senza raffrontarsi con la questione di fondo: che la
crescita serve, e continuerà a servire e ad essere perseguita, soprattutto per
ineludibili scopi di difesa nazionale, e che senza la stipulazione di patti
internazionali, concepiti per essere indissolubili, di autocontenimento
demografico, economico e tecnologico, il nostro mondo è destinato sempre e
comunque a scoppiare. Risparmiare e riutilizzare possono esser ritenute cose
ottime non tanto oggi, perchè così come presentate autorizzano le società a
continuare lungo direzioni immutate che conducono alla catastrofe, ma solo
quando vi sarà abbinata una chiara e ben espressa volontà in favore di patti di
autocontenimento allo sviluppo.
Pur strano che possa apparire inizialmente, come del resto non può non apparire
ogni nuova tendenza ai suoi inizi, ogni ecologista, ogni ambientalista del
mondo ipersviluppato, ogni rappresentante istituzionale, ogni operatore
economico, ogni giornalista, chiunque insomma voglia presentare una nuova
risorsa o tecnologia o successo ambientale, in ogni suo comunicato, dovrebbe
introdurre il suo pensiero o la sua azione dicendo qualcosa del tipo: "premessa
la urgente necessità di istituire dei patti di autocontenimento allo sviluppo
demografico, economico e tecnologico, premessa la urgente necessità di accordi
tesi a creare le condizioni per una pace stabile e duratura, quindi: una
densità demografica ottimale dei nostri territori, una economia tesa non a
sovrastare bensì ad equilibrare, una tecnologia consapevole, misurata e sicura,
ed invitando quindi il mio e l'altrui governo a non considerare quanto segue
come un incentivo ad un cieco, ulteriore sviluppo, avrei da raccontarvi che
...". Si tratta di una consapevolezza ed un uso che devono divenire felicemente
e costantemente presenti nelle menti e nei cuori di ognuno, ed a questo scopo,
dovremo ampliare, ben oltre l'attuale, la nostra visione delle cose.
Dobbiamo rammentarci infatti che la situazione in cui viviamo è infinitamente,
tragicamente triste: i Governi sono ormai composti quasi esclusivamente da
persone che professionismo e specializzazione hanno reso praticamente inette,
non essendo in grado di concepire una benchè minima strategia degna di questo
nome al fine di risolvere gli enormi problemi cui si trovano a far fronte; per
dirne solo una fra le tante, i sociologi, che avrebbero dovuto analizzare i
problemi della società per venirne a capo, hanno invece preferito mettere a
tacere la loro coscienza, barattandola, in cambio di laute provvigioni ed
ingiustamente onorati impieghi a vita, coi fautori dello sviluppo ad oltranza,
e si limitano ad analizzare la società ad esclusivi fini di mercato, giungendo
a far uso, sempre a fini mercantili e di parte, di conoscenze, quali quelle nel
campo della comunicazione, che avrebbero dovuto essere divulgate diffusamente,
fino a livello popolare, per evitare che pochi, per loro scopi personali,
potessere far mai più ricorso ed abbindolare gli altri; e, per dirla tutta,
anche gran parte della popolazione, la cosiddetta gente comune, si ritrova ad
essere in uno stato di profondo istupidimento, chi a causa dei tanti giocattoli
e passatempi resisi disponibili e per le incredibili moli di lavoro che deve
sopportare per procurarseli, chi ormai semplicemente per procurarsi di che
sopravvivere.
E' evidente che in una situazione del genere non vi sono grandi possibilità che
la nostra società ne venga fuori illesa. Il contributo di ogni persona dotata
ancora di coscienza è dunque preziosissimo, ed in particolare voi, ecologisti
ed ambientalisti, che avete dimostrato già ampiamente di avere una buona
sensibilità, pur essendo comprensibile che finora non abbiate avuto molto
interesse nella sociologia ed ancor meno vi siete interessati di problemi di
difesa nazionale, non foss'altro per vostra stessa definizione e statuto
associativo o personale, oggi siete chiamati a compiere un piccolo passi
avanti, poichè è la situazione stessa che lo richiede con urgenza.
Voi, che così spesso avete la responsabilità di far da gruccia ad una cattiva
economia, voi, che concentrati sui problemi dell'ambiente dimenticate questioni
altrettanto importanti e le lasciate ad altri abituati a risolvere ogni cosa
con la forza, voi che manifestate in continuazione per la pace senza però
proporre una valida politica che la possa concretamente realizzare, voi avete
il dovere di allargare i vostri orizzonti fuggendo dalle gabbie della vostra e
di qualsiasi altra specializzazione, avete il dovere di allegerirvi del peso
delle piccole cose, e di concentrarvi su obiettivi di reale valore, obiettivi
determinanti per cui valga davvero la pena di vivere, quali, e forse
soprattutto, i patti di autocontenimento allo sviluppo economico, demografico,
tecnologico, per ricondurre una economia imposta dalle leggi della guerra,
un'economia perseguita per lo più a fini di difesa nazionale, ad una economia
governata dai principi della pace, perseguita a fini di benessere e legittima
evoluzione comuni.
Questo, sempre che vogliate davvero evitare che un futuro, già oggi terribile,
si sviluppi nel peggior incubo, per estensione e coinvolgimento, della nostra
storia. Altrimenti, anche se finora non è mai, mai accaduto, che gli dei
abbiano pietà di noi ...
Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia
Per patti di autocontenimento allo sviluppo:
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Gay-Lussac sulla densità demografica
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Di palo in frasca - Breve volo su aspetti poco considerati della realtà sociale
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