[isf-ge] [OT] Incubo rumenta elettronica
- From: Ingegneria Senza Frontiere <isf@xxxxxxxxxxxxx>
- To: isf-ge@xxxxxxxxxxxxx
- Date: Tue, 9 Dec 2008 09:56:03 +0100 (CET)
Per mantenere alta l'attenzione sul problema rifiuti, ben lungi
dall'essere risolto.
Un saluto a tutti
Amedeo
da repubblica.it
EWASTE
Incubo spazzatura elettronica
14 chili all'anno per abitante
Vecchi cavi, monitor in disuso, cellulari inutilizzati, ma anche
frigoriferi, lavastoviglie e tv. L'Onu lancia un piano di intervento. E
anche in Italia si fa largo una nuova normativa per il riciclo e lo
smaltimento di RICCARDO BAGNATO
SAREMO presto sommersi da vecchi cavi, monitor in disuso, cellulari
inutilizzati, ma anche da frigoriferi rotti, lavastoviglie arrugginite o
televisori abbandonati. E come se non bastasse, lo tsunami di
elettrodomestici obsoleti che si sta per abbattere su di noi porta con sé
materiali tossici e sostanze chimiche come la plastica in Pvc, piombo,
cadmio, e mercurio. Non lo dice Frate Indovino o il solito ecologista
estremista. E' ciò che ci attende dietro l'angolo. Fra qualche anno. Ed è
quanto sta già succedendo in alcuni paesi in via di sviluppo, ridotti a
privata discarica del vecchio continente. Parola di Onu. Che per
affrontare il problema dei rifiuti tecnologici (eWaste) ha lanciato e
finanziato il corposo programma Step. In Italia, però, si sta facendo
largo una nuova normativa per il riciclo e lo smaltimento. A cui si
aggiungono iniziative di Legambiente e Compagnia delle Opere, fra gli
altri, per favorire trasparenza e combattere lo spreco.
Il lato oscuro della tecnologia. Il volume dei rifiuti di apparecchiature
elettriche ed elettroniche (ufficialmente detti "Raee") ha raggiunto
livelli allarmanti in tutto il mondo e in Italia. Il Bel Paese nel 2006 ne
ha prodotto ben 800 mila tonnellate, di cui sono state raccolte 108 mila.
Nello stesso periodo in Europa si sono prodotti 8-12 milioni di tonnellate
di Raee. Mentre l'Onu stima tra i 20 e i 50 milioni le tonnellate di
rifiuti hi-tech prodotti nel mondo: più del 5% di tutti i rifiuti solidi
urbani generati nell'intero pianeta. E a farla da padrone, in futuro,
saranno sempre più computer, tastiere, cellulari: insomma l'armamentario
completo dell'uomo 2.0.
Un fenomeno inarrestabile. L'ong ambientalista Greenpeace calcola che nel
2010 saranno oltre 710 milioni i nuovi computer immessi sul mercato
globale (erano 183 milioni nel 2004). Proprio mentre nei paesi
industrializzati la vita media di un computer è calata dai 6 anni del
1997, ai 2 del 2005. Per non parlare dei cellulari: se nel 2004 ne sono
stati venduti 674 milioni esemplari nel mondo, in Italia i telefonini che
hanno trovato un padrone negli ultimi 12 mesi sono oltre 20 milioni, per
una vita media di 4 mesi. Tanto che in ogni famiglia rimangono abbandonati
nei cassetti dai 2 ai 4 cellulari. Ma non basta. A questi prodotti vanno
infatti aggiunti grandi e piccoli elettrodomestici, apparecchiature di
illuminazione, giocattoli ed apparecchiature per lo sport e per il tempo
libero, dispositivi medici e molto altro.
Le principali rotte dei rifiuti tecnologici. Oggi si raccolgono in modo
separato meno di 2 kg. di Raee pro-capite all'anno in Italia, contro una
media europea di 5 kg ed una produzione di rifiuti elettronici di circa 14
kg per abitante. E il resto: dove va a finire?
Greenpeace stima che il 75% dei rifiuti europei seguano "flussi nascosti".
La percentuale sale all'80-90% nel caso di Raee prodotti negli Stati
Uniti. Scarti che fuggono al controllo delle autorità competenti per
ricomparire come d'incanto in discariche incontrollate in Africa, Ghana in
primis, oppure in riciclatori clandestini in Asia. Dove i lavoratori,
spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti
chimici che questi rifiuti contengono e sprigionano quando trattati in
modo rudimentale e senza protezioni. Nessuna novità, quindi, se come
sostiene l'Onu i paesi in via di sviluppo triplicheranno la produzione di
Raee nei prossimi 5 anni.
La guida dei produttori più virtuosi. Sempre Greenpeace ha pensato bene di
prendere di mira le più importanti software house a stelle e strisce.
Dall'agosto 2006, quasi ogni mese, l'associazione ambientalista redige la
sua classifica delle aziende più o meno virtuose, di cui è appena uscita
l'edizione di dicembre 2008. Fra i criteri adottati per stilare l'elenco
compaiono: la presa in carico dello smaltimento del prodotto, l'uso di
materie riciclabili, l'assenza di composti chimici tossici. E sorpresa: la
società più attenta agli aspetti ecologici del proprio prodotto risulta
essere la Nokia, col punteggio, però, di appena 6.9 punti su 10, seguita
da Sony Ericsson, Toshiba e Samsung (5.9). Mentre agli ultimi posti si
trovano Nintendo (0,8), Microsoft (2,9), Lenovo (3,7) e Philips (4,1). E
in mezzo altri colossi del calibro di Motorola (5,3), Panasonic (5,1),
Acer e Dell (4,7), Hp (4,5), e Apple (4,3).
Eppure qualcosa si muove anche in Italia. Il recente accordo siglato il 18
luglio fra l'Associazione dei Comuni Italiani (Anci) e il Centro di
Coordinamento Raee (istituito grazie al Decreto legislativo 151 del 25
luglio 2005), ha sancito infatti il definitivo passaggio della competenza
sulla gestione dei rifiuti tecnologici dai Comuni ai produttori. Dalle
istituzioni, quindi, alle aziende, riunite in consorzi per lo smaltimento
o riciclo dei prodotti. "I primi risultati sono incoraggianti - ha
spiegato Giorgio Arienti, Presidente del Centro, in occasione della
recente fiera Ecomondo di Rimini organizzata da Legambiente - ma resta
ancora da fare". Prima fra tutti mettere mano alla normativa: lo stesso
decreto legislativo attende i decreti attuativi dal 2005, sistematicamente
rinviati di anno in anno, in calendario per il 31 dicembre di quest'anno.
Ma anche a guardare i risultati fin qui raggiunti, la strada è ancora
molto lunga. Per quanto riguarda, infatti, l'attività di raccolta
effettuata dai sistemi collettivi presso i soli centri di raccolta
iscritti al Centro di Coordinamento, nel periodo compreso tra il primo
gennaio e il 30 settembre 2008 sono stati ritirati 33mila tonnellate di
Raee. Troppo poco se paragonate alle 800mila del 2006, ultimo dato
complessivo di rifiuti prodotti a disposizione.
L'esempio del Banco Informatico. Al pare dei suoi più conosciuti e seguiti
omologi, il Banco Alimentare (che in questi giorni ha celebrato al sua
giornata nazionale di raccolta) e il Banco Farmaceutico, il Banco
Informatico Tecnologico e Biomedico (BITeB) mira a raccogliere
attrezzature d'ufficio come pc, monitor, e stampanti, usati ma
funzionanti, per poi donarli a scuole, università, opere sociali, istituti
di formazione in paesi in via di sviluppo e in Italia. "Unici requisiti
sono che il destinatario sia una onlus, e che dimostri di non essere in
grado di acquistare esemplari nuovi" dice il presidente del Banco
Informatico, Stefano Sala, e aggiunge "in Italia ogni anno viene smaltito
un milione di pc di cui il 10% sono ancora funzionanti, forse lenti, non
aggiornatissimi, ma basta rinnovarli, reinstallare il sistema operativo e
il gioco è fatto. Mandarli al macero sarebbe un vero spreco".
A chi gli fa notare che forse installando sistemi operativi GNU/Linux sui
vecchi computer recuperati (come fanno ad esempio i gruppi di Trashware
sparsi in tutti Italia), ridurrebbe la spesa e allungherebbe la vita dei
pc, Sala risponde che la maggior parte delle volte è lo stesso
destinatario a richiedere il sistema operativo di Microsoft: "Ormai il 60%
dei computer che doniamo sono muniti di Windows - precisa - mentre il
restante 40% ha Linux oppure è lo stesso destinatario che installa quello
che preferisce".
Da agosto, infine, Banco Informatico si occupa anche di cellulari. In
questo caso non importa che funzionino o no. Quelli che non funzionano,
infatti, non vengono donati, ma spediti a un'azienda belga leader in
Europa nel recupero di telefoni cellulari dismessi, la Ecosol, che ne
estrarrà e separerà i metalli riutizzabili. In cambio il Banco riceverà un
contributo economico non superiore ai 5 euro per ogni pezzo raccolto.
Un esempio non isolato in Europa, se proprio da un'altra azienda belga, la
Brainscape Nv, è stato lanciato il sito Brainscape. eu, a cui hanno
aderito l'ong italiana Coopi e quella internazionale Medici senza
Frontiere. Anche in questo caso le due associazioni invitano i propri
sostenitori a inviare loro i cellulari dismessi. Brainscape devolverà un
contributo economico alle due non profit per ogni esemplare che riceverà.
(8 dicembre 2008)
________________________________________
Ingegneria Senza Frontiere - Genova
c/o Dottorandi/DIAm
Via Montallegro 1 16145 Genova
tel: 010-3532479
http://www.diam.unige.it/isf
isf@xxxxxxxxxxxxx
________________________________________
Unsubscribe:
mailto:ISF-ge-request@xxxxxxxxxxxxx?subject=unsubscribe
Other related posts:
- » [isf-ge] [OT] Incubo rumenta elettronica - Ingegneria Senza Frontiere