[isf-ge] Note sul verbale del 7/10

Purtroppo non ho potuto partecipare alle ultime riunioni, mando alcune 
cosiderazioni in vista della prossima.

Per averlo già vissuto è un fatto molto comune che gruppi nati in ambienti 
studenteschi, aggregati attorno ad un piccolo nucleo di elmenti più motivati, e 
sull'onda di qualche situazione contingente, tendano a sfaldarsi e a perdere di 
incisività nell'azione al termine del ciclo di studi e con l'inizio 
dell'attività lavorativa.

Si tratta di un problema più generale, che non viene percepito inizialmente in 
quanto assorbito dalla voglia di fare: come preparare un gruppo trainante di 
ricambio. ( La recente discussione nell' ISF nazionale tra volontariato e 
personale dipendente è una possibile soluzione a questo problema: sostituire lo 
spirito di iniziativa ideale con la burocrazia ).

Allargando l'orizzonte è questa una questione della massima importanza, visto 
che è all'interno di quelle che un tempo erano definite "professioni liberali" 
: ingegneri, architetti, medici, avvocati... che si forma e seleziona la 
maggior parte della classe dirigente del paese.

Restringendo l'orizzonte e tornando a noi, qualche considerazione sul momento 
di apparente crisi di ISF genovese, vista da uno che partecipa da poco e assai 
poco attualmente e non conosce le motivazioni alla sua formazione.

--  L'opportunità di raccontare la storia del movimento, non tanto nelle cose 
fatte quanto nelle motivazioni delle persone partecpanti.

-- La presenza di molti argomenti su cui operano tanti altri gruppi senza una 
particolare distinzione con questi. Potrebbe essere opportuno impostare gli 
argomenti con la metodologia dell'ingegnere, per assonanza con il nome!

--  La mancanza di finanziamenti, riducendo le cose "da fare" per 
giustificarli, permette di concentrarsi sulle relazioni tra obiettivi, mezzi, 
vincoli. Oggi si sentono tante voci contrastanti su ogni questione ma assai 
poche quelle supportate da argomenti fondati ( misurabili e verificabili e 
logicamente legati ).

--  Un tempo questo era il compito dei filosofi e poi degli studiosi in 
generale, ma oggi con lo spirito scientifico imperante ( sono sarcastico ) 
queste voci non sono apprezzate. Presentando il problema dall'ottica 
dell'ingegneria si può forse ottenere un maggiore interesse.

Un approccio metodologico coerente con il corso di studi potrebbe coinvolgere 
più facilmente gli ( ancora ) studenti. 

Al momento non mi viene in mente nient'altro ( ma basta spedire questa per 
ritrovarsi con decine di idee migliori ).  Ci vediamo martedì,  saluti a tutti 
Giulio

Other related posts: