[isf-ge] Note sul verbale del 7/10
- From: <chinchella@xxxxxxxx>
- To: <isf-ge@xxxxxxxxxxxxx>
- Date: Thu, 16 Oct 2008 15:32:19 +0200
Purtroppo non ho potuto partecipare alle ultime riunioni, mando alcune
cosiderazioni in vista della prossima.
Per averlo già vissuto è un fatto molto comune che gruppi nati in ambienti
studenteschi, aggregati attorno ad un piccolo nucleo di elmenti più motivati, e
sull'onda di qualche situazione contingente, tendano a sfaldarsi e a perdere di
incisività nell'azione al termine del ciclo di studi e con l'inizio
dell'attività lavorativa.
Si tratta di un problema più generale, che non viene percepito inizialmente in
quanto assorbito dalla voglia di fare: come preparare un gruppo trainante di
ricambio. ( La recente discussione nell' ISF nazionale tra volontariato e
personale dipendente è una possibile soluzione a questo problema: sostituire lo
spirito di iniziativa ideale con la burocrazia ).
Allargando l'orizzonte è questa una questione della massima importanza, visto
che è all'interno di quelle che un tempo erano definite "professioni liberali"
: ingegneri, architetti, medici, avvocati... che si forma e seleziona la
maggior parte della classe dirigente del paese.
Restringendo l'orizzonte e tornando a noi, qualche considerazione sul momento
di apparente crisi di ISF genovese, vista da uno che partecipa da poco e assai
poco attualmente e non conosce le motivazioni alla sua formazione.
-- L'opportunità di raccontare la storia del movimento, non tanto nelle cose
fatte quanto nelle motivazioni delle persone partecpanti.
-- La presenza di molti argomenti su cui operano tanti altri gruppi senza una
particolare distinzione con questi. Potrebbe essere opportuno impostare gli
argomenti con la metodologia dell'ingegnere, per assonanza con il nome!
-- La mancanza di finanziamenti, riducendo le cose "da fare" per
giustificarli, permette di concentrarsi sulle relazioni tra obiettivi, mezzi,
vincoli. Oggi si sentono tante voci contrastanti su ogni questione ma assai
poche quelle supportate da argomenti fondati ( misurabili e verificabili e
logicamente legati ).
-- Un tempo questo era il compito dei filosofi e poi degli studiosi in
generale, ma oggi con lo spirito scientifico imperante ( sono sarcastico )
queste voci non sono apprezzate. Presentando il problema dall'ottica
dell'ingegneria si può forse ottenere un maggiore interesse.
Un approccio metodologico coerente con il corso di studi potrebbe coinvolgere
più facilmente gli ( ancora ) studenti.
Al momento non mi viene in mente nient'altro ( ma basta spedire questa per
ritrovarsi con decine di idee migliori ). Ci vediamo martedì, saluti a tutti
Giulio
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