[isf-ge] Lampadine ecologiche che inquinano
- From: Ingegneria Senza Frontiere <isf@xxxxxxxxxxxxx>
- To: isf-ge@xxxxxxxxxxxxx
- Date: Mon, 14 Apr 2008 12:56:52 +0200 (CEST)
In tema di rifiuti di cui ci siamo ampiamente occupati...
Amedeo
da corriere.it
Focus Energia e riciclaggio
Le lampadine ecologiche che inquinano l?ambiente
Tassa di 22 centesimi per lo smaltimento che non c?è
«M?illumino di meno», recita uno slogan che invita al risparmio della luce
elettrica. Per completarlo, in tutta onestà, bisognerebbe aggiungere: «
?ma pago di più e inquino l?ambiente». E? una storia tipicamente italiana
quella che ci spinge verso l?illuminazione ecologica, senza che ci sia
ancora consentito di evitare la contaminazione degli ecosistemi. Una nuova
legge ha fatto scattare, a partire dal novembre 2007, il pagamento di un
eco-contributo di 22 centesimi più iva per ogni lampada a basso consumo
acquistata. In cambio dovrebbe essere assicurato il ritiro delle lampade
non più funzionanti e, soprattutto, il loro riciclaggio in appositi
centri, allo scopo di evitare la dispersione delle sostanze tossiche
contenute al loro interno: mercurio e polveri fluorescenti. Invece, nei
negozi in cui sono commercializzati questi prodotti, non c?è traccia dei
contenitori per la raccolta differenziata, né c?è l?intenzione di
accollarsi quintali di lampade fuori uso in attesa che si metta in moto il
meccanismo di raccolta. Provare per credere, i più vi risponderanno: «Sì,
da quest?anno applichiamo il sovrapprezzo ecologico su lampade e
apparecchiature elettriche. Siamo stati informati dai produttori della
costituzione di alcuni centri di riciclaggio. Ma il servizio di raccolta
non è partito».
E nell?attesa le lampade finiscono nei normali cassonetti della spazzatura
dove, quando non si riducono in pezzi, spargendo nell?ambiente le sostanze
pericolose, tocca alla sensibilità degli operatori ecologici delle aziende
municipalizzate recuperarle e poi avviarle ai centri di raccolta capaci di
riciclarle. Il problema esiste solo per i 130 milioni di lampade a basso
consumo di vario tipo vendute ogni anno in Italia: i cosiddetti «tubi
fluorescenti» compatti e non compatti, per i quali c?è l?obbligo dello
smaltimento differenziato. Tutte le altre lampade a filamento (o a
incandescenza che dir si voglia) non contengono elementi tossici. «E'
vero, la raccolta differenziata non è partita perché non sono ancora
operative le norme specifiche per regolare il complesso meccanismo di
recupero presso i punti vendita ? conferma Valerio Angelelli, del
ministero dell?Ambiente, presidente del Comitato di controllo e vigilanza
Raee, sigla che sta per Rifiuti da apparecchiature elettriche e
elettroniche ?. Noi, come ministero, quelle norme le abbiamo già scritte.
Ora siamo in attesa dell?approvazione finale da parte della Commissione
europea. Ancora qualche mese e tutto dovrebbe funzionare come previsto».
E allora perché imporre un nuovo balzello se il sistema non è a regime?
«Perché si tratta di un obbligo previsto dall?Unione europea che in Italia
abbiamo recepito con un?apposita legge, la 151 del 2005?risponde Angelelli
?. La legge doveva essere operativa dal 13 agosto 2005. Questa
inadempienza poteva fare scattare una procedura di infrazione perché siamo
stati gli ultimi in Europa ad adeguarci. Poi, nel corso di quest?ultimo
anno, abbiamo provveduto ad emanare la norme necessarie a rendere
operativa la legge». La legge richiamata da Angelelli è figlia di un
principio valido non solo per le lampadine, ma anche per tutti gli
apparecchi elettrici e elettronici, piccoli e grandi, dai cellulari ai
frigoriferi: d?ora in poi chi li produce deve assicurarne il recupero a
fine vita, evitando che nell?ambiente siano disperse le eventuali sostanze
nocive e garantendo il riciclaggio delle parti utili. Il ciclo di
esistenza di un apparecchio che comincia in una fabbrica si deve chiudere
sotto la responsabilità degli stessi produttori. Ormai funziona così in
tutto il mondo industrializzato. Per rispettare questo principio, i
costruttori di apparati elettrici hanno creato dei consorzi che devono
provvedere al riciclo. L?eco-contributo che paghiamo su ogni apparecchio
serve, in pratica, a finanziare i nuovi oneri dei produttori.
Allo scopo di riciclare le lampadine a basso consumo, in prospettiva le
sole a essere utilizzate, visto che quelle a filamento, più economiche ma
molto energivore, saranno bandite fra circa un anno e mezzo (1˚
gennaio 2010), esistono per ora in Italia sette impianti. «Quasi tutti
concentrati al Nord?informa Paolo Colombo, direttore del consorzio
Ecolamp, che raccoglie le maggiori imprese nazionali e internazionali
produttrici di sorgenti luminose ?. Tre sono nel Milanese: a Muggiano,
S.Giuliano e Segrate; le altre a Brescia-Castenedolo, Padova, Gorizia e
Roma-S. Palomba. Il Sud, per ora, ne è privo e questo implica maggiori
problemi di raccolta e trasporto». Gli impianti riciclatori sono il punto
d?arrivo del sistema; quello di partenza sono gli esercizi commerciali che
dovrebbero essere già dotati dei contenitori di raccolta per le lampade a
risparmio, simili a quelli che si trovano in parecchi esercizi commerciali
per le pilette esauste o per i medicinali scaduti. Trasporti periodici
dovrebbero poi assicurare il trasferimento dei contenitori fino alle
piazzole comunali o intercomunali di raccolta; e, infine di lì ai
riciclatori.
Le piazzole già operative sono circa 500 su un totale di mille previste in
tutta Italia. In esse si devono accumulare, oltre alle lampade, anche
tutti gli altri Raee. Basteranno a soddisfare le esigenze di 8.000 comuni?
«Dipende dal volume dei materiali elettrici e elettronici di cui ogni
italiano riuscirà a sbarazzarsi. Le statistiche dicono che ogni anno ne
eliminiamo una quindicina di kg a testa. Sarebbe già un ottimo risultato
raggiungere entro il 2008 l?obiettivo di 4 kg pro capite, cioè disfarsi in
maniera ecologica di 240.000 tonnellate di rifiuti elettrici e
elettronici», auspica Angelelli. A parte il difficile avvio del riciclo,
le lampade a basso consumo sono, per ora, le sorgenti luminose più
consigliate in tutto il mondo. E? vero che costano circa dieci volte di
più rispetto a quelle a filamento, ma durano anche dieci volte di più e
consumano l?80% di meno. Impiantarle nei locali dove si tengono a lungo le
luci accese comporta un risparmio annuo di diverse decine di euro sulla
bolletta elettrica familiare e quindi un rapido ammortamento della maggior
spesa sostenuta per acquistarle. Per questi vantaggi la loro diffusione
sul mercato è esplosa: solo due anni fa coprivano il 10% di tutte le
lampade vendute. «Oggi?dice Colombo?rappresentano circa il 30% di tutte le
sorgenti e prevediamo che nel giro di cinque anni si arriverà al 50%, con
notevoli risparmi di energia elettrica, di petrolio e di emissioni di
CO2».
Franco Foresta Martin
13 aprile 2008
________________________________________
Ingegneria Senza Frontiere - Genova
c/o Dottorandi/DIAm
Via Montallegro 1 16145 Genova
tel: 010-3532479
http://www.diam.unige.it/isf
isf@xxxxxxxxxxxxx
________________________________________
Unsubscribe:
mailto:ISF-ge-request@xxxxxxxxxxxxx?subject=unsubscribe
Other related posts:
- » [isf-ge] Lampadine ecologiche che inquinano