[isf-ge] La lentezza ci salverà: intervista a Latouche
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- Date: Tue, 24 Oct 2006 08:04:02 +0200
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da Tommaso
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La lentezza ci salverà - di L. Mercalli
La Repubblica / Torino, 22.10.2006
Nel 1966 l'economista anglo-americano Kenneth Boulding
pubblicò un'affermazione che lo collocò tra i "dissidenti"
del pensiero economico ortodosso: "Chi crede che una
crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un
mondo finito è un folle, oppure un economista". Un paio
d'anni dopo, questa verità venne ripresa da un altro
economista, torinese, combattente antifascista, brillante
manager Fiat, scomparso nel 1984 e presto dimenticato:
Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma. Preoccupato per
la crescita di consumi, inquinamento e disuguaglianze
sociali Peccei nel 1972 promosse la stesura del rapporto "I
limiti dello sviluppo", recentemente ripubblicato da
Mondadori in versione aggiornata. Quel monito non venne
tuttavia compreso, anzi, fu rifiutato come profezia di
sventura.
Ma i limiti fisici del pianeta non si possono cambiare e i
nodi stanno venendo al pettine. Così un altro economista
dissidente, Serge Latouche, docente all'università di
Paris-Sud, ha dedicato la sua attività di ricerca a
elaborare una critica dell'occidentalizzazione del mondo,
proponendo la filosofia della decrescita che dalla Francia
sta espandendosi in Italia. Latouche conosce bene il nostro
paese e parla un italiano perfetto. I suoi libri sono stati
in gran parte pubblicati da Bollati Boringhieri, e l'ultimo
titolo la dice lunga: "Come sopravvivere allo sviluppo.
Dalla decolonizzazione dell'immaginario economico alla
costruzione di una società alternativa".
Professor Latouche, la decrescita affascina qualcuno, ma
spaventa molti altri, soprattutto i politici.
"Decrescita può inquietare perché è una parola fatta per
provocare, per mettere in discussione la crescita che oggi
sembra essere l'unico faro di tutti i politici, l'unica
soluzione a tutti i mali. Invece da un po' di tempo la
crescita non porta più felicità, bensì stress, ansia,
malanni: si deve spendere sempre di più per compensare
l'insoddisfazione e riparare i danni. Ormai non acquistiamo
più oggetti necessari, ma beni di consolazione, per questo
decrescita non significa riduzione del benessere, ma
eliminazione delle cause del malessere. Forse in termini
più rigorosi dovremmo chiamarla acrescita, così come si
parla di ateismo: dobbiamo uscire dalla religione
dell'economia consumistica fine a se stessa."
Cosa vuol dire decolonizzare l'immaginario economico?
"Se vogliamo inventare una società che abbia un futuro,
dobbiamo prima uscire dall'immaginario di cui siamo
prigionieri, dove la mano invisibile del mercato sembra
essere l'unica e assoluta dea. Solo dopo che ci saremo
disintossicati potremo vedere nuovi orizzonti".
Eppure in Piemonte siamo ancora in piena "colonizzazione":
si inseguono grandi opere, centri commerciali e parchi
tematici di divertimento.
"E' un atteggiamento stupido, una politica vecchia,
prigioniera della trappola della globalizzazione, che vede
uno sviluppo basato solo sulla mercificazione di ogni
oggetto, di ogni servizio. In nome di questa visione, il
vostro paese diventa non più un luogo dove vivere, ma un
corridoio di transito merci e scarico rifiuti, dove se si
continuerà a distruggere il territorio e con esso i legami
sociali, si perderà ogni possibilità di affrontare la sfida
dei limiti fisici imposti dal pianeta".
Infatti, anche a proposito di smog, sembra che le macchine
siano più importanti della salute umana?
"Siamo diventati ingranaggi di una megamacchina infernale.
Giorni fa a Valence ho assistito a una manifestazione
tristissima: un corteo di SUV che protestavano contro la
ministra francese dell'ambiente ? che non è certo
un'integralista ecologica - per le limitazioni di transito
nei centri storici. Siamo alle prese con una dipendenza
patologica dalla macchina-simbolo, una droga che
irresponsabilmente i governi hanno fatto di tutto per
diffondere."
La decrescita è di destra o di sinistra?
"Per me la decrescita è di sinistra, ma oggi la sinistra è
drogata di crescita esattamente come la destra".
Un paese come l'Italia, angosciato dal PIL che non cresce,
può fare di questa debolezza una forza?
Ma certo, se saprà riconvertirsi allo sviluppo di altre
ricchezze che non siano solo quelle materiali - cultura,
salvaguardia del patrimonio paesaggistico - e ridare un
senso all'identità delle comunità locali con le loro
produzioni e i loro saperi, unico baluardo contro la
devastazione ambientale e sociale".
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