[isf-ge] Informazione sull'università
- From: "Dario Rebagliati" <darioreba@xxxxxxxxx>
- To: "isf-ge" <isf-ge@xxxxxxxxxxxxx>
- Date: Wed, 29 Oct 2008 23:34:30 +0100
Ciao a tutti, siccome molti di noi studiano o lavorano o comunque hanno avuto a
che fare con l?università credo sia utile fare una corretta informazione
riguardo ai recenti provvedimenti legislativi che la riguardano. A questo scopo
vi mando 2 contributi: il primo è una mail che il rettore del politecnico di
Milano ha mandato a tutti i suoi studenti, la seconda una notizia a dir poco
comica (per non dire inquietante) che ho trovato riguardo ai fantomatici corsi
di laurea con un solo studente.
Spero di fare cosa gradita anche se non è questa mailing list la sede più
corretta.
Ciao
Dario
************************************************
Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,
In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.
In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale
situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del
nostro Ateneo.
Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000
gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.
Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho
imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre
appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di
individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le
mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune
conclusioni.
*/I decreti Gelmini/*
Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano *due*
realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola
elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il
cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.
Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università .
La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni
pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle
Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati
dallo Stato.
Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza
considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie
tipologie di amministrazioni.
Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due
conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell' Agosto 2008
sono le seguenti:
* una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo
di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio
2010);
* la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione,
ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
* la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.
*/Il Finanziamento statale del sistema universitario/*
Ogni anno la Finanziaria stabilisce l'ammontare del Fondo di Finanziamento
Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale.
Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i
differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente
stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede
una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che,
nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa.
(Basta guardare i dati dell'OCSE).
Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile
non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in
giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema
universitario.
Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.
Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le
infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta
calpestando il merito di altre.
Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio, altrimenti si finisce col dire
che nulla funziona e si butta via il bambino con l'acqua calda!
Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due
tipologie differenti.
La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di
personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la
loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di
personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei
che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo
rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta
inalterata, sono destinati, chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perché
non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.
La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato
negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati
attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di
Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media
nazionale dell'86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in
attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di
fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati
al fallimento, ma dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto
ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi
possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno
apprezzare il nostro Ateneo.
Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le
sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di
saper bene gestire le risorse loro assegnate.
Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere
le nostre università , portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre
Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e
ricerca.
*/La riduzione del turn over/*
La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un
ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono
devastanti per tutti.
Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo
degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento.
A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di
reclutamento non sempre irreprensibili, proliferazione di corsi di laurea
istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità
formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità
di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione
dei risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta
attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose
e inefficienti, l'università è una amministrazione pubblica, quindi la
università è inefficiente e sprecona.
E' un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare
perché l' opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le
vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di
medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una
assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono
truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio
per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.
Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si
accontentano di soli
slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.
La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e
ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una
programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito
irrimediabilmente.
La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario
titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che
contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in
università .
In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché
è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale,
perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso
contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo
irreversibile l'università che, senza l'immissione di giovani, diventerà
vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.
*/La possibilità di trasformare le università in Fondazioni /*
E' stato detto in molti interventi che l'articolo di legge che consente alle
università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice
come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non
attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del
Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.
Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione
se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a
sostenere economicamente l'Ateneo.
LìOn. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente
in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi
l'onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di
una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale
privato può investire a fondo perduto?
Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune
insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie.
Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore
del 50% per rendere ?privata? una fondazione e quindi per renderla indipendente
dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri
di Maastricht).
E'oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura
allo Stato per finanziare annualmente il sistema della formazione e della
ricerca e quindi gli Atenei.
Non vi sono alter alternative: in tutto il mondo le Università funzionano
perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività
Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi.
Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come
privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).
Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e
ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il
secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o
impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività
personale.
In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità
di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi
il 94%).
*/Cosa fare/*
Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si
possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D'altra parte è
evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e
controproducenti.
Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe
ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le
possibili conseguenze.
Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee possono essere
considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico,
ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione
pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni
più contrarie alla nostra università . Ciò rende ancora meno condiviso dalla
maggioranza dell?opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della
legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più
condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.
Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica
interna degli Atenei. E'quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più
rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o
per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.
Quali sono queste
critiche?
a) Le Università sono accusate di aver prolificato I corsi di laurea e gli
insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la
didattica in modo da erogarla sempre più all'insegna del principio della
effettiva centralità della formazione dell'allievo e delle sue concrete
possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.
b) Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca
inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la
produce. Si deve promuovere una ricerca sempre più al servizio della
competitività internazionale del nostro Paese e quindi ci si deve battere
affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a
seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali in molti
paesi europei.
c) Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel
reclutamento dei giovani e nell'avanzamento di carriera dei docenti. Si deve
promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da
parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e
dell'inserimento dei giovani.
d) Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi
didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello
regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca
nell'interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni
forti tra Atenei in un'ottica di complementarietà;
e) Le Università sono accusate di avere una visione corporative nelle proprie
modalità di governo. Bisogna testimoniare l'impegno di modificare il proprio
assetto di /governance /interno per evitare derive autoreferenziali attraverso
una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e
scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;
f) Le Università
sono accusate di non riuscire a verificare l'impegno dei propri docenti nella
didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il
rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività
dei propri docenti
Allora cosa fare verso l'esterno?
Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste
direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da
subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in
discussione di fronte al Paese all'insegna della trasparenza e dell'obiettività
.
Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero
dell'Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione
adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità .
Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che
richiede l'impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di
appartenenza.
Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere
esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la
decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.
Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi
tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste
azioni, per convincerlo a stipulare un patto di stabilità , cioè un accordo di
programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento
dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella
ricerca, nella gestione.
*/Conclusioni/*
Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho
delineato, ho bisogno dell'appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.
Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla
discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la
sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro
Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per
evitare la catastrofe dell'intero sistema universitario pubblico del Paese.
Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività
internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un
futuro a tutti Voi.
Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per
confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo
costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo.
Giulio Ballio
rettore
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La bufala dei 37 corsi della Gelmini finalmente svelata
26-10-2008
Sull?uscita della gelmini, che ha denunciato l?esistenza in italia di 37 corsi
di laurea con un solo studente, scrivevo ieri che forse una ministra farebbe
meglio a lavorarci, su questo tipo di problemi, anzichè andare in televisione a
denunciarli come se fosse un?inviata di striscia la notizia.
Ora però il mistero è chiarito, Mentana ha mandato i suoi inviati di matrix
nelle università dove si sarebbero tenuti i corsi con un solo studente e ha
scoperto che:
? I corsi denunciati come monostudenti hanno invece un numero regolare di
studenti, intorno ai 50 e oltre;
? l?equivoco nasce da tabulati provvisori del ministero, dove il sistema
informatico inseriva il numero 1 in attesa di ricevere i dati completi dei
nuovi corsi;
? la notizia bufala è stata inserita per la prima volta alcuni anni fa
nel famoso libro ?La casta? di Stella e Rizzo, basata appunto sul tabulato
provvisorio, e da allora è stata ripresa decine di volte da tutti i giornali,
ogni volta come se fosse una novità assoluta.
Ecco quindi chiarito come ha avuto l?informazione sui 37 corsi la ministra
gelmini, che ne ha dato notizia in forma ufficiale in conferenza stampa, in
piedi alla destra del premier silvio berlusconi. L?ha letta su un giornale che
aveva evidentemente ripreso una notizia vecchia di qualche anno e anche
fasulla, spacciandola per nuova. Ci ha creduto e ha pensato di rilanciarla per
giustificare i tagli.
Tutto ciò è fantastico. No, di più, è simbolico. E? molto simbolico. E? un
cerchio che si chiude.
La ministra, a capo del ministero della Pubblica Istruzione, per sapere cosa
succede nelle Università raccoglie informazioni dai giornali.
I giornalisti, per scrivere articoli sulla scuola, raccolgono informazioni dai
vecchi libri e le riciclicano come se fossero scoop sensazionali.
Gli autori della Casta, spiace anche per loro, hanno raccolto le informazioni
dal ministero ma non si sono preoccupati minimamente di verificare la notizia,
che doveva apparire evidentemente strana.
E così il ministero stampa un tabulato sbagliato, gli autori di un libro di
denuncia lo prendono per buono e danno la notizia choc, negli anni successivi i
giornalisti pigri riciclano la bufala enne volte e infine la ministra gelmini,
che evidentemente apprende dai giornali come vanno le cose nella scuola
italiana, se la beve anche lei e va in televisione a denunciare il fatto come
una vera vergogna.
fonte
http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2008/ottobre/la_bufala_dei_37_corsi_della_gelmini_finalmente_svelata
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