[isf-ge] Genova, Castello D'Albertis - Museo delle Culture del Mondo: "Io sono Bororo" (9 ottobre '04 - 23 gennaio '05) - Inaugurazione 8 ottobre ore 17.30
- From: Bianca Federici <obelix@xxxxxxxxxxxxx>
- To: Ingegneria Senza Frontiere <isf-ge@xxxxxxxxxxxxx>
- Date: Tue, 12 Oct 2004 14:09:05 +0200 (CEST)
Vi giro quest'email, anche se l'inaugurazione e' gia' passata...
(Purtroppo posso inviarvi tutti gli allegati, chiedetemelo personalmente!)
Ciao
Bianca
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IO SONO BORORO
Un popolo nativo del Brasile tra riti e futebol
La mostra “Io sono Bororo. Un popolo nativo del Brasile tra riti e futebol”
si propone di illustrare la vita di un popolo indigeno brasiliano, come quello
bororo di Meruri – nella foresta del Mato Grosso - che vive il presente a
contatto con la cultura occidentale, che ne ha stravolto i parametri ed i
presupposti e ne minaccia l’integrità. A fianco al presente, tuttavia, si
cela, per nulla velato, il mondo delle anime dei morti, con i suoi riti,
valori, simboli e canti.
Questo mondo si manifesta nella mostra non solo attraverso oggetti bororo
“antichi” provenienti da collezioni museali raccolte nel primo ‘900, ma
soprattutto attraverso l’evidenza che, nonostante i cambiamenti, ciò che è
essenziale resta, per la centralità del rito che perdura e resiste anche oltre
la vita. Parte integrante della mostra sono gli oggetti realizzati oggi dai
Bororo appositamente per l’occasione e strettamente collegati alla dimensione
rituale e religiosa della loro esistenza, come anche oggetti occidentali in uso
nel villaggio, i materiali mediatici che servono ad esplicitare il messaggio
dell’esposizione, come testimonianze filmate, videoinstallazioni di rituali,
fotografie, disegni e testi concepiti dai Bororo apposta per l’evento.
Ampio spazio è offerto alle voci e alle rappresentazioni indigene, che
forniscono la chiave di lettura del percorso in cui coesistono nuovi e
importanti simboli dell’identità contemporanea con una eredità morale
immateriale che continua a farsi sentire attraverso la voce degli antenati. Di
costoro tutto viene bruciato alla morte, tranne il pariko, il diadema in penne,
che in ultimo appartiene alla comunità, e il powari, la voce dell’anima del
defunto, che vibra attraverso una piccola zucca essiccata, ricoperta di piume
dai colori variopinti in rapporto all’appartenenza clanica.
Primo frutto visibile in Italia di un lavoro di collaborazione tra antropologi,
missionari e comunità indigena durato 6 anni, ha avuto come scopo il recupero
culturale intrapreso attraverso la comunicazione tra gli oggetti storici dei
musei e la comunità di provenienza. Ciò ha portato alla creazione di un
centro culturale, il Centro de Cultura Bororo “Padre Rodolfo Lunkenbein”,
sorto durante questo processo presso la missione salesiana di Meruri. La mostra
documenta questa attività di recupero culturale non solo esponendo alcuni
degli oggetti realizzati dal Centro, ma anche proponendo alcune delle attività
di laboratorio mirate alla creazione di oggetti rituali, che hanno incentivato
il processo di trasmissione intergenerazionale di tecniche e saperi.
Alcuni membri della comunità Bororo parteciperanno all’inaugurazione, a
incontri con il pubblico e alle attività didattiche. Questo coinvolgimento
diretto di alcune persone della comunità indigena riflette l’intenzione di
presentare la mostra di Genova come una parte integrante del percorso del
Centro di Cultura, che dopo 3 anni di attività incentrata sul Brasile,
comunica la propria esperienza di scoperta e crescita comunitaria ad un
pubblico esterno.
L’ottica della collaborazione rappresenta, inoltre, l’ultima tendenza dei
musei etnologici del mondo, che attraverso il dialogo e lo scambio ribaltano
pratiche museali passate, in nome della condivisione della conoscenza e
dell’autorità con coloro che per decenni sono stati oggetto delle loro
interpretazioni ed appropriazioni.
Alcuni degli aspetti salienti della cultura tradizionale bororo sono proposti
nella mostra attraverso la presentazione di un centinaio di oggetti tra
quotidiani e rituali. In particolare viene posto l’accento su uno dei riti
centrali della vita sociale: il rituale funebre, che in realtà per i Bororo è
una esplosione di vita e non di morte. Questo rito, che dura diversi mesi e
prevede una doppia sepoltura e numerose celebrazioni comunitarie notturne e
diurne, costituisce una componente essenziale nella definizione del senso di
comunità di questo popolo.
Gli oggetti in mostra provengono in parte dalle collezioni storiche del Museo
Etnologico Missionario di Colle Don Bosco (Asti) e del Museu Dom Bosco di Campo
Grande (Brasile); circa la metà è stata invece realizzata appositamente
all’interno dei laboratori organizzati dal Centro de Cultura Bororo “Padre
Rodolfo Lunkenbein” di Meruri (Brasile). Sono oggetti rituali o legati alla
vita quotidiana , quali ornamenti corporali, bambole, astucci penici, archi,
frecce, ceste o strumenti musicali, caratterizzati da una esuberanza cromatica
dovuta alla grande perizia dei Bororo nell’arte plumaria e nell’intreccio.
Tutti sono presentati e spiegati non solo attraverso la scienza occidentale, ma
anche attraverso la cultura bororo con testi e disegni da loro redatti ed
eseguiti.
Fra gli appuntamenti collaterali il più prossimo è per sabato 9 ottobre alle
15 con un incontro fra i curatori bororo del Centro de Cultura ed il pubblico,
mentre domenica 17 alle 15, alla presenza di alcune scolaresche genovesi è
in programma un intervento sul tema “Riti e tradizioni: due comunità in
dialogo”.
Sponsor della mostra è l’Associazione Missioni Don Bosco e l’Associazione
Noi per Loro.
Ha sostenuto l’iniziativa Progress Fineart.
Il catalogo, oltre alle testimonianze dei missionari salesiani che vivono con
loro da decenni, raccoglie brevi saggi sulla cultura bororo e sull’importanza
degli oggetti nella loro vita, ma soprattutto è la trascrizione delle voci dei
Bororo che in mostra vengono intervistati, che descrivono gli oggetti, che
eseguono disegni per spiegarne il significato. Contiene inoltre numerose foto
del passato e del presente di un popolo che, attraverso un’eredità morale
che persiste al di là dei cambiamenti, continua a costruire la sua vita dando
importanza ai suoi defunti.
Catalogo della mostra
Silvana Editoriale, Milano, 2004
144 pagine, 101 illustrazioni
€ 15 (in vendita in mostra a € 13)
Manifesti (100x70) € 5
Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo
Genova, Corso Dogali 18
9 ottobre 2004- 23 gennaio 2005
martedì-domenica, ore 10-17
castellodalbertis@xxxxxxxxxxxxxxxx
www.castellodalbertisgenova.it
tel. 010 2723820 – 2723464
fax 010 2721456
Ingresso alla mostra incluso nel prezzo del biglietto di ingresso al museo
Individuale adulti: € 6
Bambini 4-12 anni: € 5
Bambini 0-3 anni: gratuito
Gruppi (1 gratuità ogni 25 paganti): € 5
Scuole (min. 15 ragazzi, 2 accompagnatori gratuiti): € 3,50
Tessera famigliare per n° 10 ingressi: € 30,00
Socio “Amici del Castello D’Albertis”: € 3,50
Ridotto per soci Greencard, Coop, Fnac, TCI, ICOM: € 5,00
Ultrasessantacinquenni: € 5,00
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Vi invitiamo a visitare il nuovo portale dei Musei di Genova:
http://www.museigenova.it/
COMUNICAZIONE MUSEI CIVICI DI GENOVA
Redazione - Armanda Piccardo 010 5574732 apiccardo@xxxxxxxxxxxxxxxx
Responsabile - Gabriella Taravacci 010 5574736 gtaravacci@xxxxxxxxxxxxxxxx
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