[isf-ge] Fwd: [lista isf-roma] "Cugini" rinnegati...

Quello che segue è un messaggio girato su roma con un paio di risposte al
seguito partendo da un articolo (di gianni minà che mi sta veramente sullo
stomaco) cha parla dei reporter senza frontiere di cui si era parlato anche
nella nostra lista.
Le opinioni sono chiaramente discordanti da un messaggio all'altro e come in
quasi tutte le cose ognuno "tira l'acqua al suo mulino" e racconta la sua
visione delle cose.
Sinceramente dopo tanto tempo comincio a non avere più voglia di esprimere
le mie opinioni in materia ma non so se è meglio viste le dimensioni del
plico che mando in aggiunta sotto (al posto di esprimere una mia idea)...

Ciao!


>-- Messaggio Originale --
>Date: Wed, 14 Dec 2005 12:17:23 +0100
>From: Immanuel <immanuel79@xxxxxxxxx>
>To: lista@xxxxxxxxxxxx
>Subject: [lista isf-roma] "Cugini" rinnegati...
>Reply-To: Mailing-list di Ingegneria Senza Frontiere - Roma
>       <lista@xxxxxxxxxxxx>
>
>
>I tanti modi di essere "senza frontiere"
>Gianni Minà
>
>Ci sono molti modi di essere "senza frontiere". Quello dei Medici o di
>organizzazioni come Emergency [che vediamo in prima linea in
>Afghanistan nelle foto di questo numero di Latinoamerica] è un modo
>corretto. Quello dei Reporter di Robert Menard è un modo scorretto.
>Perché capisco che in epoca di capitalismo senza regole e senza
>paletti il denaro non puzza, ma quando, come fa Reporters sans
>Frontiéres, ci si fa sovvenzionare da tutto l'apparato pubblico e
>privato che sostiene le inquietanti politiche dell'attuale governo
>Bush [dalle guerre alle torture, alle menzogne per giustificare
>l'ingiustificabile] bisognerebbe almeno avere il pudore di non
>ostentare un presunto interesse per la libertà e la democrazia
>nell'informazione. E bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di non
>partecipare con campagne di disinformazione alla "strategia della
>tensione" messa in atto dal Dipartimento di stato Usa contro Cuba, il
>Venezuela e altri paesi non convenienti alle politiche di Washington.
>Per verificare la portata dell'attacco a Cuba è sufficiente per
>esempio andare a leggere nel sito del Dipartimento di stato Usa il
>piano Cuba libre. 450 pagine di progetto simile a quello messo in atto
>in Iraq, che fanno strame del diritto di autodeterminazione dei
>popoli. Questa accortezza, insomma, bisognerebbe averla specie se,
>nelle proprie esternazioni, nelle proprie presunte battaglie, nei
>propri siti internet, si ignorano palesemente e pervicacemente le
>violazioni dei diritti umani e le imprese maramalde compiute da chi
>paga questa presunta attività libertaria, in questo caso tutto
>l'apparato economico che appoggia la guerra preventiva e permanente
>degli Stati Uniti d'America.
>
>Non so perché non è stato ancora riaperto il sito italiano di RSF, che
>era stato sorprendentemente chiuso l'estate scorsa dopo che noi di
>Latinoamerica, insieme ad altri mezzi di informazione e ad alcune
>organizzazioni della società civile, avevamo denunciato il meschino
>tramestio e la doppia morale di questa organizzazione in difesa della
>libertà. So però che se si apre il sito internazionale della creatura
>paragiornalistica di Robert Menard, si scopre che per i Reporters sans
>Frontiéres la valutazione del comportamento degli Stati Uniti
>nell'anno nero per il rispetto dei diritti umani dell'attuale
>amministrazione nordamericana, è ottima. Eppure è stato l 'anno degli
>orrori di Abu Ghraib e Guantanamo, l'anno nel quale il governo di
>Washington continua a non dare notizie degli oltre 3000 desaparecidos
>nel paese per le leggi antiterrorismo varate dopo l'11 settembre 2001,
>l'anno in cui i giornalisti uccisi in Iraq dal "fuoco amico" dei
>marines nordamericani sono ormai 19. In questa stagione penosa non c'è
>una accusa, una rampogna, una denuncia o una semplice segnalazione di
>disagio dei Reporters sans Frontiéres riguardo a un paese che non a
>caso, come scrive la studiosa Marilisa Verti, ha oltre 571.900
>installazioni militari in 3740 territori di varie nazioni, 770 basi
>militari in oltre 40 paesi e infine quasi 400mila soldati all'estero.
>Una potenza economica che investe 419milioni di dollari in spese "di
>difesa", dei quali 82milioni [ma il budget è stato aumentato] per
>Afghanistan e Iraq, non fa sorgere il dubbio ai candidi Reporters sans
>Frontiéres che il suo agire sia spesso prepotente e vessatorio dei
>diritti delle popolazioni più deboli?
>
>No, per l'associazione sovvenzionata da Publicis, la società che
>gestisce la promozione anche delle forze armate nordamericane, o dalla
>Bacardi, la ditta di rum che sta dietro a molte delle azioni eversive
>messe in piedi in Florida contro Cuba, è insopportabile il fatto che
>l'isola della Rivoluzione continui a esistere sedici anni dopo la fine
>del comunismo sovietico e abbia addirittura influenzato il presidente
>venezuelano Hugo Chavez nelle scelte economiche e politiche, favorendo
>il vento di cambiamento e di rifiuto del neoliberismo che soffia, da
>qualche tempo, in America latina.
>
>La classifica dei buoni e dei cattivi stilata da RSF
>
>C'è una cartina geografica nel sito internet di Reporters sans
>Frontiéres, che farebbe ridere se non nascondesse una logica meschina.
>Riguarda la situazione dei diritti umani nel continente americano
>esemplificata da una classifica scandita da varie definizioni.
>Praticamente e con ragione, si salva solo il Canada, la cui situazione
>viene definita "buona". Subito dopo, dimenticando completamente i
>recenti accadimenti come quello di dare asilo a terroristi-amici come
>Posada Carriles, o di imprigionare gli agenti dell'intelligence cubana
>che avevano scoperto le centrali del terrorismo organizzato dalla
>Florida verso Cuba, ci sono gli Stati Uniti, dove la situazione è
>definita "soddisfacente", malgrado il varo di leggi aberranti come
>quella che consente di poter applicare la pena di morte, una volta che
>abbiano compiuto i 18 anni, a imputati che hanno commesso reati
>nell'adolescenza. O leggi come quella invocata in questi giorni dal
>vicepresidente Cheney che fa pressing sul Senato perché la Cia abbia
>nuovamente "libertà di tortura". Non a caso, recentemente, una parte
>dell'informazione ha dovuto fare autocritica per la condiscendenza
>accordata alle menzogne e alle politiche belliche di Bush.
>Un'informazione evidentemente intimidita dalle pressioni
>dell'apparato. Condividono questa gratuita assoluzione dei
>comportamenti del governo di Washington quasi tutte le isole dei
>Carabi e le nazioni del Centroamerica, dove, come tutti sanno, trionfa
>la giustizia sociale e civile e i giornalisti se la passano benissimo
>senza minacce e in piena libertà.
>
>Messico, Brasile, Venezuela, Argentina, Perù [che, solo nel decennio
>scorso, è stato vittima di un genocidio e dove il presidente Toledo
>non ha sentito il bisogno di riaprire o di rifare i processi ai
>rappresentanti dell'opposizione, anche giornalisti, condannati a
>decenni di carcere dal dittatore Fujimori], formano il drappello dei
>paesi che "hanno problemi notevoli". Con loro c'è Haiti, dove ancora
>adesso agli avversari politici e ai reporter che denunciano brogli e
>sopraffazioni, i clan politici complici da sempre degli Stati uniti
>fanno sparare impunemente addosso.
>
>La situazione della Colombia, che negli ultimi anni ha il record
>mondiale dei sindacalisti e giornalisti assassinati dai paramilitari
>che lavorano gomito a gomito con le forze dell'ordine del governo di
>Alvaro Uribe, viene definita, con un eufemismo, "difficile".
>
>Fanalino di coda di questa bizzarra classifica è, secondo i Reporters
>sans Frontiéres, solo Cuba, che certo, assediata da un quarantennale
>blocco, ha commesso le sue illiberalità come tanti paesi, ma
>sicuramente ha assicurato ai suoi cittadini diritti fondamentali come
>quello all'istruzione, alla sanità, alla cultura, allo sport. Sono
>diritti umani anche questi, ma sono inusitati in tutti gli altri paesi
>del continente latinoamericano e in molti ghetti delle città degli
>Stati Uniti. Non conta per i RSF che dal '59 a oggi a Cuba non sia mai
>stato assassinato un giornalista, al contrario di quello che
>quest'anno è ancora successo in Messico, Brasile e Perù, e non conta
>che non ci siano stati nemmeno casi di sparizione o di tortura.
>
>Per la conferma di questi dati basta consultare la raccolta dei volumi
>di Amnesty International, ma è un'abitudine che i sagaci cronisti
>riuniti da Robert Menard in confraternita evidentemente non hanno.
>
>Quello che Robert Menard e i suoi soci non vogliono far sapere
>
>Per avere reso pubblica l'estate scorsa questa realtà ho subito non
>pochi attacchi. Credo sia dovuto al fatto che ho messo il dito su una
>piaga che ha a che fare con l'incoerenza del nostro ambiente
>giornalistico, ancora resistente ad accettare che gli Stati Uniti, il
>paese che ha illuminato la nostra gioventù con la sua musica, il suo
>teatro, il suo cinema, la sua letteratura, il suo sport, da tempo non
>è più in grado di essere la bandiera democratica del mondo
>occidentale. Ho sentito molta resistenza intorno alla campagna che ho
>intrapreso e che, da vecchio giornalista che crede nell'etica, porterò
>avanti con prove, dati e argomentazioni inoppugnabili, perché le fonti
>che spiegano il ruolo ambiguo di strutture come quella dei Reporters
>sans Frontiéres ci sono e basta cercarle.
>
>Per questo non capisco perché Robert Menard, fondatore e presidente di
>RSF si sia adontato sul Corriere della Sera di lunedì 4 luglio, perché
>in un'inchiesta scritta per il numero scorso di Latinoamerica, ho
>ricordato chi sono gli sponsor della sua creatura, e in particolare ho
>segnalato il NED, National endowment for democracy. Questa sigla,
>chiunque abbia voglia di fare una seria ricerca giornalistica,
>scoprirà che è un'agenzia della CIA, voluta da Reagan nel 1983, in
>teoria per "aiutare lo sviluppo della democrazia nel mondo", ma in
>realtà, come è stato scoperto, per svolgere un lavoro di discredito
>verso tutti quei governi o leader disapprovati o esecrati dal governo
>degli Stati Uniti o non convenienti alle strategie delle
>multinazionali nordamericane.
>
>Insomma campagne destabilizzanti di disinformazione come quella nei
>confronti del Venezuela all'epoca del tentativo di colpo di stato
>contro Chavez nell'aprile 2002, [appoggiato, come è stato provato, dal
>governo Aznar e dal governo Bush], e più recentemente con le nuove
>strategie scelte dallo stesso Bush per chiudere definitivamente con
>Cuba, dopo l'invio nell'isola del nuovo incaricato d'affari Usa James
>Cason [ora da qualche giorno inviato in Paraguay], che, come si può
>leggere nel già menzionato file Cuba libre del Dipartimento di Stato,
>ha avuto in dotazione 53 milioni di dollari l'anno per favorire un
>cambio "rapido e drastico" nell'isola. C'è addirittura uno
>stanziamento di 5 milioni di dollari l'anno per favorire un'adeguata
>circolazione di notizie sconvenienti su Cuba.
>
>Una volta, ai tempi di Bush padre, questi piani venivano portati
>avanti con i famosi "Comitati per i diritti umani a Cuba", unici in
>Europa e sovvenzionati proprio dal NED, ma poi sono caduti in disuso
>negli anni '90 sotto la presidenza di Bill Clinton perché ritenuti
>dispendiosi e poco convenienti. Adesso evidentemente i funzionari del
>NED hanno deciso che era meno expensive e più comodo usare
>direttamente il lavoro embedded di agenzie informative, network
>radiotelevisivi compiacenti, o di associazioni come quella di Menard,
>che, ufficialmente, riceve soldi per aiutare giornalisti africani,
>proprio quelli vittime, quasi sempre, delle strategie che la CIA attua
>in quel continente disperato. Non a caso, due anni fa, l'ONU ha messo
>in atto un processo di espulsione per un anno dei Reporters sans
>frontiéres dal ruolo di entità consultiva per "atti incompatibili con
>i principi e gli obiettivi della carta delle Nazioni Unite" e questo a
>causa del lavoro non sempre trasparente e non sempre da giornalisti
>riguardo a Cuba.
>
>Evidentemente quel compito non è ancora terminato ed è culminato con
>la pubblicazione del Libro nero di Cuba, un'opera dove è stato messo
>insieme spregiudicatamente il lavoro dei Reporters sans frontiéres con
>uno stralcio preso dal rapporto del 2003 di Amnesty International, che
>quest'anno, peraltro, è molto più critico con gli Stati Uniti
>d'America [nove pagine di relazione] che con Cuba [tre pagine]. Certo,
>i diritti umani non si misurano a pagine. Anche l'offesa di un solo
>essere umano è inaccettabile, ma certo tutte queste notizie mettono in
>seria crisi l'etica del giornalismo, continuamente sbandierata in
>Italia, in Europa e negli Stati Uniti e confermano una denuncia fatta
>recentemente dal Premio Nobel della Pace Rigoberta Menchù sul "mercato
>dei diritti umani", spregiudicatamente posto in essere dalle nazioni
>più poderose nei riguardi di paesi scomodi o strategici.
>
>Eason Jordan ha dovuto dimettersi, dopo 23 anni, da direttore
>dell'informazione della CNN per essersi azzardato a dire in un
>seminario senza pubblico al forum di Davos "Le truppe in Iraq non
>vanno tanto per il sottile. Sono a conoscenza dei casi di dodici
>giornalisti uccisi deliberatamente dai soldati americani proprio in
>quanto reporter". RSF invece si è limitata a pubblicare i comunicati
>ufficiali dei vari organismi del governo di Washington. Sarà perché
>fra i tanti suoi partner ci sono ditte come Saatchi & Saatchi, gigante
>mondiale della pubblicità, o, come ho detto, addirittura Publicis,
>concessionaria delle strategie di promozione delle forze armate Usa,
>Coca Cola [che ha tristi trascorsi riguardo alla sorte dei
>sindacalisti nelle sue affiliate latinoamericane] e la Bacardi, la
>ditta di rum che platealmente, in Florida, sovvenziona attività per
>annientare il turismo a Cuba?
>
>Il diritto di replica negatomi dal Corriere della Sera
>
>Comprendiamo che questo quadro è imbarazzante, ma sfidiamo chiunque a
>smentirlo, in particolare tenendo in conto la ricostruzione della
>storia del NED e delle agenzie di propaganda della CIA che stiamo
>preparando per il prossimo numero di Latinoamerica. Il Corriere della
>Sera, che dopo la mia denuncia aveva intervistato Robert Menard, ha
>poi accettato per correttezza giornalistica la mia replica, che
>sostanzialmente ribadiva quanto ho esposto più sopra.
>
>A sorpresa però, un mese dopo, ha ospitato nella pagina delle lettere
>un lungo intervento del presidente italiano di RSF Mimmo Càndito, che
>mi accusava di mentire, pur ammettendo come Menard di aver ricevuto
>nel 2005 dal National Endowment for Democracy 39.900 dollari, che
>rappresenta "solo" l'1,3% del bilancio della confraternita. Mi sfugge
>come Càndito possa trovare normale il bilancio di un'associazione di
>solidarietà di giornalisti che riceve 4 milioni di dollari l'anno,
>nella maggior parte, come ho scritto, da aziende molto legate alle
>strategie economiche e belliche dell'attuale governo degli Stati
>Uniti. Il presidente italiano di RSF ammette anche che l'ONU sospese
>nel 2003 il contratto di consulenza con Reporters sans frontiéres per
>un anno e non per tre anni come io ho scritto, dimenticando però di
>citare la motivazione che credo sia giusto ricordare: "per atti
>incompatibili con i principi e gli obiettivi della carta delle Nazioni
>Unite". Non è un particolare secondario, anche se mi dispiace
>dell'imprecisione sulla durata della squalifica subita
>dall'associazione.
>
>No, caro Càndito, non sono in malafede e non ho motivazioni
>ideologiche o propagandistiche come la vostra confraternita. Forse
>proprio per questo il Corriere della Sera, derogando da un dovere che
>è regola nel giornalismo, non mi ha permesso il diritto di replica
>dopo la tua lettera e nemmeno dopo la surreale missiva di un tal Carl
>Gershman, che, guarda un po', un giorno dopo di te, il 3 agosto, ha
>scritto anche lui al Corriere in qualità di presidente di National
>Endowment for Democracy, negando senza imbarazzo che la sua
>associazione lavorasse sotto braccio alla CIA e ovviamente accusandomi
>di mentire. Non immaginavo che i miei scritti potessero avere così
>tanta attenzione negli organismi politici più strategici degli Stati
>Uniti.
>
>Robert Menard deve essere veramente un tipo introdotto e molto
>ascoltato. Per fortuna sono ormai in età di pensione.
>(...)
>
---------- Forwarded message ----------
From: giopaz@xxxxxxxxxx <giopaz@xxxxxxxxxx>
Date: 14-Dec-2005 13:25
Subject: RE: [lista isf-roma] "Cugini" rinnegati...
To: Mailing-list di Ingegneria Senza Frontiere - Roma <lista@xxxxxxxxxxxx>,
lista@xxxxxxxxxxxx

Alle volte pur di attrarre l'attenzione su un articolo e farsi un po' di
pubblicità, si è disposti a cambiare la realtà, o per lo meno a mostrare
della stessa soltanto alcuni aspetti tralasciando altri. Per questo quando
ho letto la mail ""Cugini" rinnegati..." con l'articolo di Gianni Minà dal
titolo "I tanti modi di essere "senza frontiere"" non ho potuto fare a meno
di prendere carta e penna (o per meglio dire tastiera e PC) e replicare
all'articolo.

Che gli Stati Uniti non rispettino i diritti umani è chiaro e provato
(purtroppo),
e tutto questo è testimoniato da associazioni come Amnesty che, come dice
Minà, dedica molto spazio nel proprio rapporto agli USA. Questo, però, non
influisce sulla classifica o sul giudizio di RSF, che si basa sulla libertà
di espressione dei giornalisti e sulla tutela di cui godono da parte dello
stato. I paramatri presi in considerazione da RSF sono altri, assolutamente
diversi da quelli che cita Minà. Cosa importa se un paese [...] ha oltre
571.900 installazioni militari in 3740 territori di varie nazioni, 770 basi
militari in oltre 40 paesi e infine quasi 400mila soldati all'estero [...]
se stiamo misurando il gradp di libertà dei giornalisti? O che [...]"il varo
di leggi aberranti come quella che consente di poter applicare la pena di
morte, una volta che abbiano compiuto i 18 anni, a imputati che hanno
commesso
reati nell'adolescenza? O ancora [...] che la Cia abbia nuovamente "libertà
di tortura". [...]?

Di sicuro queste affermazioni fanno pensare che il governo statunitense
preferisce
comprare un missile che investire in aiuti al terzo mondo, oppure che per
Cheney torturare non è reato. Ok, sono d'accordo, ma utilizzando queste
informazioni
si deduce che i giornalisti cubani hanno più libertà di quelli statunitensi?
Se un associazione stilasse una classifica dei paesi in base agli sforzi
fatti per alfabetizzare la popolazione probabilmente Cuba si piazzerebbe
bene. Se qualcuno criticasse questa classifica dicendo che Cuba è un regime
e non merita tale posizione avrebbe torto. Cuba è un regime oppressivo, ma
evidentemente dal punto di vista dell'alfabetizzazione è encomiabile.

Le critiche di Minà mi sembrano prive di significato e poco degne di
attenzione.
Gli Stati Uniti rimangono uno stato canaglia dal punto di vista del rispetto
dei diritti umani ( e Minà apporta molte prove a proposito) ma dal punto
di vista dei giornalisti è un paese più o meno libero. Forse (non posso
documentarlo)
è vero che [...] "che dal '59 a oggi a Cuba non sia mai stato assassinato
un giornalista" [...] , ma Cuba è il secondo paese al mondo (dopo la Cina)
con il maggior numero di giornalisti in carcere. Quante TV o giornali liberi
ci sono a Cuba? Negli Stati Uniti esistono voci critiche sulla stampa...

E, per terminare, se si guarda la classifica 2005 della libertà di
espressione,
gli USA non sono neanche piazzati così bene, soltanto al posto 44. Per cui,
nonostante i finanziamenti CIA (?), RSF castiga gli USA. In particolare sono
giudicati addirittura peggiori dell'Italia (e tutti noi sappiamo la libertà
di espressione che esiste nel nostro paese). Paesi ex-URSS (Estonia,
Lettonia,
Lituania) o dell'Africa sub-sahariana (Benin, Namibia) superano di gran
lunga
Italia e USA. Cuba è al posto n.161 (su 167).

Se Minà non ha avuto diritto di replica sul Corriere può criticare il
ranking
dell'Italia, ma che esperienza ha il giornalista sulla stampa americana?
In mia opinione avrebbe dovuto scrivere: "A Cuba studiano tutti (ed è
positivo),
ma la situazione dei giornalisti è pessima, gli USA sono dei fuorilegge,
ma almeno da questo punto di vista vanno bene (anche se possono e devono
migliorare), e in Italia la situazione è cattiva, figuratevi che il Corriere
non mi ha concesso il diritto di replica..."

Non tutto quello che fanno gli USA è cattivo, ma Cuba da questo punto di
vista è assolutamente indifendibile.

Saluti dalla Spagna (n. 40, malissimo, anche se meglio dell'Italia)

From Silvio Arcangeli:
In realtà anche gli USA non sono certo un esempio luminoso di stampa libera
e non ideologizzata, anzi...
La differenza grossa è che in quel paese il sistema di condizionamento dei
media è molto più avanzato sia rispetto a quello cubano, che è brutale, sia
rispetto a quello italiano, che è da repubblica delle banane.
In America, molto semplicemente, non c'è bisogno di incarcerare i
giornalisti o di controllare in prima persona le tv.
Chiunque può sostenere tesi radicalmente contrarie al sistema, a casa sua o
nel suo piccolo giornale, e persino bruciare le bandiere se ne ha voglia,
perché tanto, per come funziona tutta la macchina dell'informazione, non
riuscirà mai a guadagnarsi uno spazio tale da poter influire in modo
sensibile sull'opinione pubblica.
uno studio interessantissimo a tal proposito lo pubblicò Chomsky ne "La
fabbrica del consenso".

ciò non toglie che almeno per quanto riguarda la difesa passiva della
libertà di espressione e di cronaca la situazione lì è sicuramente migliore
non solo rispetto a Cuba, ma anche rispetto a gran parte dei paesi europei
(penso alla francia, ad esempio, che è molto più "fascista" da questo punto
di vista).





--
Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La
sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè
nei momenti di ordinaria amministrazione. Vi immaginate voi una guerra
proclamata per referendum? Il referendum va benissimo quando si tratta di
scegliere il luogo più acconcio per collocare la fontana del villaggio, ma
quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi
ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo
stesso. (Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D.,
vol. IV, pag.110)

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