[isf-ge] [Fwd: Raccolta differenziata e produzione di rifiuti: l'esperienza di una famiglia]
- From: Cristiano Nattero <kr1zz@xxxxxxxxxxxx>
- To: ISF-GE Lista <isf-ge@xxxxxxxxxxxxx>
- Date: Sun, 30 Jan 2005 23:06:17 +0100
C'è qualche problema con la lista, spero di risolverli presto...nel
frattempo vi inoltro qualche mail di Amedeo, questa è la prima...
------- Messaggio inoltrato -------
Da: amemaio@xxxxxxxxxxxx
A: kr1zz@xxxxxxxxxxxx
Cc: amemaio@xxxxxxxxxxxx
Oggetto: Raccolta differenziata e produzione di rifiuti: l'esperienza di
una famiglia
Data: Sun, 30 Jan 2005 17:28:14 +0100 (CET)
Prima mail da inoltrare a ISF
Dato che ultimamente se ne era parlato in ISF, vi giro un contributo che
può indurre qualche riflessione sul ciclo dei rifiuti... (spero di non
averlo già fatto).
Amedeo
Famiglia Fancello Dicembre 2004
Renato e Laura Fancello
e-mail: renato.fancello@xxxxxxxxxxxxx
La nostra famiglia è composta da quattro persone: due adulti (oggi
cinquantenni) e due minorenni (quattordici ed undici anni).
Fin da quando a Genova sono state introdotte le prime forme di
raccolta differenziata dei rifiuti ci siamo impegnati in tale
attività......... >Abbiamo deciso di sistematizzare i dati,
identificando e pesando ogni tipologia di rifiuti da noi prodotta,
specificandone il sistema di conferimento.....
Marito libero professionista, moglie insegnante di scuola media, i figli
studenti, rappresentiamo una famiglia di tipo "medio" con
alcune caratteristiche che dovrebbero situarci nella fascia
di produttori di rifiuti (sia in qualità che quantità).
Viviamo a Genova Quinto in un appartamento condominiale di circa 100 m2.
Non disponiamo di giardino.....
Dati generali
Dal 12 ottobre 2003 all'11 ottobre 2004 (366 giorni) abbiamo pesato tutti
i rifiuti prodotti prima di conferirli alle diverse destinazioni
possibili: raccolta differenziata (vetro, carta, plastica, metallo, RUP:
pile, farmaci), compostiera, ecovan (rifiuti ingombranti), contenitore
staccapanni (indumenti dismessi), cassonetto della nettezza urbana. >
La famiglia Fancello nel periodo considerato ha prodotto
complessivamente poco più di 730 kg di rifiuti, di cui circa il 75 % è
stato conferito a forme di raccolta differenziata, mentre solo il 25 % é
finito nel cassonetto come rifiuto indifferenziato.
Raffronto con dati di produzione genovese pubblici
I dati riportati ci permettono alcuni raffronti che riteniamo di
grande interesse.
La produzione totale assoluta pro capite della nostra famiglia
(rifiuto differenziato ed indifferenziato) è pari a 0,5 kg al giorno a
persona, di cui 130 g al giorno vengono conferiti al cassonetto.
Già da questo primo risultato ci sembra di poter sottolineare come la
produzione strettamente domestica, quale la nostra, appare molto
distante dai dati di produzione pro capite giornaliera normalmente
conosciuti e purtroppo adottati nei vari calcoli e decisioni conseguenti
in ordine a tasse, organizzazione della raccolta, modalità di
smaltimento.
In base ai dati relativi all'anno 2000, recentemente diffusi
nell'ambito del Rapporto rifiuti 2002 Apat in termini di produzione pro
capite di rifiuti urbani, la Liguria si colloca, con i suoi 570 kg/ab
all'anno nella fascia più alta delle regioni italiane.
La produzione totale è di circa 924.000 tonnellate annue per una
popolazione di 1.621.016 abitanti. Il trend rispetto al 1999 indica un
aumento relativo, dell'ordine del 2¸3%, particolarmente nell'area
metropolitana di Genova, che si colloca alle spalle dei grandi centri del
nord.
...............
In base agli ultimi dati disponibili e reperibili sull'Annuario
Statistico 2002 del Comune di Genova, la produzione complessiva di RSU
nel 2002 a Genova (Raccolta indifferenziato e differenziata) è stata di
334.601 t, di cui il 14,34 % differenziato.
Poiché al 31.12 2002 la popolazione di Genova era di 604.732 abitanti
residenti, se ne deduce una produzione genovese pro capite annuale di
553,3 kg/ab e giornaliera di 1,52 kg/ab/d.
Come abbiamo evidenziato la nostra famiglia non si distingue in modo
particolare sul fronte della produzione di rifiuti, mentre probabilmente
si distingue su quello della separazione.
Pur con le lievissime differenze che possono derivare dal comparare dati
riferiti a periodi differenti (ma molto vicini), appare comunque
eclatante la differenza tra la produzione famigliare effettiva di 0,5 kg
/ab/d e quella desumibile dal dato genovese del 2002 di 1,52 kg/ab/d.
.................
Conclusioni
Da quanto sopra derivano importanti considerazioni e conseguenze.
È assolutamente indubbio che la gran parte della produzione di RSU nel
comune di Genova non derivi dal settore residenziale, ma piuttosto
dall'industria, l'artigianato, il commercio (soprattutto di piccola e
media dimensione) ed i servizi (tutte le tipologie). Se ciò può apparire
(forse) ovvio agli occhi di esperti del settore per i cambiamenti della
vita cittadina negli anni (si vive molto più fuori che dentro casa), non
sembra però che tale ovvietà sia mai stata tradotta in politiche
conseguenti. >Si può ipotizzare che tali settori intervengano per
almeno il 55 ÷ 60 % se non più dell'intera produzione.
Le sole raccolte residenziali ma non solo della carta e del vetro
possono incidere fortemente sulla riduzione del conferimento
indifferenziato.
Da queste sintetiche conclusioni derivano:
la necessità di creare dei circuiti di raccolta locali
specifici per le fonti di produzione non residenziale. Sono inoltre
necessari controlli su tali settori per evitare che anche rifiuti non
assimilabili agli urbani vengano conferiti nel cassonetto. Sarebbe
opportuno che comunque i cassonetti per l'indifferenziato residenziale
fossero nettamente distinguibili e specifici per tale categoria di
produttori. Sulle modalità per ottenere ciò esiste una vasta casistica.
il potenziamento delle forme di raccolta differenziata (con
sviluppo del porta a porta) e la creazione anche di isole vigilate per il
conferimento differenziato. In base alle ipotesi sopra accennate deriva
che è ipotizzabile una diminuzione del numero se non anche della
frequenza di svuotamento dei cassonetti normali ed un parallelo
incremento delle campane per vetro, carta, plastica e metalli.
Se è sacrosanto sviluppare forme di educazione del cittadino comune,
molto più importante, almeno nel frangente attuale, apparirebbe
sviluppare forme similari specifiche per i settori non residenziali. È
chiaro che tutto ciò ha un diretto riflesso sulla gestione
economica del ciclo, sulle modalità di smaltimento, sulle scelte a medio
e lungo termine in tema di rifiuti.
In ordine all'aspetto economico, e per rimanere su dati certi, la
nostra famiglia ha pagato per il 2004 una tassa sullo smaltimento dei
rifiuti pari a ? 230,60. Questa cifra non tiene conto del comportamento
virtuoso.
Non esiste alcuna forma di incentivo a differenziare, se non un
generico appello alla coscienza individuale (per chi ce l'ha), i cui
risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Anche le scuole, pur ricevendo pressioni a diffondere l'importanza di
comportamenti corretti nello smaltimento dei rifiuti, non riescono
appieno nel loro intento perché non sono supportate da una realtà
esterna adeguata in tal senso.
Da ciò deriva che i sottoscritti hanno pagato ogni chilo dei 183
conferiti al cassonetto e non differenziato la cifra di ? 1,26 (pari a
2.440 delle vecchie lire). In effetti al Comune il nostro costo, per
limitarci ai dati provenienti dalla nostra esperienza, è stato di ? 0,31
(pari a 610 delle vecchie lire), perché per il Comune l'intera nostra
produzione è indifferenziata. Per carità di patria non facciamo
raffronti sui dati di produzione, secondo i quali noi produrremmo pro
capite la bellezza di oltre 550 kg/anno a persona. I sottoscritti hanno
finanziato e finanziano il comportamento "vizioso" di chi non
differenzia in alcun modo. Non solo: il Comune riceve dei contributi dal
Conai in rapporto alle quantità di rifiuti selezionati separatamente. I
sottoscritti pagano in effetti due volte.
La tariffa corretta che avremmo voluto vederci applicata è quella
relativa ai quantitati effettivamente conferiti al cassonetto.
Assumendo come equa la cifra di 230,60 per l'intera produzione
conferita totalmente senza differenziazione, in effetti avremmo dovuto
pagare solo un quarto di tale cifra: ? 57,65.
La tassa applicata è quattro volte la tariffa.
In ordine alle scelte ci appare sbagliata tout court l'ipotesi del c.d.
termovalorizzatore.
Esso, per supportarsi economicamente, necessita di forti quantità di
rifiuto. Siamo una città che nel 1971 contava 816.872 abitanti ed
attualmente ne ha poco più di 600.000. La composizione famigliare è
sempre più segnata da famiglie mononucleari ed anziane. I dati pubblici
di produzione ci dicono che con fluttuazioni a Genova si è passati da
313.940 t di indifferenziato e 7.603 di differenziato nel 1993 a 286.621
t di indifferenziato e 47.980 di differenziato nel 2002.........
Solo una politica che rigetti qualunque scelta in ordine allo
sviluppo della raccolta differenziata, all'aumento della sua qualità e
quantità, o che pratichi una raccolta differenziata "finta",
può sperare di percorrere con qualche risultato tale strada (ma non si
parli di salute e ambiente).
Ciò di cui c'é bisogno é di una scelta politica forte che affronti il
problema nei suoi gangli fondamentali:
effettivo controllo delle fonti di produzione e tariffazione
adeguata con riduzione della tariffa in presenza di comportamenti
virtuosi.
incentivi a ridurre la produzione di rifiuti.
incentivi allo sviluppo dei circuiti delle materie seconde.
Tutto ciò si potrebbe tradurre anche in occasioni di nuova
occupazione in una realtà cittadina pressoché statica.
Crediamo, con questa nostra esperienza, di aver fornito un servizio utile
alla collettività. Auspichiamo che venga presa in considerazione, per
ottenere in primis (per noi) una tariffa più equa, ma soprattutto per
realizzare una migliore gestione dei rifiuti genovesi, nel pieno rispetto
della legge, delle risorse e dell'ambiente.
In Fede
Renato Fancello Laura Solari
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