[isf-ge] Fwd: [Forumsociale] Analisi degli avvenimenti di Srebrenica

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Andre

---------- Forwarded message ----------
From: josip.broz@xxxxxx <josip.broz@xxxxxx>
Date: 28-Feb-2006 15:15
Subject: [Forumsociale] I: Analisi degli avvenimenti di Srebrenica
To: forumsociale@xxxxxxxxxxxxxx

----Messaggio originale----
Da: teodoro.lamonaca@xxxxxxxxx
Data: 27-
feb-2006 4.12 PM
A: <(Recipient list suppressed)>
Ogg: Analisi degli
avvenimenti di Srebrenica

Da:: "Coord. Naz. per la Jugoslavia"
<jugocoord@...>
Data:: Sab Feb 25, 2006  9:11 am
Oggetto:: Ed Herman:
Analisi degli avvenimenti di Srebrenica

Note:

Questo documento è
ricavato in parte e cita capitoli dell'importante
volume sul massacro
di Srebrenica, "Srebrenica: The Politics of War
Crimes", scritto da
George Bogdanich, Tim Fenton, Philip Hammond,
Edward S. Hermann,
Michael Mandel, Jonathan Rooper, e George
Szamuely. Questo libro viene
citato nelle note di seguito come
"Politics of War Crimes". L'autore e
i suoi colleghi ringraziano per
la collaborazione Diana Johnstone,
David Peterson, Vera Vratusa-
Zunjic, Milan Bulajic, Milivoje
Ivanisevic, Konstantin, Kilibarda, e
George Pumphrey. "Fools Crusade"
della Johnstone è uno studio
fondamentale di eccellenza, un punto di
vista alternativo sulla
Guerra dei Balcani. "Srebrenica: Three Years
Later, And Still
Searching" di George Pumphrey è una critica esemplare
di ciò che
viene riferito dall'establishment sul massacro di Srebrenica
e
reiteratamente colpisce il bersaglio  con fatti ed analisi a
tutt'oggi mai smentiti.



Analisi degli avvenimenti di Srebrenica

di
Ed Herman, professore universitario americano, (ZMAG- USA)

(Traduzione
dal francese di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)


Srebrenica. L'episodio è divenuto il simbolo del male, particolarmente
del
male Serbo. Viene descritto come "un orrore senza pari nella
storia di
Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale", che ha visto l'
esecuzione a sangue
freddo "di almeno 8.000 fra giovani e uomini
adulti musulmani." [1]

Gli avvenimenti si sono svolti all'interno, o
nei dintorni della città
bosniaca di Srebrenica, fra il 10 e il 19
luglio 1995, quando la città è
stata occupata dall'esercito Serbo
Bosniaco (ASB), dopo aver combattuto e
ucciso un gran numero di
musulmani Bosniaci, dei quali non si conosce
quanti siano morti nel
corso degli scontri e quanti siano stati
giustiziati.


È fuori
dubbio che ci siano state delle esecuzioni, e che molti musulmani
Bosniaci siano morti durante l'evacuazione di Srebrenica e nelle fasi
successive.


Ma veramente quello che viene raramente messo in
discussione, il problema
più importante, è di sapere quanti fra quelli
siano stati giustiziati,
essendo dato che molti dei corpi ritrovati
nelle sepolture sul posto sono
di vittime dei combattimenti, e che una
gran parte dei musulmani Bosniaci
che erano scappati dalla città sono
arrivati senza intoppi in territorio
bosniaco musulmano. Alcuni
cadaveri riesumati sono perfino dei numerosi
Serbi ammazzati nel corso
di razzie effettuate dai musulmani Bosniaci,
mentre se ne andavano da
Srebrenica nel corso degli anni che hanno
preceduto il luglio 1995.

Il massacro di Srebrenica ha giocato un ruolo particolare nella
politica
occidentale di ristrutturazione della ex Jugoslavia, e più in
generale
nelle politiche di intervento.

Il massacro ha suscitato un
ritorno di interesse in concomitanza con la
commemorazione del suo
decimo anniversario nel luglio
2005.


Viene citato costantemente
come prova del "male Serbo" e delle volontà
genocide della Serbia.

È
servito per giustificare la punizione dei Serbi e di Milosevic, e nel
contempo la guerra del 1999 della NATO contro la
Serbia.


Inoltre ha
fornito un alibi morale per le future guerre occidentali di
vendetta,
di proiezione di potere e di "liberazione", dimostrando che
esiste un
male che l'Occidente può e deve sradicare.

Comunque, esistono tre
elementi che avrebbero dovuto sollevare dei pesanti
interrogativi a
proposito del massacro, a quell'epoca e ancor oggi, cosa
che non è mai
avvenuta.

Il primo è che il massacro ha soddisfatto molto
opportunamente le necessità
politiche del governo Clinton, dei
musulmani Bosniaci e dei
Croati.


Il secondo è che già in precedenza
si era tenuto conto, prima di Srebrenica
(e si è continuato a farlo
anche in seguito), di una serie di pretese
atrocità serbe, rivelate
regolarmente nei momenti strategici in cui si
preparava un intervento
violento degli Stati Uniti e del blocco della NATO,
e perciò vi era la
necessità di un solido sostegno dell'opinione pubblica e
di relazioni
pubbliche, atrocità che in seguito venivano dimostrate essere
mai
avvenute.
Il terzo è che le prove di un tale massacro, di almeno 8.000
fra giovani e
uomini adulti, sono sempre state per lo meno poco
attendibili.


Convenienza politica

Gli avvenimenti di Srebrenica, e
le rivelazioni di un enorme massacro,
hanno aiutato notevolmente il
governo Clinton, la dirigenza bosniaca
musulmana e le autorità
croate.

Clinton, nel 1995, era stato incalzato allo stesso tempo dai
mezzi di
informazione e da Bob Dole per una azione più energica in
favore dei
musulmani Bosniaci, [2] e il suo governo ricercava
attivamente la
giustificazione per una politica più
aggressiva.


Le
autorità Clintoniane si sono precipitate sulla scena di Srebrenica per
confermare e rendere di pubblico dominio le affermazioni di un
massacro,
come più tardi, nel gennaio 1999, veniva fatto da William
Walker. La
pressante relazione presentata da Walker a Madeleine
Albright l'aveva fatta
esultare, tanto da esclamare: "La primavera è
apparsa presto, quest'anno!"
[3]

Srebrenica, in quell'estate del
1995, ha permesso all'autunno di "apparire
prima" all'amministrazione
Clinton!

I leaders Bosniaco-musulmani si erano battuti per anni per
convincere le
potenze della NATO di intervenire più energicamente in
loro favore, e ci
sono forti indicazioni che loro erano pronti non
solo a mentire, ma anche a
sacrificare i loro stessi concittadini e
soldati per ottenere l'intervento
(problemi trattati nella seconda
parte).


Alcuni personaggi autorevoli musulmano-Bosniaci hanno
dichiarato che il
loro presidente, Alija Izetbegovic, aveva loro
comunicato che Clinton aveva
avvertito che l'intervento avrebbe avuto
luogo solamente nel caso in cui i
Serbi avessero ammazzato a
Srebrenica più di 5.000 persone.
[4]  L'abbandono di Srebrenica da
parte di una forza militare ben più
consistente di quella degli
attaccanti, e la ritirata che aveva reso
vulnerabile questa forza
superiore e che aveva comportato moltissime
vittime in combattimento o
nelle rese dei conti, avevano permesso di
arrivare a quelle cifre che
corrispondevano, più o meno, al criterio di
Clinton.

Esistono le
prove che la ritirata di Srebrenica non derivava da alcuna
necessità
militare, ma corrispondeva ad una decisione strategica, secondo
la
quale le perdite incorse erano un sacrificio obbligatorio in favore di
una causa più importante.
[5]


Le autorità Croate erano entusiaste
di vedere che si svelava un massacro
avvenuto a Srebrenica, poiché
questo stornava l'attenzione dallo loro
devastante pulizia etnica
nella Bosnia occidentale, avvenuta ben prima, a
spese dei Serbi e dei
Musulmani di Bosnia, (pressoché completamente
ignorata dai media
Occidentali). [6] E questo avrebbe fornito una
giustificazione per l'
espulsione già pianificata di molte centinaia di
migliaia di Serbi
dalla regione della Krajina, in Croazia.
Questa operazione di pulizia
etnica massiccia è stata condotta con
l'approvazione degli Stati Uniti
e il loro sostegno logistico, appena un
mese dopo gli avvenimenti di
Srebrenica, e ha probabilmente causato la
morte di molti civili Serbi,
che non avevano nulla a che vedere con le
uccisioni di civili Bosniaci
musulmani, avvenute in luglio nel settore di
Srebrenica.

La maggior
parte delle vittime musulmano-Bosniache erano combattenti, dato
che i
Serbi di Bosnia avevano messo al sicuro donne e bambini
convogliandoli
su autobus, cosa che i Croati non hanno fatto, ottenendo
come
risultato la morte di molte donne, bambini e vecchi, massacrati da
loro nella Krajina. [7]                                           Il
cinismo dei Croati era impressionante : "Le truppe delle Nazioni Unite
hanno osservato con orrore i soldati Croati trascinare i cadaveri dei
Serbi
lungo la strada che fiancheggia il centro dell'ONU, imbottirli
di
pallottole di AK-47 e quindi schiacciarli sotto i cingoli di un
carro
armato." [8] Ma di questo non si è fatta attenzione, vista l'
esplosione di
indignazione e di propaganda in seguito a Srebrenica,
grazie ai grandi
mezzi di informazione,  il cui ruolo bellicista
giocato durante le guerre
Balcaniche era già solidamente collaudato.
[9]
Anche il Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia (TPIY) e
le
Nazioni Unite hanno giocato un ruolo importante nel consolidamento
della
narrazione standard del massacro di Srebrenica.

Dopo il suo
esordio, il TPI è stato il braccio giuridico delle potenze
della NATO
che lo hanno creato, finanziato, utilizzato come strumento di
polizia
e di informazione, e di cui in contraccambio hanno beneficiato dei
servigi che si aspettavano.[10]
Il TPI si è concentrato intensamente su
Srebrenica e ha raccolto sedicenti
conferme importanti, indipendenti
dalla realtà del massacro, accompagnate
da affermazioni di "genocidio"
pianificato "utilizzabili in ambito
giudiziario".


Le Nazioni Unite
non sono di meno coinvolte nelle esigenze delle potenze
della NATO, ma
anzi hanno fatto loro eco e, nella questione di Srebrenica,
hanno
assunto le posizioni pretese dagli Stati Uniti e dai loro
alleati.
[11]


L'interesse politico del massacro di Srebrenica non prova
naturalmente che
la narrazione dei fatti da parte dell'establishment
sia erronea. Ma implica
la necessità di essere prudenti e di diffidare
delle falsificazioni e delle
affermazioni esagerate. Questa vigilanza
ha completamente fatto difetto nei
resoconti sui fatti di Srebrenica
diffusi dai mezzi di informazione.


Le menzogne senza tregua prima e
dopo Srebrenica

Ad ogni tappa dello smantellamento della Jugoslavia e
della sua pulizia
etnica, come prima e durante la guerra della NATO
per la provincia serba
del Kosovo nel 1999, le menzogne
propagandistiche hanno giocato un ruolo
molto importante nel sostenere
il conflitto e la giustificazione degli
interventi antiserbi.  Ci sono
state menzogne per omissione e menzogne che
hanno propagato
informazioni ed impressioni
false.


Una delle più gravi menzogne per
omissione è stata la presentazione
sistematica di comportamenti
criminali come una specificità serba, senza
aggiungere che questi
comportamenti erano  caratteristici anche dei
Musulmani e dei Croati,
per non parlare del complesso del
conflitto.

Caso dopo caso, i media
hanno descritto le aggressioni e le atrocità serbe,
senza menzionare
gli attacchi preliminari lanciati contro i Serbi nelle
medesime città,
quindi facendo passare le risposte dei Serbi come azioni
non provocate
di aggressione e di barbarie.  Questo è risultato evidente
fin dall'
inizio degli scontri importanti del 1991 nella Repubblica di
Croazia.
Ad esempio, nella loro copertura degli avvenimenti nella città di
Vukovar, in Croazia orientale, i media (e il TPI) hanno insistito
esclusivamente sulla presa della città, avvenuta nell'autunno del 1991
da
parte dell'esercito federale jugoslavo, ignorando completamente il
massacro
di Serbi che vivevano in quella zona compiuto nella primavera
e nell'estate
precedenti da parte delle truppe della Guardia Nazionale
croata e di
paramilitari.


Secondo Raymond K. Kent, "una parte
considerevole della popolazione serba
dell'importante città slavona di
Vukovar è scomparsa, senza essere fuggita,
e sono rimasti segnali di
torture nelle vecchie catacombe austriache sotto
la città, e ci sono
prove di violenze e di assassini. I media occidentali,
già fortemente
impegnati nella demonizzazione dei Serbi, hanno scelto di
ignorare
questi fatti." [12] Questo approccio  tendenzioso e ingannevole è
stata la pratica abituale dei grandi media e del TPI.
Altre menzogne
per omissione sono state evidenti nell'aver messo in primo
piano i
campi di prigionia Serbo-bosniaci come quello di Omarska, descritti
nei dettagli e con tanta indignazione, senza tenere conto del fatto che
i
Musulmani e i Croati avevano dei campi similari a Celebici, Tarcin,
Livno,
Bradina, Odzak e il campo Zetra di Sarajevo, fra gli altri,
[13] con un
numero di prigionieri e di installazioni del tutto
confrontabili, ed un
trattamento peggiore dei prigionieri. [14] Ma, a
differenza dei Serbi, i
Musulmani e i Croati hanno fatto ricorso ad
agenzie competenti in relazioni
pubbliche e si sono rifiutati di
lasciare ispezionare le loro
installazioni, e l'edificio di parzialità
eretto ha fatto in modo che i
media si interessassero solamente dei
campi serbi. Folli affermazioni sulle
condizioni di detenzione, tipo
Auschwitz, nei "campi di concentramento"
serbi sono state riprese dai
giornalisti in servizi che hanno avvallato la
propaganda diffusa dalle
autorità musulmane e croate e dai loro incaricati
in relazioni
pubbliche.


Roy Gutman, che ha ricevuto il premio Pulitzer con John
Burns per i suoi
reportages sulla Bosnia nel 1993, si affidava quasi
unicamente alle
autorità musulmane e croate, a testimoni di dubbia
credibilità e ad
affermazioni inverosimili, ed è stato una fonte
importante dello
straordinario lavaggio dei cervelli, tendenzioso e
menzognero, sui "campi
di concentramento". [15]

Il premio Pulitzer
per John Burns si basava su una lunga intervista a Boris
Herak, un
prigioniero Serbo bosniaco, che era stato messo a disposizione
sua, e
di un cineasta finanziato da Soros, dai Musulmani di Bosnia. Qualche
anno più tardi, Herak denunciava pubblicamente che era stato costretto
a
fornire la sua confessione altamente inverosimile e che aveva
dovuto
imparare a memoria pagine e pagine di menzogne.
Proprio due
delle sue presunte vittime sono risultate più tardi
viventi.


Però,
nel reportage su Herak, John Burns e il New York Times, (come pure il
film finanziato da Soros), hanno trascurato di citare un particolare
che
sarebbe stato la rovina della loro credibilità :  infatti, Herak
accusava
anche l'ex comandante dell'UNPROFOR, il generale canadese
Lewis MacKenzie,
di avere violentato una giovane musulmana in un
bordello serbo.
[16]


Questi due scandalosi premi Pulitzer sono la
testimonianza della parzialità
mediatica che regnava nel
1992-93.
In
un recente attacco di curiosità, nel corso di una visita a Izetbegovic
morente, Bernard Kouchner ha interrogato l'ex Capo di Stato della
Bosnia
sui campi di concentramento serbo-bosniaci. Izetbegovic gli ha
reso la
sorprendente confessione che l'informazione su questi campi
era stata
distorta allo scopo di ottenere dalla NATO il bombardamento
contro i Serbi.
[17] Questa confessione importante non ha avuto mai
alcuna menzione da
parte dei media americani o inglesi.

Una delle più
spettacolari menzogne degli anni Novanta è stata quella
riguardante il
campo serbo di  Trnopolje, visitato da giornalisti
britannici della
ITN nell'agosto 1992. Questi giornalisti hanno fotografato
un certo
Fikret Alic, mostrandolo emaciato e apparentemente rinchiuso
dietro lo
sbarramento di un campo di concentramento. In realtà, Fikret Alic
si
trovava in un campo di transito, era malato di tubercolosi ben prima
di
arrivare al campo, non rappresentava in alcun modo gli altri
residenti del
campo, e partiva poco tempo dopo per la Svezia. Inoltre,
lo sbarramento
circondava i fotografi, non venivano impediti i
movimenti al fotografato.
[18]

Ma questa foto particolarmente
disonesta, che ha fatto il giro per tutto
l'Occidente come prova dell'
esistenza di un Auschwitz serbo, è stata
accolta come prova di accusa
dalle autorità della NATO, e ha fornito il
fondamento per la creazione
del TPI e della sua missione di combattere
contro la malvagità dei
Serbi.
Nel caso dell'assedio di Sarajevo, come nel caso dei conflitti
intorno alle
città "protette", il governo musulmano bosniaco si è
impegnato in un
regolare programma di provocazioni contro i Serbi,
condannandoli per le
loro reazioni, mentendo sul numero delle vittime
e cercando solitamente con
successo di far addossare tutte le
responsabilità sui
Serbi.
Come ha dichiarato Tim Fenton : "Le
asserzioni di massacri di musulmani
Bosniaci seguivano subitamente
come la notte segue il giorno : il più
eloquente era il Primo Ministro
musulmano Haris Silajdzic che affermava che
le Nazioni Unite erano
responsabili della morte di 70.000 persone a Bihac
all'inizio del
1995, quando in quella zona non si avevano avuti
praticamente
combattimenti e il numero delle vittime era stato molto poco
elevato."
[19]


Una rimarchevole caratteristica dello sforzo dei
musulmani Bosniaci per
demonizzare i Serbi, in vista di ottenere che
la NATO corresse in loro
soccorso con i bombardamenti, è stata la loro
propensione ad ammazzare i
loro stessi concittadini. L'esempio più
eclatante è stato il bombardamento
di civili di Sarajevo nel corso di
tre massacri :  nel 1992, il "massacro
della panetteria"; nel 1994,
il "massacro del mercato" di Markalé ; e nel
1995, il secondo "
massacro del mercato". Secondo la versione ufficiale,
erano stati i
Serbi i responsabili di queste atrocità, e bisogna ammettere
che è
difficile credere che le autorità musulmane abbiano trucidato il loro
stesso popolo per ottenere un vantaggio politico, anche se i fatti
sono
tutti convergenti in questa direzione.  Ma questi massacri sono
stati
l'oggetto di un "timing", di una coordinazione temporale messa
in atto per
influenzare la decisione imminente degli Stati Uniti e
della NATO per un
intervento in favore dei musulmani
Bosniaci.


Per
altro, numerose autorità dell'ONU e comandanti militari occidentali
hanno affermato che esistono forti presunzioni del fatto che i tre
massacri
siano stati pianificati e messi in esecuzione dai musulmani
Bosniaci.[20]
L'ufficiale dell'esercito USA John F. Sray, che si
trovava sul posto in
Bosnia al tempo di questi massacri e dirigeva la
sezione dei servizi
informativi americani a Sarajevo, ha fatto le
stesse considerazioni, che
gli incidenti, e la probabile implicazione
delle autorità
musulmano-Bosniache, "meritano un'inchiesta
approfondita del Tribunale
Penale Internazionale". [21] Inutile dire
che non è stato dato corso a
nessuna
inchiesta.


In una parola, l'
analisi di questi tre massacri non fa riferimento alla
teoria del
complotto, ma trae la giusta conclusione, fondata su molteplici
e
attendibili constatazioni, alla quale nello stesso modo non si fa
richiamo nei resoconti tendenziosi della storia recente dei Balcani.
[22]

Tornando al caso di Srebrenica, prima e dopo, la manipolazione
delle cifre
è stata una pratica corrente, che ha contribuito a
sostenere il resoconto
dei fatti dominante.

Per la Bosnia, nel
dicembre 1992, il governo musulmano Bosniaco ha tenuto
conto di
128.444 morti militari e civili, un numero che è salito a 200.000
nel
giugno 1993, poi a 250.000 nel 1994. [23] Queste cifre sono state
fagocitate senza batter ciglio dai politici occidentali, dai media e
dagli
intellettuali che esaltano la guerra, con Clinton stesso che
citava il
numero di 250.000 in un discorso del novembre
1995.


L'ex-
responsabile del Dipartimento di Stato George Kenney ha fatto spesso
riferimento a queste cifre, e si è meravigliato di constatare la
credulità
con cui i media le hanno accettate, senza la minima velleità
di
verificarle. La sua valutazione si è situata fra i 25.000 e i
60.000.
[24]

Più di recente, uno studio patrocinato dal governo
Norvegese ha fatto una
valutazione di 80.000 morti, e una inchiesta
del TPI stesso ha concluso su
102.000 vittime. [25] Ne' l'uno ne'
l'altro di questi risultati è stato
presentato dai mezzi di
informazione USA, che avevano regolarmente
infarcito i loro documenti
con cifre
all'ingrosso.
Una inflazione paragonabile è avvenuta nel
1999, durante i 78 giorni del
bombardamento della NATO, con autorità
americane di alto grado a fare
menzione, in momenti diversi, di
100.000, 250.000 e 500.000 Albanesi del
Kosovo trucidati da parte dei
Serbi, ed utilizzare a sproposito il termine
"genocidio" per
descrivere le operazioni serbe in Kosovo. [26] A poco a
poco, queste
cifre sono state ricondotte a 11.000, e si sono fermate a
questo
livello, sebbene non siano stati trovati che 4.000 corpi nel corso
di
una delle più intense indagini condotte con metodi scientifici della
storia, e che un numero imprecisato di questi corpi appartenevano a
combattenti, a Serbi, o alle vittime dei bombardamenti
americani.
Ma
deve essere accettata come esatta la cifra di 11.000 morti, in quanto
i
membri della NATO e il TPI l'hanno dichiarata tale, e Michel
Ignatieff ha
dato assicurazioni ai lettori del New York Times che "la
scoperta di questi
11.334 cadaveri dipendeva dal fatto che l'esercito
e la polizia della
Serbia li avessero o no rimossi."
[27]
Questo
récital di sistematica disinformazione non prova necessariamente la
falsità della versione ufficiale del massacro di Srebrenica. Ma
richiama
alla mente la necessità di esaminare con più attenzione le
asserzioni, che
tanto si sono dimostrate convenienti, un esame che i
mezzi di informazione
di massa si sono sempre rifiutati di fare.


Le
affermazioni molto dubbie sul massacro

Al momento degli avvenimenti di
Srebrenica del luglio 1995, lo scenario era
stato ben collocato in
modo tale che le affermazioni sul massacro
sembrassero credibili.

Praticamente nessuno aveva smentito l'incessante serie di menzogne dei
media, i processi di demonizzazione e di manicheismo "bene-contro-
male"
erano stati ottimamente collaudati, il TPI e i dirigenti dell'
ONU
osservavano alla lettera il programma degli USA e dei loro
alleati, e i
media seguivano pedissequamente le orme del loro
bellicismo.
Pertanto, sarebbe stato facile svelare le incrinature del
contesto.
Un primo elemento del contesto avrebbe potuto essere quello
di "zona
protetta", non altro che una frode : si supponeva che queste
zone fossero
disarmate. Ora non era vero nulla, e con la connivenza
dell'ONU. [28] I
musulmani Bosniaci le utilizzavano, a Srebrenica e
altrove, come trampolini
di lancio di attacchi contro i villaggi serbi
dei dintorni. Nel corso dei
tre anni che hanno preceduto il massacro,
più di 1.000 civili Serbi sono
stati ammazzati dalle forze musulmane
in un gran numero di villaggi
devastati. [29] Ben prima del luglio
1995, il comandante musulmano di
Srebrenica Naser Oric aveva fatto
vedere con fierezza ad alcuni giornalisti
occidentali dei video che
mostravano alcune delle sue vittime decapitate, e
si vantava di questi
assassini. [30]
Testimoniando davanti al TPI, il 12 febbraio 2004, il
comandante militare
delle Nazioni Unite in Bosnia nel 1992-93, il
generale Philippe Morillon,
ha ribadito la sua convinzione che l'
attacco a  Srebrenica era stato una
"reazione diretta" ai massacri dei
Serbi compiuti da Naser Oric e dalle sue
forze nel 1992-93, massacri
di cui Morillon era perfettamente a conoscenza.
[31]

La testimonianza
di Morillon non è stata di alcun interesse per i media
occidentali, e
quando il 28 marzo 2003 il TPI si è finalmente deciso a
mettere sotto
accusa Naser Oric,  probabilmente per costruirsi una immagine
di
imparzialità giuridica, quest'ultimo è stato imputato per l'assassinio
di soli sette Serbi che erano stati torturati e picchiati a morte dopo
la
loro cattura, e di avere distrutto alcuni villaggi della zona
circostante
presi a casaccio. Benché si fosse vantato apertamente con
i giornalisti
occidentali di avere massacrato dei civili Serbi, il
TPI "non ha
riscontrato alcuna prova di vittime civili durante gli
attacchi a villaggi
serbi nel suo teatro di operazioni".
[32]


Quando i Serbi di Bosnia si sono impadroniti di Srebrenica nel luglio
1995,
veniva riferito che il 28.esimo reggimento dell'Esercito
Musulmano Bosniaco
(AMB), costituito da parecchie migliaia di uomini,
se ne era già andato
dalla città. [33] I media non si sono proprio
domandati come una forza
tanto importante potesse trovarsi in una "
zona protetta" disarmata.
Inoltre, avendo ignorato le angherie
perpetrate in precedenza, promosse a
partire dalla zona protetta, i
media potevano adottare la versione
ufficiale di un "genocidio" di una
indicibile crudeltà, piuttosto che
quella di una ritorsione, che i
media hanno comunque ammesso per
giustificare in parte la violenza
esercitata dalle "vittime che vanno loro
a genio" (come quella degli
Albanesi che danno luogo ad espulsioni e ad
uccisioni dei Serbi e dei
Rom, dopo l'occupazione del Kosovo da parte della
NATO).
Un secondo
elemento del contesto è stata la possibile ragione politica
della
evacuazione di Srebrenica da parte di una forza in buona posizione
difensiva, superiore numericamente all'attaccante Esercito Serbo
Bosniaco
(ASB), nel rapporto di sei o forse otto contro uno, ma che
batteva in
ritirata prima dell'assalto, e prima di tutto venivano
ritirati i suoi
comandanti da parte del governo musulmano Bosniaco.
[34] Questa ritirata ha
lasciato la popolazione senza protezione, e ha
reso i quadri dell'Esercito
AMB vulnerabili nel momento in cui si
ritiravano in disordine verso le
linee musulmano-Bosniache. Si
trattava di una nuova manovra di
auto-sacrificio da parte dei leaders
in vista di produrre delle vittime,
poteva essere per raggiungere l'
obiettivo dei 5.000 morti fissato da
Clinton, e indurre così la NATO
ad un intervento più energico?  I media non
si sono mai posti questo
interrogativo.

Gli avvenimenti di Srebrenica presentano sicuramente
degli aspetti che
rendono "plausibile" la versione della esecuzione di
8.000 fra "uomini
adulti e giovani".  Fra questi aspetti vi è la
confusione e l'incertezza
rispetto alla sorte dei soldati musulmano-
Bosniaci in fuga, alcuni erano
riusciti a raggiungere Tuzla sani e
salvi, altri erano finiti uccisi nei
combattimenti, altri ancora erano
stati fatti prigionieri.  La cifra pari a
8.000 è stata fornita di
primo acchito dalla Croce Rossa, basata su una
rozza valutazione che l'
ASB aveva catturato 3.000 uomini e che 5.000
dovevano essere
considerati "scomparsi". [35]  È stato ben dimostrato che
migliaia di "
scomparsi" sono arrivati a Tuzla sani e salvi, o sono stati
uccisi in
combattimento. [36] Ma in una straordinaria trasformazione che
testimonia dell'ardore di situare tutto il male dalla parte dei Serbi e
di
fare dei Musulmani delle vittime, per i mancanti all'appello sono
state
ignorate le categorie "arrivati sani e salvi" o "morti in
combattimento", e
tutti i dispersi sono stati considerati come
giustiziati!
Questa
ingannevole conclusione è stata rinforzata dalla Croce Rossa,
quando,
facendo riferimento ai 5.000, li definisce come "semplicemente
scomparsi",
non ha corretto questa qualificazione politicamente
tendenziosa e non ha
mai sottolineato, quantunque l'avesse
riconosciuto, che "molte migliaia" di
rifugiati erano arrivati nella
Bosnia centrale. [37] Questa qualificazione
ha ricevuto rinforzo anche
dal rifiuto delle autorità musulmano-Bosniache
di fornire i nominativi
e il numero delle persone che si erano salvate
senza intoppi. [38]
Ma, nell'establishment occidentale esisteva una
spiccata propensione
non solo a non tenere conto di questi che erano giunti
a buon porto,
ma di ignorare perfino i morti in combattimento e a
considerare tutti
i cadaveri come vittime di esecuzioni.
In questo caso, la fede cieca è
senza limiti : il reporter David Rohde ha
visto un osso emergere da un
sito di tombe nei pressi di Srebrenica, e ha
saputo d'istinto che si
trattava delle vestigia di una esecuzione e la
prova effettiva di un "
massacro".
[39]


La pratica corrente dei media è stata quella di
passare dalla constatazione
riconosciuta di migliaia di scomparsi, o
dalla notizia di una esumazione di
corpi in un sito, alla conclusione
che così veniva dimostrata l'esecuzione
di  8.000 persone.
[40]


Con 8.000 esecuzioni e alcune migliaia di caduti in combattimento, si
avrebbero dovuti trovare enormi siti di seppellimenti, e si sarebbero
dovute accumulare tramite satellite le prove delle esecuzioni, dei
seppellimenti ed eventualmente delle rimozioni dei corpi.  Ma le
ricerche
nel settore di Srebrenica hanno avuto riscontri "
dolorosamente deludenti",
con la scoperta, per tutto l'anno 1999, di
soli 2.000 corpi, compresi
quelli dei morti in battaglia e anche di
Serbi, alcuni morti già prima del
luglio
1995.


La scarsità di
questi risultati ha condotto all'idea che i corpi fossero
stati
rimossi e riportati in altri luoghi, ma era un'idea difficilmente
convincente, visto che dopo il luglio 1995 i Serbi erano stati
sottoposti
ad un'intensa pressione militare. Era il periodo in cui la
NATO bombardava
le posizioni serbe e gli eserciti musulmano e croato
sviluppavano
un'offensiva in direzione di Banja Luka. L'ASB era sulla
difensiva ed era
carente in modo preoccupante di equipaggiamenti e di
rifornimenti, compreso
il carburante. Mettere in piedi un'operazione
di tali dimensioni di
esumazioni, del trasporto e della risepoltura di
migliaia di cadaveri
sorpassava di molto i mezzi che l'esercito Serbo
Bosniaco disponeva a
quell'epoca. Di più, mettendo in esecuzione un
programma di tale ampiezza,
non potevano sperare di passare
inosservati da parte del personale
dell'OCSE, dei civili locali e
delle osservazioni da
satellite.


Il 10 ottobre 1995, ad una
sessione a porte chiuse del Consiglio di
Sicurezza, Madeleine Albright
ha mostrato delle foto satellitari, come
parti di un dossier
accusatorio dei Serbi in Bosnia. Una di queste foto
mostrava delle
persone, indicate come musulmani di Bosnia delle vicinanze
di
Srebrenica, radunate in uno stadio, ed un'altra, presumibilmente
scattata poco dopo, che mostrava un campo nei pressi, con il terreno
"
rivoltato". Queste foto non sono mai state rese pubbliche, ma anche se
fossero state autentiche, non avrebbero potuto costituire una prova,
ne' di
esecuzioni, ne' di seppellimenti. Inoltre, benché il TPI
assumesse come
reale il "tentativo organizzato e globale" di
dissimulare i cadaveri, e che
David Rohde parlasse di un "gigantesco
sforzo da parte dei Serbi di
nascondere i corpi", [41] ne' la
Albright, ne' chiunque altro hanno mai
mostrato uno straccio di foto
satellitare di esecuzioni di persone, di
seppellimenti o di
dissotterramenti per spostare i cadaveri, o di camions
che
trasportassero da altre parti migliaia di cadaveri. Ossia, una
mancanza
flagrante di documentazione, malgrado gli avvertimenti di
Madeleine
Albright ai Serbi : "Noi vi terremo d'occhio !", e malgrado
che a quel
tempo, durante l'estate 1995, i satelliti facessero almeno
otto passaggi
quotidiani e che i droni geostazionari potessero
piazzarsi sopra la Bosnia
e prendere fotografie ad alta definizione.
[42] I grandi mezzi di
comunicazione hanno considerato che queste
lacune non interessavano per nulla.
Un gran numero di corpi erano stati
ammassati a Tuzla, qualcosa come 7.500
cadaveri o più, molti in
pessimo stato o a pezzi, la loro raccolta e la
loro manipolazione
incompatibili con le norme scientifiche professionali,
la loro origine
incerta, i loro legami con gli avvenimenti del luglio 1995
a
Srebrenica lontani dall'essere provati e persino improbabili, [43] e
la
causa della loro morte generalmente non ben definita. È
interessante
notare, allorquando i Serbi venivano di continuo accusati
di nascondere i
corpi, che nessuno abbia suggerito che i musulmani
Bosniaci, incaricati da
lungo tempo della ricerca dei cadaveri, e per
questo in grado di mettere in
atto falsificazioni, potessero spostare
dei corpi e quindi manipolare le
informazioni.


È in corso un
tentativo di utilizzare l'ADN per riunire i resti a
Srebrenica, ma
questo solleva numerosi problemi : a parte quelli delle
procedure di
investigazione e dell'integrità dei soggetti da esaminare,
sarà di
difficile risoluzione la differenziazione fra un'esecuzione e una
morte in
combattimento.
Inoltre, esistono degli elenchi di scomparsi,
ma sono pieni di errori, con
dei doppioni, con nomi di persone
decedute prima del luglio 1995, che si
erano allontanate per evitare
di servire nell'Esercito Serbo di Bosnia, o
che, in seguito, nel 1997
si sono iscritte nelle liste elettorali, e gli
elenchi comprendono
anche i morti in combattimento, i nomi di superstiti
che si erano
messi al sicuro o che erano stati fatti prigionieri, e che si
sono
fatti una nuova esistenza da altre parti. [44]

Per di più, la cifra di
8.000 è incompatibile con l'aritmetica elementare
applicata a
Srebrenica, prima e dopo il luglio 1995. Le persone che si sono
spostate da Srebrenica, vale a dire i sopravvissuti al massacro che si
sono
fatti registrare all'inizio dell'agosto 1995 dall'Organizzazione
Mondiale
della Sanità (OMS) e dal governo Bosniaco, ammontavano ad un
totale di
35.632.

I musulmani che hanno potuto guadagnare le linee
musulmane "senza che le
loro famiglie fossero informate" erano
perlomeno 2.000, e circa 2.000 sono
stati uccisi nei combattimenti.
Considerando un totale di 37.632
superstiti, più i 2.000 morti in
combattimento, se aggiungiamo gli 8.000
giustiziati, la popolazione di
Srebrenica prima della guerra raggiungerebbe
i 47.000 abitanti, quando
in realtà si avvicinava ai 37-40.000. (Il giudice
del TPI Patricia
Wald ha fatto una stima di 37.000).
Quindi, le cifre non concordano!
[45]


Ci sono stati riscontri di uccisioni a Srebrenica, dove persone
hanno
affermato di esserne stati testimoni. In numero minore, alcuni
di questi
testimoni avevano dei conti politici da regolare o si
rivelavano poco
credibili. [46] Comunque, molte testimonianze erano
attendibili e
descrivevano senza dubbio avvenimenti orribili e reali.
Ma si parla di
qualche centinaio di esecuzioni, non di 8.000 o di un
numero qualsivoglia
si avvicini a
questo.
Il solo testimone che ha
preteso di avere partecipato direttamente ad un
massacro di persone
che superava il migliaio è stato Drazen Erdemovic, un
Croato associato
ad una banda di assassini mercenari, che avevano ricevuto
un compenso
di 12 chili di oro per i loro servigi in Bosnia e avevano
finito, lui
compreso, per andare a lavorare in Congo per il servizio
informazioni
Francese. La sua testimonianza è stata accettata, malgrado la
sua
inconsistenza e le sue contraddizioni, e malgrado il fatto che
soffrisse di turbe mentali, al punto di essere stato esonerato dall'
essere
egli stesso processato, appena due settimane prima di essere
ammesso come
testimone, ma con la dispensa di essere contro
interrogato.


Le deposizioni di questo e di altri testimoni sono
spesso state inficiate
da una procedura di patteggiamento preventivo,
secondo cui, se imputati,
potevano negoziare una riduzione di pena in
cambio della loro
collaborazione con il Tribunale.
[47]


Allo
stesso tempo, è importante sottolineare il numero di osservatori
imparziali che non hanno visto, ne'avuto riscontri minimi di un
massacro,
compresi i membri delle forze Olandesi presenti nella "zona
protetta", e di
personaggi come Henry Wieland, il comandante del corpo
investigativo
dell'ONU sugli abusi contro i diritti dell'uomo, che non
ha trovato alcun
testimone oculare di atrocità dopo cinque giorni di
interviste nell'ambito
di 20.000 sopravvissuti di Srebrenica, riuniti
nel campo profughi presso
l'aeroporto di Tuzla. [48]



Anomalie

Una
anomalia specifica per Srebrenica consiste nella stabilizzazione della
cifra in 8.000 vittime musulmane Bosniache nel luglio 1995, e 8.000
sono
rimaste a tutt'oggi, malgrado il carattere approssimativo della
prima
valutazione, malgrado le prove che molti, se non la maggior
parte, dei 5000
"scomparsi" avevano raggiunto il territorio musulmano-
bosniaco, o erano
stati uccisi nei combattimenti, e malgrado l'
incapacità di produrre
testimonianze probatorie, nonostante i massicci
tentativi per
farlo.


In altre situazioni, come per la valutazione
delle vittime degli attentati
dell'11 settembre, o per la stessa dei
morti in Bosnia o delle vittime dei
bombardamenti sul Kosovo, le cifre
sono state riviste al ribasso nel
momento in cui i ritrovamenti dei
corpi rendevano indifendibili le prime
valutazioni sovradimensionate
in modo esagerato.
[49]


Ma, dato il suo ruolo politico fondamentale
per gli Stati Uniti, per i
Musulmani di Bosnia e per i Croati, e in
ragione della fede quasi religiosa
nell'esistenza delle atrocità che
vi sarebbero state commesse, Srebrenica
si è rivelata impermeabile ad
ogni realtà. Dal primo giorno fino ad oggi,
la cifra di 8.000 è stata
considerata come una verità intangibile, la cui
messa in dubbio deve
essere considerata come una eresia e una apologia del
demonio.


Un'
altra anomalia che illustra il carattere sacrale, intoccabile e
politicizzato del massacro nell'ideologia Occidentale, è stata la sua
rapida qualificazione di
"genocidio".

In questo caso, il Tribunale ha
giocato un ruolo decisivo, con la
straordinaria credulità, con i
psicologismi a briglia sciolta, e con
l'incompetenza dei ragionamenti
giuridici, che i giudici hanno manifestato
esclusivamente nei
confronti dei casi riguardanti i
Serbi.

In materia di credulità, un
giudice ha convalidato come fatto reale
l'affermazione di un
testimone, che i soldati Serbi avessero costretto un
vecchio musulmano
a mangiare il fegato del suo nipotino. [50] E i
magistrati hanno
ininterrottamente rievocato come cosa assodata
l'esecuzione di 7.000 o
8.000 musulmani, riconoscendo nello stesso tempo
che le loro
informazioni "suggerivano" che la "maggioranza"dei 7-8.000
scomparsi
non erano stati uccisi in combattimento, cosa che diminuiva
sensibilmente la cifra accettata per vera.
[51]
Il Tribunale ha
risolto l'imbarazzante problema dei Serbi... autori di
genocidio, che
trasportano con autobus in zone sicure le donne e i bambini
musulmani
Bosniaci, affermando che l'avevano fatto per ragioni di pubbliche
relazioni, ma, come ha sottolineato Michael Mandel, non commettere un
atto
criminale, malgrado il desiderio di attuarlo, viene definito come
un "atto
criminale non commesso". [52] Il Tribunale non si è mai
domandato perché i
Serbi...autori di genocidio non abbiano accerchiato
la città, prima di
conquistarla, per impedire a migliaia di uomini di
fuggire, e nemmeno
perché i soldati musulmani Bosniaci abbiano
abbandonato le loro donne, i
loro bambini e tanti loro compagni feriti
alla mercé dei Serbi, [53] e non
ha mai evidenziato il fatto che
10.000 abitanti di Zvornik, principalmente
musulmani, si siano messi
al sicuro dalla guerra civile rifugiandosi nella
stessa Serbia, come è
stato attestato dal testimone di accusa Borislav
Jovic. [54]
Fra le
altre incoerenze degli argomenti dei magistrati del Tribunale,
figura
il concetto per il quale si tratta di genocidio quando vengono
uccisi
i componenti di un gruppo etnico con l'obiettivo di diminuirne nel
futuro la popolazione, rendendo quindi quel gruppo non più visibile in
una
certa area. Si potrebbe volerli eliminare semplicemente per
impedire di
essere in seguito eliminati, ma la Corte conosce meglio la
psicologia dei
Serbi, e quindi questa non poteva essere la sola
motivazione, bisognava che
ci fosse uno scopo più sinistro. Il
ragionamento del Tribunale, condotto
sulla base psicologica favorevole
all'accusa, è che ogni evento di
eliminazione di un avversario può
essere considerato come
genocidio.
Sussiste inoltre il problema della
definizione di gruppo etnico. I Serbi
cercavano di eliminare tutti i
musulmani di Bosnia, o i musulmani in
generale? O solamente i
musulmani di Sarajevo? I giudici hanno considerato
che la stessa
espulsione di musulmani da Sarajevo doveva essere considerata
come
genocidio, e hanno grosso modo assimilato il genocidio con la pulizia
etnica. [55]  Comunque, è importante sottolineare che il TPI non ha
mai
qualificato come "genocidio" la pulizia etnica di 250.000 Serbi
dalla
Krajina, sebbene in questo caso molte donne e bambini siano
stati
massacrati, e nonostante questa pulizia fosse stata applicata su
un
territorio più vasto e avesse causato più vittime civili che a
Srebrenica. [56]
Il 10 agosto 1995, Madeleine Albright affermava a voce
alta che "quasi
13.000 uomini, donne e bambini erano stati cacciati
dai loro focolari" a
Srebrenica. [57] Forse il Tribunale ha fatto
propria l'impagabile formula
di Richard Holbrooke che qualificava la
Krajina come un caso di "espulsione
involontaria"!  [58] La parzialità
risulta eclatante, la politicizzazione
dell'istanza giuridica estrema.
La copertura mediatica degli avvenimenti di Srebrenica e nella Krajina
ha
seguito il medesimo schema ed illustra come i media abbiano
differenziato
le vittime buone da quelle cattive, a seconda della
presa di posizione
politica.
Erano i Serbi il bersaglio del governo
USA, e questo governo appoggiava in
modo massiccio il programma Croato
di pulizia etnica nella Krajina, e
perciò i media hanno gratificato
Srebrenica di un trattamento esagerato e
denso di indignazione, usando
un linguaggio pieno di odio, lanciando
appelli all'azione ed evocando
al minimo il contesto.  La Krajina, al
contrario, non ha avuto il
diritto che di un'attenzione debole e
passeggera, scevra da ogni
indignazione : la descrizione dettagliata della
sorte delle vittime è
stata ridotta al minimo, i modi per descrivere le
rese dei conti sono
stati neutri, e il contesto evocato ha reso gli
avvenimenti degni di
comprensione.

Il contrasto è stato tanto grossolano da risultare
risibile: l'attacco su
Srebrenica era "agghiacciante", "assassino", "
selvaggio", "criminalmente
perpetrato a sangue freddo", "genocida",
qualificato come "aggressione" e ,
ben inteso, come "pulizia etnica";
con la Krajina, nulla di paragonabile,
perfino "pulizia etnica"
risultava troppo. L'aggressione Croata non era che
una grandiosa "
rivolta" che "avrebbe indebolito il nemico", una "offensiva
lampo",
giustificata come una "risposta a  Srebrenica" e un prodotto degli
"
eccessi" compiuti dai leaders
Serbi.

Il Washington Post ha perfino
citato l'ambasciatore USA in Croazia, Peter
Galbraith, che ribadiva "l'
esodo serbo non è una pulizia etnica". [59]  Il
giornale non
consentiva alcuna messa in dubbio di questo giudizio. Nei
fatti, le
operazioni croate in Krajina hanno fatto della Croazia il più
etnicamente puro fra tutti gli stati componenti la ex Jugoslavia,
benché
l'occupazione del Kosovo da parte della NATO abbia consentito
una pulizia
che rivaleggia con la purificazione etnica della Croazia.

Un'altra anomalia nella questione di  Srebrenica è l'accanimento posto
nel
perseguire davanti al Tribunale tutti i criminali (Serbi), e ad
ottenere
dei carnefici (Serbi), che riconoscessero volontariamente la
loro
colpevolezza, essendo la loro confessione una loro esigenza di
giustizia e
la condizione per la riconciliazione. Il problema è che la
giustizia non
può essere di parte, altrimenti cessa dall'essere
giustizia, e allora
rivela il suo vero volto di vendetta e di
giustificazione di obiettivi
politici.  La pulizia etnica in Bosnia in
alcun modo avveniva da una sola
parte, e i morti per nazionalità non
sono lontani dal corrispondere alle
proporzioni della popolazione.
[60]

I Serbi affermano, documenti alla mano, di aver avuto migliaia di
morti per
mano dei musulmani di Bosnia e dei gruppi di moudjahidin da
costoro
introdotti, ed anche per mano dei Croati, ed hanno il loro
gruppo di
investigazione alla ricerca di identificare i corpi di fosse
comuni stimate
nel numero di 73. [61] Queste vittime non hanno
attirato l'attenzione dei
media occidentali o del TPI.

L'eminente
scienziato jugoslavo, il Dr. Zoran Stankovic, nel 1996 ha
osservato
che "il fatto che la sua squadra di lavoro avesse in precedenza
identificato i corpi di 1.000 Serbi di Bosnia nella regione (di
Srebrenica)
non abbia riscosso alcun interesse da parte del
procuratore Richard
Goldstone."
[62]
Invece, si sente senza sosta la
cantilena ripetitiva sulla tendenza dei
Serbi di piangersi addosso e
di lamentarsi, mentre le lamentazioni dei
musulmani Bosniaci vengono
considerate come quelle delle vittime vere e non
sono mai paragonate a
dei
piagnistei.


Lontana dal contribuire alla riconciliazione, l'
insistenza sulle vittime e
sugli assassini di Srebrenica stimola l'
odio e il nazionalismo, come la
guerra e la violenza in Kosovo vi
hanno esacerbato gli odi e le tensioni, e
hanno dimostrato che l'
obiettivo ostentato da Clinton di un Kosovo
tollerante e multietnico
equivaleva ad una farsa.
In Kosovo, la propaganda di parte e l'
occupazione da parte della NATO hanno
scatenato una incontrollabile
violenza antiserba e antirom, antiturca e
contro i dissidenti
Albanesi, sostenuta dalla compiacenza delle autorità
della NATO, che
distolgono gli occhi quando i loro alleati, le pretese
vittime, si
prendono la loro rivincita e perseguono il loro obiettivo di
sempre,
quello della purificazione etnica.
[63]
In Bosnia e in Serbia, i
Serbi, senza tregua, sono stati denunciati ed
umiliati, e i loro
leaders e i loro comandanti militari puniti, mentre i
criminali fra i
musulmani Bosniaci, i Croati e i potenti della NATO
(Clinton, Blair,
Albright, Holbrooke, ecc.) non sono stati fatti oggetto di
alcuna
sanzione, ma, al contrario, alcuni fra costoro (Clinton et al.),
sono
presentati come campioni di giustizia. [64]

È evidente che l'intento
di quelli che pretendono il castigo dei Serbi non
è ne' la giustizia
ne' la riconciliazione. Si tratta solo di unificare e
consolidare la
posizione dei musulmani di Bosnia, di schiacciare la
Republika Srpska
per eliminarla completamente come entità indipendente in
Bosnia, di
mantenere la Serbia in uno stato destrutturato, disorganizzato,
di
debolezza e di dipendenza dall'Occidente, e di continuare a presentare
sotto una luce favorevole l'aggressione degli USA e della NATO e lo
smantellamento della
Jugoslavia.


Questo ultimo obiettivo richiede
di distogliere l'attenzione dal ruolo di
Clinton e dei musulmani di
Bosnia nella costituzione di una testa di ponte
di Al Qaeda nei
Balcani, nella costruzione di un'alleanza fra Izetbegovic e
Osama bin
Laden, in appoggio alla "Dichiarazione islamica" che esprime
l'
ostilità verso lo Stato multietnico, [65] e per l'introduzione di
4.000
mudjahidin a condurre una guerra santa in Bosnia, con l'aiuto
attivo del
governo Clinton e dell'associazione UCK-Al Qaeda.
Questo
aspetto della presa di posizione in favore dei musulmani di Bosnia
ha
sempre imbarazzato i produttori della propaganda di guerra, e
l'
imbarazzo è accresciuto dopo gli attentati dell'11 settembre. Il
rapporto
della Commissione USA sull'11 settembre afferma che due degli
undici pirati
dell'aria, Nawaf al Hazmi e Khalid al Mindhar, così come
uno dei cervelli
dell'attacco, Khalid
Sheikh Mohammed, hanno "
combattuto" in Bosnia, e che Bin Laden aveva degli
"uffici" a Zagabria
e a Sarajevo. [66] Malgrado l'enorme copertura
mediatica sull'11
settembre e su Al Qaeda, questi collegamenti non sono mai
stati
menzionati dai grandi mezzi di comunicazione e non hanno mai prodotto
effetti sul proconsole in Bosnia Paddy Ashdown, che ha assistito ai
funerali di Izetbegovic e che continua a prendere le parti dei
musulmani
Bosniaci.
Certamente, già dal 1993, i Serbi avevano
denunciato le crudeltà ( e le
decapitazioni) da parte dei moudjahidin,
ma i media e il TPI non se ne sono
mai interessati a quell'epoca, e
non se ne interessano nemmeno
oggi.  Bisogna solo parlare di
Srebrenica, dei musulmani di Bosnia come
uniche vittime, e dei
generosi soccorsi, comunque un po' tardivi, recati da
Clinton e dall'
Occidente a questi disgraziati oppressi.
Ma i Serbi di Bosnia, non sono
stati loro ad aver "confessato" di aver
massacrato 8.000 civili? I
media occidentali si sono impadroniti di questa
"confessione",
dimostrando una volta di più la loro sottomissione
all'agenda politica
dei loro leaders. I Serbi hanno effettivamente
pubblicato un rapporto
su Srebrenica nel settembre 2002, [67] ma questo
rapporto è stato
respinto da Paddy Ashdown, per non essere sfociato in
opportune e
appropriate conclusioni. Il proconsole ha preteso un nuovo
rapporto,
congedando una carrettata di politici ed analisti della Republika
Srpska, minacciando il governo per l'appoggio dato, e ha terminato con
il
fare redigere un testo da certuni che accettavano le conclusioni
ufficialmente approvate. [68] Dunque, questo rapporto, pubblicato l'11
giugno 2004, è stato accolto dai media Occidentali come una conferma
significativa della versione
ufficiale.
Il refrain era che i Serbi
avevano "ammesso" il massacro e che la questione
era ormai regolata.
Il divertente sta nel fatto che questo rapporto,
imposto con la forza,
è ben lontano dal riconoscere le 8.000 esecuzioni
(non parla che di "
diverse migliaia"). La sola cosa che "prova" questo
episodio è che la
campagna Occidentale, destinata a far umiliare i Serbi
vinti, non è
terminata, nemmeno è giunta alla fine la credulità dei media e
il loro
assoggettarsi alla propaganda.


Conclusione

Il "massacro di
Srebrenica" è il più grande trionfo del lavaggio dei
cervelli rispetto
alle guerre dei Balcani. Altre asserzioni e menzogne
hanno giocato il
loro ruolo nei conflitti Balcanici, ma comunque hanno
occupato un
rango modesto nel repertorio propagandistico rispetto alla
menzogna
sul massacro di Srebrenica, che le sorpassa tutte per il suo
potere
altamente simbolico, nonostante la concorrenza di tante altre
falsità
(Racak, il massacro di Markalé, il rifiuto serbo di negoziare a
Rambouillet, i 250.000 morti di Bosnia, la conquista della Grande
Serbia
come elemento motore delle guerre Balcaniche). [69] Srebrenica
rappresenta
il simbolo della malvagità dei Serbi e della sofferenza
dei musulmani di
Bosnia, come della giustezza dello smantellamento
della Jugoslavia e degli
interventi Occidentali, che comprendono i
bombardamenti e l'occupazione
della Bosnia e del Kosovo.
Disgraziatamente, non esiste alcun legame fra questo trionfo della
propaganda, e la verità e la giustizia. La negazione della verità si
incarna nel fatto che la prima valutazione di 8.000 morti, compresi i
5.000
"scomparsi" che avevano abbandonato Srebrenica per
ricongiungersi alle
linee Bosniaco-musulmane, è stata tenuta per
valida anche dopo che si era
rapidamente stabilito che in molte
migliaia avevano raggiunto quelle linee,
e che migliaia di altri erano
morti nei combattimenti.   Ad oggi, questa
cifra bella tonda resta
intoccabile, anche di fronte all'incapacità di
trovare i corpi dei
giustiziati e malgrado l'assenza della pur minima foto
satellitare che
mostri delle esecuzioni, dei cadaveri, delle persone che
scavano, o
dei camions che trasportano dei corpi per rimuoverli e
risseppellirli.
A questo riguardo, i media si sono ben guardati di porsi degli
interrogativi, nonostante la promessa di Madeleine Albright dell'
agosto
1995 : "Noi vi terremo d'occhio". La dichiarazione dell'
Albright, e le foto
che all'epoca è andata in giro a mostrare, hanno
distolto l'attenzione dal
"massacro della Krajina" avvenuto nella
Krajina croata, una pulizia etnica
di una crudeltà ben più importante
che a Srebrenica, comportando meno
combattimenti effettivi che a
Srebrenica, una purificazione fatta di
aggressioni, di omicidi e di
espulsioni di civili indifesi. A Srebrenica, i
Serbi di Bosnia hanno
portato al sicuro le donne e i bambini, e non esiste
alcuna prova che
ne abbiano uccisi [70]; invece nella Krajina non è stata
organizzata
alcuna separazione di questo genere e si stima in 368 il numero
di
donne e bambini massacrati, con numerosi infelici troppo anziani o
infermi per scappare. [71]

Il successo della propaganda può essere
misurato dal fatto che i media non
hanno mai evocato la possibilità
che l'intensità dell'attenzione rivolta al
massacro di Srebrenica sia
servita per mascherare il "massacro della
Krajina", che è
immediatamente seguito, e che ha ricevuto il sostegno degli
Stati
Uniti. Per i media, Srebrenica ha contribuito a provocare la Krajina,
e i Serbi hanno meritato quello che gli è capitato.
[72]
I media
hanno giocato un ruolo importante nel trionfo della propaganda che
è
stato il massacro di Srebrenica. Come abbiamo detto in precedenza, nel
1991 i media sono divenuti i complici del bellicismo, e tutte le
regole
dell'obiettività sono scomparse, per fare posto al loro
sostegno servile di
una politica pro musulmani di Bosnia e contro i
Serbi.


Prendendo in considerazione i reportages di Christine
Amanpour, e di altri,
riguardanti i combattimenti intorno a Gorazde,
già nell'ottobre 1995 il
tenente colonnello dell'esercito USA John
Sray aveva messo per iscritto che
le informazioni "erano deprivate di
qualsiasi parvenza di verità", che gli
Americani dovevano subire un "
monumento di disinformazione", che "l'America
non era stata mai tanto
deplorevolmente ingannata" dopo la guerra del
Vietnam, e che la
percezione popolare sulla Bosnia "era stata manipolata da
una
prolifica macchina di propaganda che è riuscita a congegnare fatti
illusori per sostenere gli scopi dei musulmani." [73]  La macchina
della
propaganda ha conquistato i liberali e una grande parte della
sinistra
negli Stati Uniti, che hanno avvallato la versione dominante
dei Serbi
malvagi alla ricerca di egemonie, che hanno fatto ricorso a
strategie
brutali e di genocidio, e che hanno portato alla rovina l'
oasi multietnica
che esisteva in precedenza in Bosnia, un'oasi
governata da Osama bin Laden
e dal suo amico ed alleato Alija
Izetbegovic e, secondo una tardiva
correzione apportata da Clinton,
Holbrooke e dalla Albright, strettamente
collegata all'Iran, alla
Turchia e all'Arabia
Saudita!


La coalizione bellicista liberale-di-
sinistra doveva demonizzare i Serbi
per giustificare la guerra
imperiale, e questo è stato fatto impregnandosi
dell'insieme delle
menzogne e dei miti che hanno costituito la versione
ufficiale. [74]
Questo amalgama di "missili da crociera della sinistra
(MCG)" [75] e
di liberali ha molto contribuito allo sviluppo della tesi
dell'"
intervento umanitario", che è consistito nell'aggredire i Serbi a
tutto vantaggio dell'Esercito di Liberazione del Kosovo, e, nei fatti,
ha
preparato il terreno per le guerre di "liberazione" di
Bush.


Il
massacro di Srebrenica ha aiutato a convincere i liberali e il MCG per
la crociata nei Balcani e ha fornito loro la giustificazione morale per
il
sostegno dei loro paesi e dei loro alleati all'espansionismo
imperiale.


L'ex-responsabile dell'ONU Cedric Thornberry, in un testo
del 1996, ha
annotato : "Messa in evidenza da un certo numero di mezzi
di comunicazione
internazionali liberali, la presa di posizione è che
i Serbi sono gli unici
mascalzoni". Già nel 1993, presso il quartier
generale delle Nazioni Unite,
egli aveva lanciato l'avvertimento in
questi termini: "Mettetevi al riparo,
la falsificazione è in corso!".
[76] In effetti, la manipolazione era già
in corso, anche se era
ancora tacita, ma si stava infiltrando nelle
relazioni fra governo, i
media e il TPI. La menzogna ha contribuito a fare
del massacro di
Srebrenica il simbolo del male e, con l'aiuto della
"giustizia"del
Tribunale e il sostegno dei liberali e del MCG, ha fornito
una
giustificazione dell'aggressione USA-NATO e dello smembramento della
Jugoslavia, e più in generale dell'"intervento
umanitario".

Cosa si
può domandare di più ad un sistema di
propaganda?



Testo tradotto
in francese dalle edizioni Le Verjus e pubblicato nel libro
: "Il
dossier nascosto su Srebrenica"
<http://www.b-i-infos.
com/dossier_srebrenica.php>http://www.b-i-infos.com/dossier_srebrenica.
php

Vedere anche :
<http://www.michelcollon.info/articles.php?
dateaccess=2006-01-18%2015:44:08&log=attentionm>http://www.michelcollon.
info/articles.php?dateaccess=2006-01-18%2015:44:08&log=attentionm


Note:

Questo documento è ricavato in parte e cita capitoli dell'
importante volume
sul massacro di Srebrenica, "Srebrenica: The
Politics of War Crimes",
scritto da George Bogdanich, Tim Fenton,
Philip Hammond, Edward S. Hermann,
Michael Mandel, Jonathan Rooper, e
George Szamuely. Questo libro viene
citato nelle note di seguito come "
Politics of War Crimes". L'autore e i
suoi colleghi ringraziano per la
collaborazione Diana Johnstone, David
Peterson, Vera Vratusa-Zunjic,
Milan Bulajic, Milivoje Ivanisevic,
Konstantin, Kilibarda, e George
Pumphrey. "Fools Crusade" della Johnstone è
uno studio fondamentale di
eccellenza, un punto di vista alternativo sulla
Guerra dei Balcani. "
Srebrenica: Three Years Later, And Still Searching" di
George Pumphrey
è una critica esemplare di ciò che viene riferito
dall'establishment
sul massacro di Srebrenica e reiteratamente colpisce il
bersaglio  con
fatti ed analisi a tutt'oggi mai
smentiti.


[1] "Bosnia : 2
Officials Dismissed for Obstructing Srebrenica Inquiry"
(Bosnia : due
ufficiali fatti dimettere per aver ostacolato l'inchiesta su
Srebrenica), Dispaccio di AP, New York Times, 17 aprile 2004.
Marlise
Simons, "Bosnian Serb Leader taken before War Crimes Tribunal" (Un
leader Serbo di Bosnia portato davanti al Tribunal per i Crimini di
Guerra), New York Times, 8 aprile 2000.
Nationi Unite, "The Fall of
Srebrenica" (La caduta di Srebrenica)
(A/54/549), Rapporto del
Segretario Generale in seguito alla Risoluzione
53/35 dell'Assemblea
Generale, 15 novembre 1999, § 506.
(<http://www.un.
org/News/ossg/srebrenica.pdf>http://www.un.org/News/ossg/srebrenica.
pdf)

[2]. Cf. Ivo Pukanic : "US Role in Storm : Thrilled with
Operation Flash,
President Clinton gave the Go Ahead to Operation
Storm" (Il ruolo degli USA
nella Tempesta : entusiasta per l'
Operazione Flash (Lampo), il Presidente
Clinton ha dato il via libera
all'Operazione Tempesta), Nacjonal
(Zagabria), 24 maggio 2005.

[3].
Barton Bellman, "The Path to Crisis : How the US and its Allies Went
to War" (Il percorso della crisi : come gli stati Uniti e i loro
alleati
sono entrati in guerra), Washington Post, 18 aprile 1999.

[4]. "Alcuni sopravvissuti, appartenenti alla delegazione di
Srebrenica,
hanno affermato che il Presidente Izetbegovic aveva anche
detto che aveva
appreso che sarebbe stato possibile un intervento
della NATO in
Bosnia-Erzégovina, ma che quseto non sarebbe avvenuto se
i Serbi non
fossero entrati in Srebrenica e non avessero massacrati
almeno 5.000 dei
suoi abitanti. Il Presidente Izetbegovic ha negato
categoricamente di aver
fatto una tale dichiarazione."

"The Fall of
Srebrenica" (La caduta di Srebrenica), (A/54/549), Rapporto
del
Segretario Generale in seguito alla Risoluzione 53/35 dell'Assemblea
Generale, 15 novembre 1999, § 115.
(<http://www.haverford.
edu/relg/sells/reports/Unsrebrenicareport.htm>http://www.haverford.
edu/relg/sells/reports/Unsrebrenicareport.htm).
Il rapporto dell'ONU
non cita che a questa riunione erano presenti altre
nove persone, e
che una fra queste, Hakija Meholijic, ex-comandante della
polizia di
Srebrenica, aveva dichiarato che otto di queste, tutte
superstiti,
"potevano confermare" il... suggerimento di Clinton. (Dani, 22
giugno
1998)
(<http://edsp.neu.edu/info/students/marko/dani/dani2.html>http:
//edsp.neu.edu/info/students/marko/dani/dani2.html).

[5]. "Politics of
War Crimes" (La politica dei crimini di guerra),
Bogdanich, capitolo
2, "Prelude to Capture" (Preludio alla cattura) e
Fenton, capitolo 3,
"Military Context" (Contesto militare).       Vedere
anche Tim Ripley,
"Operation Deliberate Force" (Operazione premeditata con
la forza),
Centro studi di difesa e sulla sicurezza, 1999, p. 145.

[6]. Nella sua
« Balkan Odyssey », Lord David Owen ha affermato "che
avallando la
conquista della Slavonia occidentale da parte del governo
Croato, il
Gruppo di Contatto in effetti ha dato il via libera ai Serbi di
Bosnia
di attaccare Srebrenica e Zepa." (pp. 199-200). Owen si sbaglia : il
Gruppo di Contatto sosteneva solo una parte, e il fatto che i media
non
abbiano mai reso conto ne' criticato l'aggressione, anzi l'hanno
avallata,
ha permesso di presentare la presa di Srebrenica come un
evento eccezionale
e non provocato.

[7]. Veritas ha valutato che nel
corso della Operazione Storm (Tempesta),
erano stati uccisi 1205
civili, fra cui 358 donne e 10 bambini. Vedere
"Croatian Serb Exodus
Commemorated" (Commemorazione dell'esodo dei Serbi
dalla Croazia),
Agence France Presse, 4 agosto2004. E sempre Veritas a
<http://www.
veritas.org.yu/>www.veritas.org.yu. : nella tombe intorno a
Srebrenica
ispezionate nel corso del 1999, è stato identificato come
femminile
uno solo dei 1.895 cadaveri esumati.

[8]. Ripley, "Operation
Deliberate Force" p. 192. Vedere anche le note 56 e 70.

[9]. Questo
ruolo co-belligerante è stato esaminato da Peter Brock in
"Dateline
Yugoslavia : the Partisan Press" (Jugoslavia : la stampa
partigiana),
Foreign Policy, inverno 1993-1994.

Un libro pubblicato da Brock che
tratta di "Media Cleansing, Uncovering
Yugoslavia's Civil Wars"
(Pulizia mediatica : rivelazioni sulle guerre
civili jugoslave)
fornisce più copiosi dettagli su questa parzialità. Nella
sua
autobiografia, il Segretario di Stato James Baker scrive che aveva
dato
istruzioni alla sua addetta stampa Margaret Tutweiler di
sostenere la causa
dei musulmani di Bosnia, sottolineando di averle "
prescritto di utilizzare
i suoi contatti con le quattro catene
televisive, il Washington Post e il
New York Times." (James A. Baker,
"The Politics of Diplomacy" (La politica
della diplomazia), Putnam
1995, pp. 643-644.)


[10] Quando, il 16 maggio 1999, è stato
interrogato il portavoce della NATO
Jamie Shea, sulla possibilità di
vedere la NATO esposta a certe accuse da
parte del Tribunale, egli
dichiarava di non provare alcuna inquietudine. Il
rappresentante dell'
Accusa, ha continuato Shea, darà inizio alle sue
inchieste "solo dopo
che noi gli daremo l'autorizzazione a farlo". Inoltre,
"i paesi della
NATO hanno dato al Tribunale i finanziamenti", e sulla
necessità di
insediare una seconda corte "in modo da accelerare le
requisitorie,
noi siamo totalmente in sintonia con il Tribunale su questo
punto, noi
vogliamo veder giudicati i criminali di guerra !"
<http://www.nato.
int/kosovo/press/p990516b.htm>http://www.nato.int/kosovo/press/p990516b.
htm
Vedere anche Michael Mandel, "How America Gets Away with Murder"
(Come
l'America la fa franca dei propri crimini), Pluto, Londra 2004,
cap. 4-5, e
Edward Herman, "The Milosevic Trial, Part 1" (Il processo
Milosevic, parte
prima), Z Magazine, aprile 2002.


[11] Cf.
Bogdanich, "Politics of War Crimes" (La politica dei crimini di
guerra), cap.7 : "UN Report on Srebrenica : a distorted Picture of
Events"
(Il rapporto de l'ONU su Srebrenica : una immagine distorta
degli avvenimenti).

[12]. Raymond K. Kent, "Contextualizing Hate, the
Hague Tribunal, the
Clinton Administration and the Serbes" (Il
contesto dell'odio: il Tribunale
dell'Aja, il governo Clinton e i
Serbi), Dialogue, Parigi, dicembre 1996,
v. 5, n° 20 (presente sul
sito in Internet di Emperor's Clothes,
<http://www.emperorsclothes.
com/misc/kent.htm>www.emperorsclothes.com/misc/kent.htm
)

[13]. Carl
Savich, "Celebici",
<http://www.serbianna.com/columns/savich/047.
shtml>http://www.serbianna.com/columns/savich/047.shtml

[14]. Sarà
difficile sorpassare l'efferatezza dei musulmani di Bosnia nel
campo
di Celebici, descritto nel testo di Savich. Cf. anche Diana
Johnstone,
"La crociata dei folli ", Il tempo delle ciliege, Parigi 2005,
pp. 140-
141.

[15]. Cf. i due lavori di Peter Brock (vedi nota [9]) e Diana
Johnstone,
"La crociata dei folli", p.146.

[16]. Per i particolari e
le citazioni, vedere l'articolo e il libro di
Peter Brock (vedi nota
[9]).

[17]. Bernard Kouchner, "I guerrieri della pace", Parigi,
Grasset 2004, pp.
372-374.

[18]. Johnstone, "La crociata dei folli ",
pp. 133-135. Thomas Deichmann,
"Misinformation : TV Coverage of a
Bosnian Camp" (Disinformazione: la
copertura Televisiva di un campo
Bosniaco), Covert Action Quarterly,
autunno 1998, pp. 52-55.

[19].
Comunicazione privata, in data 21 novembre 2003.

[20]. Per un
eccellente sommario di queste questioni di "atrocità auto
inflitte",
con altri riferimenti, vedere il Rapporto dello Staff del Senato
del
gennaio 1997 su "Clinton Approved Iranian Arms Transfers Help Turn
Bosnia into Militant Islamic Base" (Il consenso di Clinton per i
trasferimenti di armi dall'Iran trasforma la Bosnia in una base di
Islamici
militanti),
<http://www.senate.gov/~rpc/releases/1997/iran.
htm//top>http://www.senate.gov/%7erpc/releases/1997/iran.htm//top
Vedere anche Cees Wiebes, "Intelligence and the War in Bosnia", 1992-
1995,
Londra, Lit.Verlag 2003, pp. 68-69.
<http://213.222.3.5
/srebrenica/toc/p6_c02_s004_b01.html>http://213.222.3.5
/srebrenica/toc/p6_c02_s004_b01.html

[21]. John E. Sray, "Selling the
Bosnian Myth to America : Buyer beware"
(Vendere il mito bosniaco all'
America: acquirente, attenzione!), Foreign
Military Studies, Fort
Leavenworth, Kansas, ottobre 1995.
<http://fmso.leavenworth.army.
mil/documents/bosnia2.htm>http://fmso.leavenworth.army.
mil/documents/bosnia2.htm

[22]. Alcune eccezioni a questa regola:
Leonard Doyle, "Muslims Slaughter
their own People" (I musulmani
massacrano il loro stesso popolo), The
Independant, 22 agosto 1992 ;
Hugh Manners, "Serbs not Guilty of Massacre"
(I Serbi non colpevoli
per il massacro), The Sunday Times (Londra), 1
ottobre 1995. David
Binder non ha potuto ottenere dal suo stesso giornale,
The New York
Times, la pubblicazione delle sue analisi di un possibile
coinvolgimento dei musulmani nei massacri di Sarajevo, e ha dovuto
farle
pubblicare da altre parti. Vedere David Binder, "The Balkan
Tragedy :
Anatomy of a Massacre" (La tragedia balcanica: anatomia di
un massacro),
Foreign Policy, n° 97, inverno 1994-1995, e David
Binder, "Bosnia's
Bombers" (I bombaroli Bosniaci), The Nation, 2
ottobre 1995.

[23]. Per un buon sommario, vedere Srdja Trifkovic, "Una
spettacolare
revisione delle cifre", B. I. (Balkans-Infos), febbraio
2005.

[24]. Georges Kenney, "The Bosnian Calculation" (Il calcolo
bosniaco), New
York Times Magazine, 23 aprile 1995

[25]. Cf.
Trifkovic, vedi nota [23], e inoltre
<http://grayfalcon.blogspot.
com/2004/12/deathtolls-part-3.html>http://grayfalcon.blogspot.
com/2004/12/deathtolls-part-3.html.

[26]. Cf. Edward Herman e David
Peterson, "The NATO-Media Lie Machine :
`Genocide' in Kosovo" (La
macchina delle menzogne della NATO e dei media:
il "genocidio" nel
Kosovo), Z Magazine, maggio 2000.
<http://www.zmag.
org/Zmag/articles/hermanmay2000.htm>http://www.zmag.
org/Zmag/articles/hermanmay2000.htm

[27]. Michael Ignatieff, "Counting
bodies in Kosovo" (La conta dei corpi in
Kosovo), New York Times, 21
novembre 1999.

[28]. Bogdanich, "Politics of War Crimes" (La politica
dei crimini di
guerra), cap.2, "Prelude to capture" (Preludio alla
conquista).

[29]. L'ambasciatore di Jugoslavia all'ONU ha presentato
alle Nazioni Unite
le prove dei "Crimini di guerra e di genocidio
nella Bosnia orientale,
(comuni di Bratunac, Skelane e Srebrenica)
perpetrati contro la popolazione
Serba dall'aprile 1992 all'aprile
1993."


Vedere anche Milivoje Ivanisevic, "Expulsion of Serbes from
Bosnia and
Herzegovina, 1992-1995" (L'espulsione dei Serbi dalla
Bosnia-Erzegovina,
1992-1995), Edition WARS Book II, 2000, e Joan
Phillips, "Victims and
Villains in Bosnia's War (Le vittime e i
malfattori nella guerra di
Bosnia), Southern Slav Journal, primavera-
estate 1992.

[30]. Bill Schiller, "Muslim Hero vows he'll Fight to the
Last Man" (L'eroe
dei musulmani giura che combatterà fino all'ultimo
uomo), Toronto Star, 31
gennaio 1994, e John Pomfret, "Weapons, Cash
and Chaos lend Clout to
Srebrenica's Tough Guy" (Le armi, il denaro, e
il caos rafforzano il
brutale individuo di  Srebrenica), Washington
Post, 16 febbraio 1994.

[31]. Carl Savich, "Srebrenica and Naser Oric
: an Analysis of General
Philippe Morillon's Testimony at the ICTY"
(Srebrenica e Naser Oric : una
analisi della testimonianza del
Generale Philippe Morillon al TPI),
<http://www.serbianna.co/>http:
//www.serbianna.com


[32]. "No Evidence of Civilian Casualties in
Operations by Bosnian
Commander" (Nessuna prova di vittime civili
durante le operazioni condotte
dal comandante Bosniaco), Rivista della
BBC di informazioni internazionali,
11 aprile 2003. Per un rendiconto
delle operazioni di Oric e una analisi
critica della decisione del
TPI, vedere Carl Savich, "Srebrenica, the
Untold Story" (Srebrenica,
la storia mai raccontata),
<http://www.serbianna.
com/columns/savich/o51.html>http://www.serbianna.com/columns/savich/o51.
html

[33]. "Politics of War Crimes" (La politica dei crimini di
guerra),cap.
2-3. L'ONU ha valutato che prima della sua caduta, a
Srebenica fossero
presenti dai 3000 ai 4000 soldati musulmani.

[34].
Ibid.


[35]. "Politics of War Crimes", cap. 2


[36]. "Conflict in the
Balkans, 8.000 Muslims Missing" (Conflitto nei
Balcani, 8.000
musulmani scomparsi, AP, New York Times, 15 settembre 1995.


[37]. Un
responsabile della Croce Rossa ha riferito ad un intervistatore
tedesco che i musulmani giunti al sicuro "non potevano essere
cancellati
dalla lista degli scomparsi...dato che noi non ne abbiamo
ricevuto l'elenco
dei nomi", citazione di Pumphrey, "Srebrenica Three
Years Later, and still
Searching" (Srebrenica, tre anni dopo: le
ricerche continuano). Vedere
anche "Former Yugoslavia, Srebrenica :
Help for Families still awaiting
News" (Ex Jugoslavia, Srebrenica :
aiuto alle famiglie che ancora sono in
attesa di notizie), Comitato
internazionale della Croce Rossa, 15 settembre
1995.
<http://www.icrc.
org/Web/Eng/siteeng0.
nsf/iwpList74/7609D560283849CPC1256B6600595006>http://www.icrc.
org/Web/Eng/siteeng0.nsf/iwpList74/7609D560283849CPC1256B6600595006

[38]. Ibid.


[39]. Johnstone, "La croisade des fous", p. 76

[40].
Questo balzo, da qualche corpo a 8.000 giustiziati, è stato di
recente
illustrato, nel London Observer, dal commento di Tim Judah e Daniel
Sunter al video dell'esecuzione di sei musulmani di Bosnia, che nel
giugno
2005 ha beneficiato di una pubblicità enorme. Questa è
"l'evidenza, la
prova finale e irrefutabile della partecipazione dei
Serbi ai massacri di
Srebrenica, in cui più di 7.500 uomini e ragazzi
musulmani Bosniaci sono
stati assassinati.". "How the Video that put
Serbs in Dock was brought to
Light" (Come è venuto alla luce il video
che pone i Serbi sul banco degli
accusati), 5 giugno 2005.


[41].
ICTY, Amended Joinder Indictment (TPI, emendato il cumulo delle
accuse), 27 maggio 2002, § 51.
<http://www.un.
org/icty/indictment/english/nik-ai020527c.htm>http://www.un.
org/icty/indictment/english/nik-ai020527c.htm
e David Rohde, "The
World Five Years Later : the Battle of Srebrenica is
now over the
Truth" (Il mondo, cinque anni dopo: la battaglia di Srebrenica
ora è
al di sopra della verità), New York Times, 9 luglio 2000.


[42].
Steven Lee Meyers, "Making Sure War Crimes are'nt Forgotten"
(Assicurarsi che i crimini di guerra non vengano dimenticati), New
York
Times, 22 settembre 1997. In effetti, un responsabile americano
ha
riconosciuto, alla fine di luglio 1995, che "i satelliti non
avevano
mostrato nulla ". Paul Quinn-Judge, "Reports on Atrocities
Unconfirmed so
Far : US Aerial Surveillance Reveals Little" (Finora i
rapporti sulle
atrocità non hanno avuto conferme : la sorveglianza
aerea USA rivela ben
poco), Boston Globe, 27 luglio 1995.


[43]. Il
sito Internet della Commissione Internazionale sulle persone
disperse
nella ex Jugoslavia ha riconosciuto che i corpi "sono stati
esumati in
diverse località della Bosnia Erzegovina del nord-est", non solo
nella
regione di Srebrenica. Citazione del 2003 in un "Statement by ICMP
Chief of Staff Concerning Persons Reported Missing from Srebrenica in
July
1995" (Dichiarazione del direttore del personale dell'ICMP
riguardante le
persone scomparse a Srebrenica nel luglio 1995), Gordon
Bacon.


[44]. "Politics of War Crimes", Rooper, cap. 4, "The Numbers
Game" (Il
gioco delle cifre).


[45]. Ibid.


[46]. Ibid. Cf. anche
"Politics of War Crimes", Szamuely, cap. 5, "Witness
Evidence" (Le
testimonianze).

[47]. Szamuely "Witness Evidence".


[48]. Butcher,
"Serb Atrocities in Srebrenica are Unproven" (Le atrocità
dei Serbi a
Srebrenica non sono provate), The Daily Telegraph, 24 luglio 1995.


[49]. "Politics of War Crimes", Rooper, cap. 4, "The Numbers Game".

[50]. Questa affermazione appare negli atti di accusa del novembre
1995
contro Radovan Karadzic e Ratko Mladic. Era stata puntualizzata
nei
dettagli dal poliziotto francese Jean-René Ruez, ed era stata
pronunciata
per la prima volta presso il TPI all'inizio del luglio
1996, durante
un'audizione, organizzata come uno scoop pubblicitario,
durata sette giorni
di accuse pesanti contro Karadzic e Mladic.
All'epoca, l'Associated Press
ha riportato in questi termini la
testimonianza di Ruez sull'epatofagia
(Jennifer Chao, 3 luglio 1996) :
" Nel mezzo del febbrile massacro, si
riscontrava un sadismo che
prende alla gola per l'orrore. Ruez ha citato un
avvenimento in cui un
soldato ha costretto un uomo ad aprire col coltello
il ventre del suo
nipotino e a mangiarne il fegato. Ruez ha dichiarato alla
Corte: 'Ha
afferrato il vecchio e gli ha messo in mano un coltello... e lo
ha
costretto ad aprire il ventre del ragazzino, e poi con la punta del
coltello ha fatto uscire l'organo e ha costretto l'uomo a mangiarlo."


[51]. "Politics of War Crimes", Mandel, cap. 6, "The ICTY calls it
Genocide" (Il TPI definisce questo come Genocidio)

[52]. Ibid.


[53].
Chris Hedges, "Bosnian Troups Cite Gassing at Zepa" (Truppe Bosniache
parlano di gas a Zepa), New York Times, 27 luglio 1995.


[54]. Jovic
ha testimoniato al processo contro Milosevic, il 18 novembre 2003,
<http://www.slobodanmilosevic.org/>http://www.slobodanmilosevic.org/

[55]. "Politics of War Crimes", Mandel, cap. 6. Vedere anche Michael
Mandel, "How America Gets Away with Murder", (Come l'America la fa
franca
dei propri crimini), Pluto 2004, pp. 157-158


[56]. Carlos
Martin Branco, un ex osservatore militare dell'ONU in Bosnia,
considera che è molto più individuabile un processo di genocidio
premeditato in Krajina che non a Srebrenica, "quando l'esercito Croato
ha
intrapreso una massiccia eliminazione di tutti i Serbi trovati sul
posto.
In questa occasione, i media hanno osservato un silenzio
assoluto, benché
questo genocidio sia durato tre mesi. L'obiettivo di
Srebrenica era una
pulizia etnica e non un genocidio, a differenza di
quello che è avvenuto
nella Krajina, dove, in assenza di qualsiasi
operazione militare,
l'esercito Croato ha decimato i villaggi." ("Was
Srebrenica a Hoax ?
Eye-Witness Account of a Former UN Military
Observer in Bosnia" (Srebrenica
è stata una mistificazione? La
testimonianza visiva di un ex osservatore
militare dell'ONU in
Bosnia)
<http://globalresearch.ca/articles/BRA403A.htm>http:
//globalresearch.ca/articles/BRA403A.htm).
[57]. Madeleine Albright,
una volta di
più davanti al Consiglio di Sicurezza : "The Situation in
the Republic
of Bosnia and Herzegovina" (La situazione nella Repubblica
di Bosnia
Erzegovina), S/PV.3564, 10 agosto 1995, 17.30 h, pp. 6-7.


                     [58]. Richard Holbrooke, sull'emittente The
MacNeil/Lehrer NewsHour, trascrizione //5300, 24 agosto 1995.


                             [59]. "UN Report : Bosnian Serbs Massacred
Srebrenica Muslims" (Rapporto dell'ONU : i Serbi di Bosnia hanno
massacrato i musulmani a Srebrenica), Washington Post, 12 agosto 1995.
John Pom-fret, "Investigators Begin Exhuming Group of Mass Graves in
Bosnia" (Gli inquirenti hanno dato corso alle esumazioni in una serie
di fosse comuni in Bosnia), Washington Post, 5 luglio 1996. Biggest
Upheaval is in Softening up the Enemy (Il più grande sconvolgimento
consiste nell'indebolire il nemico), NewsWeek, 21 agosto 1995.


                                [60]. Vedere le conclusioni di una
ricerca norvegese sulle vittime in Bosnia
                        http:
//grayfalcon.blogspot
.com/2004/12/death-tolls-part-3.html

[61].
Slavisa Sabijic, "The Trade in Bodies in Bosnia-Herzegovina" (Il
commercio dei corpi in Bosnia Erzegovina), a

http://www.serbianna.
com/press/010.html

     e Joan Phillips, "Victims and Villains in
Bosnia's War" (Vittime e
malfattori nella guerra di Bosnia), Southern
Slav Journal,
primavera-estate 1992.


                                   [62]. "Yugoslav Forensic Expert Says
no Proof about Srebrenica Mass
Grave" (Un esperto medico legale
jugoslavo afferma che non esistono
prove dell'esistenza di fosse comuni
a Srebrenica), BBC, Rivista delle
emittenti mondiali, 15 luglio 1996.
[63]. Kosta Christitch, "Le effettive ragioni di un fallimento", B. I.
(Balkans-Infos), marzo 2005. Come ha affermato Diana Johnstone :
"Avallando tutte le accuse contro i Serbi, e non tenendo conto dei
crimini commessi contro di loro, gli Stati Uniti e i loro alleati
della
NATO hanno dato carta bianca alla violenza antiserba. I bambini
di
origine albanese si fanno grandi nella convinzione che nessuno li
rimprovererà di andare alla caccia di vecchi Serbi e di picchiarli a
morte."                                            Il rapporto OSCE :
"Things Told and Things Seen" (Le cose raccontate e le cose viste),
Znet Commentary, 26 dicembre 1999, e B. I. (Balkans-Infos) n° 40,
gennaio 2000. Vedere anche l'articolo della Johnstone sul rapporto
OSCE
in B. I. n° 42, marzo 2000.


                                 [64].
Esiste un numero modesto di
eccezioni, principalmente riguardanti
figure secondarie musulmane e
croate, che sono state incolpate in
generale quando la disparità di
trattamento appariva assolutamente
esagerata e si rendeva necessaria
una correzione di immagine in materia
di pubbliche relazioni. Nessun
leader croate o bosniaco è stato
l'oggetto di procedimenti giudiziari,
benché sia stato detto che atti
di accusa fossero stati predisposti
poco dopo i decessi di Tudjman e di
Izetbegovic, ma non hanno mai
avuto spiegazione le lunghe dilazioni.
Nessun leader della NATO,
nemmeno uno dei suoi membri qualsiasi, è
stato accusato.

                                  Per una valida
analisi di questa
parzialità, vedere Mandel, "How America Gets Away
with Murder", (Come
l'America la fa franca dei propri crimini), seconda
parte.


                                 [65]. Nella sua
"Dichiarazione
islamica" del 1970, che non ha mai rinnegato,
Izetbegovic ha scritto:
"Non esiste ne' pace, ne' coesistenza fra la
religione islamica e le
istituzioni politiche o sociali non islamiche.
Avendo il diritto di
governare il proprio mondo, l'Islam esclude
evidentemente il diritto e
la possibilità di conformarsi ad una
ideologia straniera sul suo
territorio." Citazione di D. Johnstone, da
"La croisade des fous", p. 80.



[66]. "The 9/11 Commission Report"
(Il rapporto della Commissione
sull'11 settembre), rapporto ufficiale
della Commissione Nazionale
sugli attacchi terroristici contro gli
Stati Uniti, edizione ufficiale
governativa, pp. 58, 146-147, 155,
238-239.


                                    [67]. Centro di documentazione
della Republika Srpska, "Report About Case Srebrenica, the First Part"
(Rapporto sul caso Srebrenica, prima parte), Banja Luka, settembre
2002. Si tratta del testo integrale di questo rapporto che è stato
pubblicato in seguito a questo testo di Herman (NDLR).


                               [68]. Gregory Copley, "US Official
Implicated with Bosnian High Representative Ashdown in Attempting to
Force Fabricated Report on Srebrenica" (Un funzionario Statunitense
implicato con l'alto Rappresentante per la Bosnia Ashdown nel
tentativo
di imporre un rapporto fabbricato a tavolino su Srebrenica),
Defense &
Foreign Affairs Daily, 8 settembre 2003,
http://slobodanmilosevic.org.
news/ssi09082003.htm
                                                                     e
Nebojsa Malic, "Srebrenica Revisited Reports, Confessions and the
Elusive Truth" (Un nuovo punto di vista sui rapporti su Srebrenica, le
confessioni e la verità evanescente), Antiwar.com, 24 giugno 2004,
http:
//antiwar.com/malic/?articleid=2865Villains




[69]. Sulle
falsificazioni concernenti Racak, Rambouillet e la
conquista della
Grande Serbia come cause delle guerre, vedere D.
Johnstone, "La
croisade des fous", e Mandel, "How America Gets Away
with Murder".


                                                      [70]. Un solo
corpo, fra i 1883 trovati nei dintorni di Srebrenica, nelle 17 fosse
comuni riesumate dal TPI nella Bosnia orientale fra il 1996 e il 2000,
è stato identificato come quello di una donna. Queste cifre sono state
fornite dopo una analisi ufficiosa delle caratteristiche dei resti,
diffusa dal Dr. Zoran Stankovic, uno specialista scientifico, veterano
dell'ONU, che ha a lungo studiato il caso di Srebrenica.

[71]. Cf. la
nota [7] precedente.  Secondo Tim Ripley : "Migliaia di
persone, troppo
vecchie o malate per scappare, sono rimaste sul posto.
Le pattuglie
della NATO hanno trovato subito centinaia di assassinati
da parte dei
Croati, militari o civili che fossero. Praticamente tutte
le abitazioni
erano state saccheggiate." (p. 192).


                                        [72].  I profughi Serbi a
Srebrenica nel 1997 vengono descritti come "povenienti da altre zone
vicine, che gli eserciti Croato e Musulmano avevano cacciato per
rappresaglia in risposta alle atrocità e alle uccisioni di
Srebrenica",
Dana Priest, "US Troops Extend a Hand to Refugees Tainted
by War" (Le
truppe USA tendono una mano ai profughi toccati dalla
guerra),
Washington Post, 18 febbraio 1997.


                           [73].
Sray, "Selling the Bonia Myth" (Dare
credito al mito Bosniaco).

[74].
Per una analisi e una critica di questi interventisti umanitari,
vedere
Edward Herman e David Peterson, "Morality's Avenging Angels :
the New
Humanitarian Crusaders" (Gli angeli vendicatori dello spirito
etico: i
nuovi crociati umanitari), in David Chandler, ed. "Rethinking
Human
Rights" (Ripensare ai diritti dell'uomo), Palgrave 2002. Per una
confutazione più approfondita dei loro argomenti, vedere "La croisade
des fous" di D. Johnstone e "How America Gets Away with Murder" di
Mandel.


                                [75]. Sul significato del mio
paradigma
di "missile da crociera della sinistra", vedere "The Cruise
Missile
Left : Aligning with Power" (Il missile da crociera della
sinistra :
allinearsi al potere), Z Magazine, novembre 2002, e "The
Cruise
Missile Left (part 5) : Samantha Power and the Genocide Gambit"
(Il
missile da crociera della sinistra, parte quinta:  Samantha Power e
il
gambetto del genocidio), Znet Commentaries, 17 maggio 2004.


                                [76]. Cedric Thornberry, "Saving the
War Crimes Tribunal : Bosnia-Herzegovina" (Salvare il TPI : Bosnia
Erzegovina), Foreign Policy, settembre 1996.







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Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La
sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè
nei momenti di ordinaria amministrazione. Vi immaginate voi una guerra
proclamata per referendum? Il referendum va benissimo quando si tratta di
scegliere il luogo più acconcio per collocare la fontana del villaggio, ma
quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi
ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo
stesso. (Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D.,
vol. IV, pag.110)

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