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- Date: Sun, 26 Mar 2006 19:00:25 +0200
Per capire cosa sta succedendo in bielorussia.
Andre
da "La Rinascita della sinistra" ,
3 marzo 2006
Strategie non violente al servizio dell'Impero
di
Fabio Giovannini
La parabola di Gene Sharp, dal gruppo Abele alla
CIA. Ha messo le teorie
ecopacifiste a disposizione del pensiero
neocon per abbattere i regimi
"sgraditi".
Sulla nonviolenza è in
corso da tempo un dibattito intenso, nella sinistra
italiana. Pochi
sanno, però, che i metodi dell'azione nonviolenta sono
stati messi da
anni al servizio dell'espansionismo americano.
Fin dagli anni 80 i
movimenti pacifisti italiani hanno discusso molto di un
testo in tre
volumi scritto da un professore americano, Gene Sharp,
Politica dell'
azione non violenta (Gruppo Abele, 1986-1997), vero manuale
per l'
azione nonviolenta, fondata sulla disobbedienza civile, ma spinta
fino
al sabotaggio. Un testo tuttora consigliato dagli ecopacifisti perché
ben lontano da ogni acquisizione solo verbale della nonviolenza, che
non fa
i conti con i suoi contenuti forti, come quella meramente "
buonista"
utilizzata da Occhetto a supporto della svolta che portò
allo scioglimento
del Pci. Bene, proprio in quegli anni Sharp stava
compiendo una svolta
radicale. La sua Albert Einstein Institution (tra
i patrocinatori vi sono
diversi ex ufficiali dell'esercito USA)
iniziava una collaborazione, fatta
di finanziamenti e consulenze, con
istituti filo-governativi come il
National Endowment for Democracy
(Ned) creato da Reagan nel 1983, il
National Democratic Institute
(Ndi) presieduto da Madeleine Albright e
l'International Republican
Institute (Iri), fino alla Freedom House, nata
durante la guerra
fredda in funzione anticomunista e a lungo presieduto
dall'ex capo
della Cia Woolsey. A portare ulteriori sostegni economici ci
pensavano
le fondazioni del miliardario Soros.
Gli Usa si rendevano conto che l'
esportazione della democrazia con le bombe
non sempre funziona. Il
progetto, allora, era di studiare le tecniche per
ciò che è stato
definito "il colpo di stato postmoderno": come abbattere i
regimi
sgraditi a Washington puntando sulla società civile. Nel mirino
c'
erano inizialmente i paesi del blocco sovietico e la Cina (le prime
"
consulenze" di Sharp sono state per i moti di piazza Tiananmen e per
il
movimento di Vaclav Havel in Cecoslovacchia). Nel frattempo Sharp
suggeriva
le tecniche per resistere a una fantomatica invasione
sovietica dell'Europa
in Verso un'Europa inconquistabile (Gruppo Abele
1989, con introduzione di
Gianfranco Pasquino, ma l'edizione originale
aveva una prefazione
dell'ambasciatore anticomunista George F. Kennan,
sostenitore del
"contenimento" sovietico all'epoca della guerra
fredda), teorizzando la
nascita di migliaia di "gruppi di resistenza"
molto simili alla nostra
Gladio. Dopo la scomparsa dell'Urss, Sharp ha
perfezionato le sue tesi in
un altro libro, From Dictatorship to
Democracy (1993) e le ha sperimentate
sul campo nel 1999, quando i
bombardamenti della Nato non erano bastati a
piegare l'ex Jugoslavia e
a rovesciare Milosevic. Allora si scelse un altro
tipo di ingerenza,
con l'appoggio dell'Albert Einstein Institution: si dà
vita al gruppo
Otpor (Resistenza) che alle elezioni presidenziali del 24
settembre
2000 accusa Milosevic di brogli elettorali. Ne conseguono
manifestazioni e pressioni mediatiche fino a ottenere la caduta di
Milosevic.
Il modello Sharp era vincente: non le semplici tecniche di
azione
nonviolenta, ma ingenti finanziamenti ai gruppi di opposizione,
stretta
collaborazione con gli ambasciatori americani, appoggio dei
mezzi di
informazione e uso delle Ong per monitorare le elezioni
accusando i singoli
regimi di frodi elettorali. Dopo il successo di
Otpor, il "modello Sharp"
viene ripetuto in Georgia, portando alla
caduta di Shevardnadze, e in
Ucraina alla destituzione di Kuchma. I
due colpi di stato nonviolenti hanno
subito messo in allarme i
governanti bielorussi, uzbechi, kazachi e
kirghizi che hanno spesso
denunciato ingerenze occidentali attraverso
gruppi sostenuti da Sharp.
Il professor Sharp non si è fermato: nel 2002 ha
tenuto corsi di
formazione per l'Iraqi National Council e ora nella lista
dei paesi da
sovvertire ci sono Cuba e Iran. Ma c'è un caso che finora non
ha dato
i risultati sperati alla "nonviolenza" di Sharp: il Venezuela. Le
lotte contro il presidente Chavez, inviso agli Usa, sono state
organizzate
con la collaborazione dell'Albert Einstein Institute fin
dal 2002. Anche in
Venezuela si gridò ripetutamente ai brogli
elettorali e si portarono in
piazza i contestatori, ma persino gli
osservatori internazionali dovettero
riconoscere che il voto si era
svolto regolarmente e Chavez siede ancora al
suo posto.
Resta il
fatto che il colpo di stato postmoderno spesso riesce. Quello che
mancava alla nonviolenza di Sharp per "vincere" era una cosa: i soldi.
E
solo grazie ai soldi americani i metodi nonviolenti di Sharp sono
riusciti
a risultare efficaci. Soldi, uso spregiudicato dei media e
appoggio
logistico delle ambasciate Usa: non c'erano questi elementi
essenziali, nei
primi libri di Sharp. Il teorico americano
evidentemente ha fatto i conti
con la realtà.
Oggi gli Usa uniscono
quindi la violenza (le guerre di invasione) con le
tecniche "
nonviolente" (la destabilizzazione e il rovesciamento di regimi
sgraditi), differenziandole di volta in volta. Certo, si potrebbe
preferire
un'espansione dell'imperialismo democratico Usa senza
spargimenti di
sangue: ma sarebbe solo un'illusione. A Washington si
sceglie la violenza o
la nonviolenza solo in virtù della loro maggior
efficacia, caso per caso.
Il colpo di stato "non violento"
1.
Manifestazioni di piazza apparentemente spontanee, in realtà
accuratamente organizzate con perfezione "militare": squadre di
militanti
"nonviolenti", analoghe a squadre di soldati, che si tengono
in contatto
costante con i cellulari e usano Internet (posta
elettronica e blog) e
messaggi sms per coordinare le manifestazioni di
piazza e diffondere le
accuse di corruzione.
2. Diffusione di
sondaggi elettorali sfavorevoli ai regimi che si vuole
sovvertire e
operazioni di monitoraggio delle elezioni volte a dichiarare
sempre e
comunque che sono stati commessi dei brogli, per suscitare il
risentimento delle popolazioni.
3. Appoggio dei grandi media
internazionali, per veicolare tra l'altro
immaginifiche e rassicuranti
definizioni per le rivolte ("rivoluzione di
velluto" in
Cecoslovacchia, "rivoluzione delle rose" in Georgia,
"rivoluzione
arancione" in Ucraina).
_______________________________________________
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--
Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La
sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè
nei momenti di ordinaria amministrazione. Vi immaginate voi una guerra
proclamata per referendum? Il referendum va benissimo quando si tratta di
scegliere il luogo più acconcio per collocare la fontana del villaggio, ma
quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi
ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo
stesso. (Preludio al Machiavelli, in Gerarchia dell'aprile 1924. S.e.D.,
vol. IV, pag.110)
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