[isf-ge] Carlo Rubbia sul nucleare
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- Date: Thu, 29 May 2008 12:27:15 +0200
La parola a Carlo Rubbia
In una recente intervista, Carlo Rubbia ( premio Nobel per la fisica ) ha
dichiarato:
"Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma
anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo
continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni
sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più
importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra
disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno
illumina e riscalda la terra".
" Quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni
fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20
per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di
fatto dallo Stato per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per
costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia
proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi
resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".
" Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un
calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è
possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali."
" Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute
dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica
sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2
dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il
ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".
"C'è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del
Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt
e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si
produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i
costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente, quando
saranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di
specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia
necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena
allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire
di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari
da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".
"I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e
la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno
scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né
meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al
momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".
Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è
una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto
lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni
fa". (30 marzo 2008)

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