[isf-ge] Brasile Sem Terra: Stedile: Perché marceremo a Brasilia
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- Date: Sun, 24 Apr 2005 16:01:34 +0000
Ancora sui Sem Terra...
Amedeo
PERCHE¹ MARCEREMO A BRASILIA
di João Pedro Stedile
Non potremo mai dimenticare
Il 17 aprile del 1996 due plotoni della Polizia Militare del Pará, con
duecento soldati ciascuno, ha ricevuto l¹ordine di accerchiare un
accampamento di senza terra alla curva dell¹S, nel comune di Eldorado de
Carajás, e dare una lezione a quei vagabondi che insistevano nel voler
lavorare la terra. Ogni plotone è uscito ben preparato dalle proprie
caserme a Parapuebas e Marabá. Senza elemeni di identificazione nella
divisa. Senza registrazione delle armi e munizioni. Erano ordini superiori.
Governava la provincia del Pará il signor Almir Gabriel (PSDB), governava la
colonia Brasile, il proconsole americano e principe dei sociologi, Fernando
Henrique Cardoso. Dopo alcune ore, il massacro: diciannove senza-terra
assassinati. Uno di loro, il giovane Oziel da Silva, di soli 18 anni e
leader dell¹accampamento, fu preso, immobilizzato e colpito (con il calcio
della pistola) di fronte a tutti i soldati mentre gli chiedevano di
continuare a gridare: ³Viva il MST!² Altri 69 furono gravemente feriti, e
ancor oggi soffrono delle conseguenze, che li hanno resi inabili al lavoro
agricolo.
Di fronte alla barbarie perpetrata dallo Stato brasiliano, a servizio delle
elite, la Via Campesina internazionale, che per caso era riunita, in quello
stesso giorno, per la sua seconda conferenza a Città del Messico, dichiarò
allora il 17 aprile, Giornata internazionale di Lotta Contadina. Da allora,
tutti gli anni, in un numero crescente di paesi, le organizzazioni contadine
realizzano mobilitazioni, all¹interno della lotta per la riforma agraria e
per la difesa dei loro diritti. Il massacro di Carajás è servito almeno come
spinta perché i contadini di tutto il mondo lottassero di più. Qui in
Brasile, abbiamo l¹obbligo di non scordare mai queste scene della barbarie
compiuta dalla nostra elite, che grida tutti i giorni, nei suoi canali
televisivi, contro le barbarie commesse dai lumpen nelle prigioni, nelle
Feben, durante gli odiosi sequestri. Ma si dimentica della sua propria
barbarie. Si dimentica che la proliferazione dei lumpen è il prodotto
della barbarie istituzionale del sistema capitalista, che organizza la
società solo per l¹individualismo e la ricerca del lucro. E i poveri, qundo
cercano di imitare questo, si trasformano anche loro in barbari.
La marcia a Brasilia
E quest¹anno abbiamo deciso, l¹MST con i movimenti sociali organizzati in
Via Campesina/Brasile, di realizzare una grande marcia a Brasilia. Usciremo
da Goiania il 1 maggio e cammineremo per 17 giorni fino ad arrivare alla
capitale federale. La novità di questa marcia non è il fatto in se stesso di
metterci in cammino, perché le marce fanno parte dei vari tipi di
mobilitazione dei contadini, ma è nel numero dei partecipanti. Riuniremo più
di 10.000 persone, uomini, donne, bambini, venuti da 23 stati del Brasile,
per camminare insieme, protestare e richiarmare l¹attenzione della società
brasiliana sulla grave situazione di povertà e disuguaglianza nelle
campagne.
E perché un così grande sforzo e sacrificio?
Far muovere tutti i giorni 10.000 persone, portando con noi cucine, bagni,
acqua, in una marcia che esigerà un enorme sacrificio di tutti i
partecipanti, è un grosso impegno, ma il sacrificio maggiore è aspettare
tutta una vita, fermi, immobilizzati dalla povertà e dall¹ingnoranza.
Mobilitare, lottare è già un atto di dignità contro il sacrificio sociale
storico che è imposto ai poveri nel paese. Cammineremo per richiamare
l¹attenzione della società brasiliana sul fatto che la riforma agraria è
ferma. Abbiamo fatto un accordo con il governo Lula nel novembre del 2003,
nel quale il governo prendeva l¹impegno di insediare 430.000 famiglie nei
tre anni di mandato che restavano ancora. E il governo si impegnava a
mettere al primo posto le famiglie accampate. E¹ passato, da allora, quasi
un anno e mezzo, e fino ad ora il governo non ha onorato il suo impegno e ha
insediato meno di 60.000 famiglie. Mancano 20 mesi di mandato e 370.000
famiglie devono ancora essere insediate. Il governo non sta mettendo in
pratica il piano nazionale di riforma agraria e, addirittura, annuncia tagli
al bilancio, per pagare gli interessi del debito interno, ai banchieri.
E questo sarà il secondo motivo della nostra marcia. Sappiamo che la
realizzazione della riforma agraria non è solo una questione di volontà
politica o d¹impegno personale del presidente. Dipende da una politica
economica. Dipende da un progetto nazionale di sviluppo.
E marceremo, quindi, per andare a Brasilia a dire al governo che cambi la
sua politica economica, se vuole rendere possibile la riforma agraria e
risolvere i problemi del popolo. Tutti sappiamo che la politica economica
attuale è il proseguimento della politica neoliberista del governo
anteriore. I mandatari del Ministero delle Finanze e della Banca Centrale
sono ancora gli stessi ³tucani² degli scorsi otto anni. Questa politica, che
si basa sulla priorità del superavit primario, sugli alti interessi e sullo
stimolo alle esportazioni, ha come risultati soltanto: profitti fantastici
per le banche e le transnazionali, concentrazione di reddito e aumento
della disoccupazione. Basta leggere i giornali, non è necessario essere
economisti per capire la sua natura.
Andiamo a Brasilia a dire che è ora di utilizzare i 60 miliardi di reali di
superavit primario per applicarli in investimenti che garantiscano lavoro
per tutti. Investirli nell¹educazione, nell¹università pubblica e nella
salute pubblica. Vogliamo dire che, se vogliono tanto imitare gli Stati
Uniti, devono adottare il tasso di interesse degli Stati Uniti, che è di
appena il 2,5% e non del 19% che riscuotono da noi.
Andiamo a Brasilia a dire che il nostro popolo merita un salario minimo
dignitoso. Economie più povere e più piccole, come quelle dell¹Argentina e
del Paraguai, pagano salari minimi intorno ai 500 reali. Perché l¹economia
brasiliana non può pagare salari simili? Tutti i mezzi di comunicazione
delle elite, tutti gli imprenditori dicono ipocritamente di sostenere la
distribuzione del reddito, ora, l¹aumento del salario minimo è la misura più
efficace per distribuire il reddito. Perché non lo accettano?
Andiamo a Brasilia a sostenere l¹idea che, il nostro popolo si libererà
dalla povertà e dalla disuguaglianza sociale, solo se il governo metterà
realmente al primo posto la maggioranza e garantirà che ogni giovane abbia
accesso all¹università pubblica e gratuita. Anche su questo punto, le elite
accettano la tesi che l¹educazione deve essere la priorità, ma non accettano
che il governo smetta di pagare i debiti interni e esteri e investa le
risorse nell¹educazione.
Andiamo a Brasilia a sostenere l¹idea che è necessario fare una discussione
pubblica, un auditing sul debito estero, perché il popolo sappia cosa è gia
stato pagato e quel che continuiamo a pagare invano. Il nostro popolo invia
annualmente più di 50 miliardi di dollari all¹estero. La nostra elite
mantiene 85 miliardi di dollari depositati in conti esteri. La Costituzione
brasiliana stabilisce la realizzazione di un auditing sul debito estero. Ma,
in questo caso, nessuno esige il rispetto della Costituzione!
Andiamo a Brasilia a dire al Congresso Nazionale che è ora di regolamentare
il diritto del plebiscito popolare, delle consultazioni e referendum
previsti nella Costituzione, che fino ad oggi, non sono stati
regolamentati. Il popolo ha bisogno di avere il diritto di esercitare il
suo mandato. I deputati non possono usurpare il diritto del popolo a
decidere. Per questo appoggiamo il progetto di legge elaborato dalla OAB e
dalla CNBB, che sta passando per la Camera dei Deputati, che regola il
diritto del popolo a realizzare plebisciti popolari, per decidere su tutte
le questioni sulle quali ritenga necessario esprimere il proprio parere.
Andiamo a Brasilia a sostenere la democratizzazione dei mezzi di
comunicazione di massa. Perché il governo smetta di chiudere le radio
comunitarie. Non ci sarà democrazia senza che il popolo e le sue
organizzazioni sociali abbiano il diritto all¹informazione. E, per questo,
le radio, le televisioni comunitarie sono fondamentali, così come
democratizzare le concessioni pubbliche della televisione.
Andiamo a Brasilia a dire che siamo contro l¹accordo dell¹ALCA e chiedere
che il governo ritiri da Haiti i nostri soldati. Il popolo di Haiti deve
essere sovrano, e decidere da solo il suo futuro. Il popolo di Haiti ha
bisogno del nostro aiuto umanitario, non di soldati.
E per dire tutto questo a Brasilia, speriamo di poter contare sulla
partecipazione di tutti voi. Alla fine della marcia il 17 maggio a Brasilia,
realizzeremo una grande manifestazione per consegnare ai tre poteri le
nostre richieste.
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Tribuna da imprensa, Rio de Janeiro, 28 de março 2005.
Stedile dice che la riforma agraria di Lula è una vergogna nazionale
Roberta Araujo
TRIBUNA DA IMPRENSA Come analizza la proposta di riforma agraria del
governo Lula?
JOÃO PEDRO STÉDILE I movimenti sociali che operano nelle campagne, come il
MST e altri movimenti della via campesina e della stessa Contag, hanno
firmato un accordo con il governo Lula, nel novembre 2003, nel quale il
governo si impegnava a insediare 430.000 famiglie nei tre anni di mandato
che restavano. E si impegnava a realizzare il Piano Nazionale di Riforma
Agraria. Passati due anni, il governo ha insediato circa 55.000 famiglie,
non realizza il Piano Nazionale di Riforma Agraria e mentre l¹area economica
riduce le risorse. Ossia, al di là della buona volontà del presidente
Lula, la riforma agraria del suo governo è una vergogna, procede a passo di
tartaruga.
Lei pensa che il governo Lula abbia mancato nella creazione di progetti per
insediamenti?
Non si tratta di omissione. La riforma agraria è ferma per tre motivi di
base. Lo stato brasiliano continua con la sua natura che lo porta a
garantire solo i privilegi dei ricchi e delle banche. Secondo:
l¹agrobusiness dei fazendeiros si è unito alle transnazionali potenti
dell¹agricoltura, come la Monsanto, la Cargill, la Bunge, e, insieme con il
ministro Roberto Rodriguez, fa una campagna diretta contro la riforma
agraria. Il terzo motivo è che la politica economica, che mette al primo
posto il superávit primário, gli interessi e le esportazioni, è
incompatibile con la riforma agraria, che rappresenta posti di lavoro,
produzione di alimenti e mercato interno. Quindi, non si può fare la riforma
agraria, che dipende da un progetto di sviluppo nazionale, finché avremo una
politica economica neoliberista.
Che tipo di riforma agraria ha in mente il MST?
Il MST e i movimenti sociali delle campagne sono uniti intorno a un progetto
di riforma agraria, che si chiama Carta della Terra, approvata da tutti i
movimenti nell¹aprile del 2003. La nostra visione è che, prima di tutto, la
riforma agraria deve essere collegata, unita, a un progetto nazionale di
sviluppo rivolto all¹industria nazionale, al mercato interno e, soprattutto,
alla creazione di lavoro e alla distribuzione del reddito. E¹ per questo che
serve la riforma agraria.
E la questione degli insediamenti?
La nostra riforma agraria coinvolge non soltanto la distribuzione delle
terre. Bisogna sposare gli insediamenti con l¹agroindustria cooperativa.
Ossia, ogni insediamento dovrebbe avere una cooperativa con agroindustria,
producendo alimenti per il mercato interno con l¹incentivo della BNDES, del
governo. Bisogna democratizzare l¹educazione, portare l¹educazione nelle
campagne. Non come avviene ora, che i sindaci portano i bambini e gli
adolescenti nelle città. Infine una riforma agraria che si sposi con
tecniche agricole che rispettino l¹ambiente e riescano ad aumentare la
produttività, tuttavia producendo alimenti di qualità.
La proposta di riforma agraria del MST diverge da quella sostenuta dalla
Commissione Pastorale della Terra?
Non diverge in niente, abbiamo discusso e dibattuto insieme.
Qual è la sua analisi sull¹agrobusiness, poiché esiste una tendenza ad una
sua progressiva espansione?
La parola agrobusiness in senso stretto, significa tutte le attività
agricole che si dedicano al mercato. Pertanto, a rigore, ogni produttore
rurale che vende qualsiasi cosa pratica l¹agrobusiness. Ma qui in Brasile,
la borghesia agraria nazionale, il ministro Roberto Rodrigues, alleati alle
transnazionali hanno trasformato il termine in sinonimo di una condizione
specifica di produzione agricola, che è a sua volta diventata sinonimo di
grandi proprietà modernizzate, che creano disoccupazione, con alto livello
di produttività, monoculture che si rivolgono all¹esportazione.
Pertanto, l¹agrobusiness, predicato dalla televisione e dai suoi alleati
delle transnazionali, non si allontana da una ³piantagione² ricolonizzata.
Dal suo punto di vista chi favorisce l¹agrobusiness?
E¹ l¹espressione di una classe sociale che vuole guadagnare soltanto dollari
esportando, non importa se a spese dell¹ambiente, della disoccupazione, ecc.
E¹ in realtà il nuovo trucco della vecchia colonizzazione agro-esportatrice.
Per questo, non sviluppa il Paese, non genera lavoro. Guadagna soldi solo
una mezza dozzina di latifondisti , imbambolati dalle multinazionali, perché
esse, sì, controllano il commercio agricolo internazionale e sanno che sta
guadagnando molto denaro, nelle esportazioni di soia, zucchero, cacao, legno
ecc.
Esiste la possibilità che la proposta per la riforma agraria del MST si
coniughi con la proposta dell¹agrobusiness?
Sono due cose totalmente diverse. Come ho detto, l¹agrobusiness, è il trucco
del colonialismo moderno, ora al servizio di 10 imprese multinazionali. La
riforma agraria che noi sosteniamo è integrata con il mercato, ma quello
della produzione degli alimenti per il mercato interno. Una riforma agraria,
rivolta verso il popolo, verso le necessità del popolo, per produrre
alimenti, creare posti di lavoro, utilizzare la terra rispettando l¹ambiente
per le generazioni future.
Nei luoghi dell¹agrobusiness ci sono più conflitti per la terra, perché?
In generale i conflitti sociali che coinvolgono l¹agrobusiness sono in quei
luoghi in cui c¹è la resistenza a questo modello e anche nell¹area della
frontiera agricola. Questo ha richiamato attenzione, per questo la CPT ha
denunciato che era emblematico che alcuni casi di estrema violenza fossero
praticati da questi fazendeiros ritenuti moderni. Il maggior produttore di
fagioli del paese, eletto sindaco di Unaí è il mandante dell¹assassinio di
tre ispettori del lavoro che controllavano l¹esistenza di lavoro schiavo
nelle sue aziende. A Felisburgo, Minas Gerais, il fazendeiro Adriano
Chafik era leader político dei fazendeiros, utilizzava tecniche moderne di
allevamento di bestiameS.E¹ stato lo stesso che ha contrattato 15
pistoleiros e personalmente ha partecipato al massacro in cui sono morti
cinque senza terra nel novemmbre passato, tentando di fare lo sgombero a
mano armata, contro la legge , perché sapeva che le sue terre erano
pubbliche e pertanto acquisite illegalmente. E¹ stata necessaria la morte di
cinque compagni perché la Giustizia Agraria di Minas, desse il possesso di
quella azienda allo Stato mineiro, poiché era registrata come terra dello
stato.
E la morte della missionária Dorothy Stang?
Allo stesso modo, gli industriali del legno, che hanno mandato ad uccidere
Dorothy sono gente moderna, che si dedica all¹esportazioneS. Le famose
multinazionali degli eucalipti nello stato di Espírito Santo e nel Sud di
Minas, sono le stesse che hanno preso le terre dei guaranis per riempirle di
eucalipti. Nel Rio Grande del sud, essi sono tanto moderni che si armano per
impedire che i tecnici dell¹Incra facciano valutazioni nelle loro terre.
Osa, se stanno in regola con la legge, perché hanno tanta paura?
Secondo lei la discussione sulla terra è diventata una questione più
dottrinaria che economica?
Il problema della terra in Brasile è un problema della società brasiliana,
per questo si chiama ³questione agraria². E¹ un problema nazionale, poiché
molti dei problemi sociali dei quali il Brasile soffre, la disoccupazione,
l¹esodo dei disoccupati, la violenza nelle città, hanno le loro radici nella
questione agraria non risolta. Per questo è una questione sociale. Ma è
anche una questione economica, perché potrebbe sottrarre alla povertà
milioni di brasiliani garantendo loro l¹accesso alla terra, al lavoro e ad
un¹abitazione dignitosa, dando un futuro a queste famiglie
E¹ d¹accordo con la legge di biosicurezza?
La legge di biosicurezza è una vergogna nazionale. E¹ stato solo un modo in
cui le multinazionali, specialmente la Monsanto per ottenere quel che
volevano libetà totale per disseminare i semi transgenici, controllare
l¹agricoltura, riscuotere le royalties dagli agricoltori. Nelle prossime
elezioni continueranno a finanziare molti dei deputati che hanno votato a
favore della legge, come li hanno finanziati nelle elezioni passate. Ci sono
voci che persino un presidente di uno stato del PT avrebbe tratto beneficio
da questo tipo di appoggio nelle ultime elezioni, Si figuri gli altriS
Che si aspetta dal Presidente?
Spero che il presidente abbia il coraggio di vietare diversi articoli che
danno libertà totale. Se non lo farà sarà connivente con questa
irresponsabilità sociale. Da parte nostra, insieme con organizzazioni
ambientaliste e chiese, ci rivolgeremo al Tribunale Supremo con un¹azione di
denuncia della incostituzionalità, poiché la legge approvata ferisce
stupidamente la Costituzione. Chiederemo allo stato cosi esigente nel
chiedere l¹adempimento della legge ai poveri che la adempia con vigore e
esiga che le imprese mettano le etichette ai loro prodotti se contengono
transgenici. Se i transgenici sono così buoni, perché non vogliono scriverlo
sull¹etichetta? L¹anno scorso sono stati commercializzati 6 milioni di
tonnellate di soia del Rio Grande del Sud, transgenica nel mercato interno
e, nonostante la legge, non si è visto nessun prodotto etichettato. Come
mai?
Quindi il MST condanna totalmente i transgenici ?
(S) Sosteniamo il principio di precauzione, ossia, non si possono liberare
prodotti dei quali nessuno sa che effetti faranno alle persone, agli
animali, agli agricoltori, all¹ambiente. Le multinazionali che detengono il
monopolio di questi semi vogliono solo controllare l¹agricoltura e
riscuotere le royalties, non hanno nessuna responsabilità sociale. Hanno
trovato il colpevole della mucca pazza che ha ucciso molte persone in
Europa? E¹ dimostrato che i semi transgenici sono omicidi: non riescono a
convivere con altri tipi di piante e si mescolano automaticamente con loro e
le trasformano in transgeniche. Questo mette a rischio la nostra
biodiversità che è ciò che abbiamo di più importante.
Ma perché i paesi che hanno liberalizzato l¹uso dei transgenici lo hanno
fatto?
In tutto il mondo si segue il criterio della precausione e si esige il
controllo dei transgenici. Perché solo gli USA, il Canada e l¹Argentina dei
tempi di Menem hanno liberato i transgenici? Perché in questi paesi non c¹è
un governo, ci sono gli interessi delle multinazionali. E¹ una vergogna che
un governo eletto per il cambiamento sia ostaggio delle multinazionali e
abbia approvato una legge che libera i transgenici. Il Presidente Lula non
capisce che sciocchezza sta facendo di fronte alla storia
João Pedro Stedile é dirigente do MST e da Via Campesina Brasil.
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Quindi il MST condanna totalmente i transgenici ?
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