[inform_azione] (contro_informazione) Clamori dalla Colombia



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Da: Associazione nazionale Nuova Colombia <nuovacolombia@xxxxxxxx>
Data: 07 marzo 2011 19:46:09 GMT+01:00
A: d_ego@xxxxxx
Oggetto: Clamori dalla Colombia



        
06/03 - WIKILEAKS: URIBE AUTORIZZO’ OPERAZIONI ARMATE OCCULTE IN VENEZUELA

                
Una nota diplomatica statunitense, filtrata da Wikileaks, ha rivelato che il narco ex-presidente Uribe autorizzò “operazioni clandestine” in Venezuela alla ricerca di guerriglieri delle FARC, che secondo Bogotá si trovavano nella nazione confinante.
Nei documenti si legge che Uribe “non si faceva
illusioni su Chávez e vedeva il suo atteggiamento anti-USA come un serio problema, ma preferiva gestire il suo rapporto col presidente del Venezuela anche impostando un'atmosfera bilaterale positiva, con progetti in campo energetico e commerciale” per poter “portare a termine azioni armate” dall'altro lato della frontiera. La nota diplomatica mette inoltre in risalto l'interesse di Uribe a collaborare con gli Stati Uniti; a proposito della sua eventuale rielezione, si parla in effetti di “altri quattro anni e mezzo di alleanza”. La diffusione di tali informazioni conferma il ruolo della Colombia come testa di ponte in America Latina degli interessi statunitensi, nei confronti dei quali il regime è sempre stato asservito e garante: ma testimonia anche la fortissima propensione del regime colombiano ad operare illegalmente al di fuori dei propri confini, in totale spregio dell'altrui sovranità nazionale, indifferente ai principi della legalità internazionale che pure ha sottoscritto; basti pensare al massacro in territorio ecuadoriano, spacciato ai media come sconfinamento dovuto ad un inseguimento “a caldo” della guerriglia, che si è ben presto rivelato essere l'esito di un piano studiato a tavolino per distruggere l'accampamento diplomatico del Comandante Raúl Reyes, prima bombardato dagli aerei militari USA (partiti da Manta) e poi raggiunto dalle truppe colombiane che hanno assassinato a sangue freddo i feriti.



03/03 - MENTRE INFURIA LA GUERRA IN COLOMBIA, DA BUENOS AIRES ARRIVA UN MESSAGGIO DI SPERANZA.

                
L'incontro internazionale per la pace in Colombia, organizzato a Buenos Aires da Colombiani per la Pace, Latinoamericani per la Pace in Colombia ed Europei per la Pace in Colombia, con l'adesione di numerose organizzazioni e movimenti sociali, organismi internazionali, intellettuali e giornalisti di vari paesi, ha ribadito con forza la necessità di una soluzione politica del pluridecennale conflitto colombiano.

L’oligarchia di Bogotá, per bocca del narcoparamilitare Uribe, ha sostenuto che i partecipanti a questo incontro, e in particolare il Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel, sarebbero fiancheggiatori del “terrorismo”. La risposta a questa delirante teoria non si è fatta aspettare: numerose personalità internazionali, tra cui l'ex segretario generale dell'ONU Butros Ghali, stanno lavorando ad un documento di ripudio di tale posizione, che tra le altre cose dimostra l'inadeguatezza dell'oligarchia colombiana a svolgere la propria parte nel trovare una soluzione pacifica ad una guerra che, essa stessa, ha scatenato 60 anni fa contro il popolo. Durante l'incontro è stato ribadito che solo un processo di pace tra le parti belligeranti potrà consentire di superare il conflitto sociale ed armato colombiano, e che a questo proposito solo è possibile una soluzione politica e negoziata. Gli organizzatori dell'incontro di Buenos Aires contano di coinvolgere i paesi di UNASUR, in qualità di accompagnatori e facilitatori. Da parte sua Piedad Córdoba, portavoce dei Colombiani per la Pace, ha annunciato un prossimo tour internazionale per far conoscere le proposte scaturite da questo incontro in Brasile, Stati Uniti, Messico, Europa, Asia ed Africa. L'incontro si è realizzato pochi giorni dopo la liberazione unilaterale di sei prigionieri di guerra da parte delle FARC-EP, come gesto di riconoscimento del ruolo di mediatrice svolto da Piedad Córdoba, e di disponibilità verso possibili dialoghi. Mentre in Colombia e nel mondo aumentano le voci che affermano la necessità di una soluzione dialogata tra le parti, il principale ostacolo in tal senso continua ad essere la politica guerrafondaia della classe dominante colombiana che, ossigenata dal sostegno militare, tecnologico ed economico proveniente da Usa, Europa e Israele, continua ad illudersi di poter vincere militarmente la guerra. Nel 2010, però, il numero di militari e poliziotti messi fuori combattimento dall’insorgenza rivoluzionaria è stato maggiore di quello relativo alle truppe d’occupazione in Afghanistan e Iraq, con oltre 4300 tra morti e feriti gravi; cifre più alte di quelle che si registravano nel 2002, prima dell’accelerazione del Plan Colombia/ Patriota e dell’implementazione della politica fascista di repressione generalizzata chiamata “Sicurezza Democratica”, scatenata da Uribe nel tentativo di togliere alla guerriglia la propria base sociale di appoggio, e che ha invece portato alla più grande catastrofe umanitaria della storia contemporanea latinoamericana.

28/02 - NUOVO MASSACRO PARAMILITARE NEL PUTUMAYO

                
Diverse organizzazioni sociali hanno denunciato l'ennesimo atroce crimine perpetrato dai paramilitari di Stato nel dipartimento del Putumayo, al confine con l'Ecuador. Intorno a mezzogiorno dello scorso 11 febbraio, nella località di Dios Peña, presso il municipio di San Miguel, alcuni paramilitari hanno seviziato ed ucciso, decapitandole, Luz Marina Roa Alfonso, di 59 anni, Luz Mery Roa Roa, di 35 e Sorith Juliet Alfonso Roa, una bambina di appena 5 anni. I criminali hanno anche assassinato, con armi da fuoco, i due fratelli Erazo Rodríguez, contadini che lavoravano presso la tenuta della famiglia Alfonso Roa. La zona dove i paramilitari di regime continuano a dissanguare la popolazione locale è fortemente militarizzata dalle truppe della Brigata 27 “Selva”, della Forza Navale del Sud e del Gruppo Meccanizzato José María Melo, delle Forze Armate. Come sempre, i gruppi paramilitari lavorano in piena collaborazione con le Forze Armate o sono composti dai militari stessi, che indossano un passamontagna per fare il lavoro sporco: stupri, torture, sfollamenti forzati, sparizioni e massacri, checché ne dica il regime quando afferma che i paras sono stati “smobilitati”.

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