[dumbo] Proposta per il Senato Accademico di Pisa

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  • Date: Thu, 3 May 2001 08:23:27 +0200

Nota di indirizzo sui regolamenti didattici dei corsi di studio nell'
Universita' di Pisa

Proposta per il Senato Accademico
(dopo la discussione del 24 aprile 2001)


Con l'invio al ministero degli ordinamenti delle nuove lauree si e' compiuta
la prima importante fase dell'attuazione della riforma didattica nel nostro
ateneo. Si tratta ora di procedere alla stesura completa dei regolamenti
didattici di corso di laurea per ognuna delle nuove lauree che si prevede di
attivare fin dal prossimo anno accademico. Tale operazione avra' luogo a
partire dalla bozza di regolamento didattico gia' redatta dai proponenti e
trasmessa a corredo dell'ordinamento didattico. Il presente documento
integra la nota di indirizzo sulla riforma didattica approvata dal senato
accademico l'11 gennaio scorso [3] indicando alcune ulteriori linee guida
cui attenersi.


1. Regolamento didattico del corso di studio

Le finalita' e la struttura di massima del regolamento didattico di corso di
studio sono definite dall'articolo 12, commi 1 e 2 del decreto ministeriale
3.11.1999, n. 509 [1]:

Art. 12 - Regolamenti didattici dei corsi di studio

1. In base all'articolo 11, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341,
il regolamento didattico di un corso di studio, deliberato dalla competente
struttura didattica in conformita' con l'ordinamento didattico nel rispetto
della liberta' d'insegnamento, nonch=E9 dei diritti e doveri dei docenti e
degli studenti, specifica gli aspetti organizzativi del corso di studio. Il
regolamento e' approvato con le procedure previste nello statuto dell'
ateneo.
2. Il regolamento didattico di un corso di studio determina in particolare:
a) l'elenco degli insegnamenti, con l'indicazione dei settori
scientifico-disciplinari di riferimento e dell'eventuale articolazione in
moduli, nonch=E9 delle altre attivita' formative;
b) gli obiettivi formativi specifici, i crediti e le eventuali
propedeuticita' di ogni insegnamento e di ogni altra attivita' formativa;
c) i curricula offerti agli studenti e le regole di presentazione, ove
necessario, dei piani di studio individuali;
d) la tipologia delle forme didattiche, anche a distanza, degli esami e
delle altre verifiche del profitto degli studenti;
e) le disposizioni sugli eventuali obblighi di frequenza.



Si ricordi che il regolamento didattico di un corso di studio e' un
documento interno dell'ateneo che viene approvato o modificato con le
procedure previste dallo statuto (si veda il successivo punto 7). Dovra'
quindi essere un documento stabile che specifica, in piena conformita' con l
'ordinamento didattico relativo inserito nel regolamento didattico di
ateneo, l'impianto organizzativo dettagliato del corso di studio, anche se e
' possibile e relativamente facile modificarlo quando necessario od
opportuno, soprattutto dopo la prima fase di sperimen-tazione della riforma.
L'unico altro ulteriore adempimento e' la programmazione didattica annuale,
che e' responsabilita' esclusiva delle strutture didattiche e che continua
ad essere regolata, come negli anni scorsi, dalla parte generale del
regolamento didattico di ateneo [2]. La pubblicazione su base annuale del
cosiddetto manifesto degli studi (che consiste nel regolamento di corso di
studio completato con i dettagli della programmazione didattica annuale) non
e' obbligatoria ma rimane scelta autonoma delle singole strutture
didattiche. Il regolamento didattico di un corso di studio, per la sua
natura di ultima parte normativa di dettaglio, deve avere anche una forte
valenza comunicativa nei confronti sia degli studenti iscritti che di coloro
che cercano informazioni perch=E9 intenzionati ad immatricolarsi.

Come gia' indicato nella prima nota di indirizzo [3], la redazione del
regolamento didattico di un corso di studio dovra' considerare quindi almeno
i seguenti aspetti (punti da a) a e)).

a) Elenco degli insegnamenti e delle altre attivita' formative

Si coglie innanzitutto l'occasione per specificare, anche per maggior
chiarezza del seguito, alcuni aspetti lessicali. Mentre il termine "corso di
studio" e' sempre riferito ad un corso di laurea o di laurea specialistica
nel suo complesso, il termine "corso di insegnamento" si riferisce alla
tipica attivita' formativa universitaria, cioe' ad una sequenza di lezioni,
esercitazioni o altre attivita' didattiche tenute da un docente, o da piu'
docenti nel caso di corsi di insegnamento articolati in moduli o integrati,
in un certo periodo di un anno accademico e che si conclude con un esame
finale. Nel seguito il termine "insegnamento" sara' usato come sinonimo di
"corso di insegnamento".

Gli insegnamenti sono denominati in base alla disciplina o alle discipline
cui fanno riferimento. Si noti che alla medesima disciplina possono
corrispondere piu' insegnamenti, anche nel medesimo corso di studio, per
esempio a piu' livelli o con differenti programmi; analogamente ad un
insegnamento possono corrispondere piu' discipline. Tutte le discipline sono
inquadrate in quella partizione del sapere che e' rappresentata dai settori
scientifico-disciplinari.

Si raccomanda che la denominazione degli insegnamenti venga scelta in modo
che sia indicativa degli obiettivi formativi dell'insegnamento, dei suoi
contenuti, del livello a cui l'insegnamento si colloca e del settore
scientifico-disciplinare di riferimento. La specificazione degli
insegnamenti, ovvero delle discipline, e' essenziale per limitare la
inevitabile vaghezza del settore o dei settori scientifico-disciplinari a
cui sono stati assegnati i crediti nell'ordinamento didattico. Si ricordi
che la denominazione degli insegnamenti non e' sottoposta a vincoli
particolari, se non quello sostanziale della conformita' al settore
scientifico-disciplinare di riferimento e agli obiettivi formativi specifici
(vedi successivo punto b)).

Sono accettabili insegnamenti che si riferiscono a piu' settori
scientifico-disciplinari, in particolare nel caso di insegnamenti articolati
in moduli, opportunamente motivati anche in base all'ordinamento didattico.

b) Obiettivi formativi specifici, crediti e propedeuticita' degli
insegnamenti e delle altre attivita'

Si raccomanda di dettagliare, oltre alle discipline di insegnamento, anche
gli obiettivi che si intendono raggiungere, in ogni insegnamento, in termini
di conoscenze ed abilita' da acquisire da parte degli studenti. Si ricorda
che le conoscenze attese dovrebbero essere collegate ai contenuti degli
insegnamenti, mentre le abilita' attese dovrebbero costituire una sorta di
standard di operativita' nell'uso delle conoscenze acquisite.

Pur senza arrivare al dettaglio dei programmi degli insegnamenti (contenuti
invece nella programmazione didattica annuale), si raccomanda di raggiungere
un livello di descrizione delle attivita' formative adeguato a
rappresentare uno strumento utile per la programmazione didattica e per la
definizione e il coordinamento dei programmi da parte dei docenti. Si pu=F2
ipotizzare ad esempio, per ogni insegnamento, un titolo sintetico corredato
con un sottotitolo costituito da una serie di parole chiave. Tale
specificazione potra' essere utile anche per la stesura del cosiddetto
diploma supplement ([1], art. 11 comma 8).

L'approccio proposto appare coerente con il principio di liberta' di
insegnamento dei docenti universitari, sancito all'articolo 4 della legge 18
marzo 1958, n. 311, che recita al comma 1: ai professori e' garantita
liberta' di insegnamento e di ricerca scientifica, e al comma 2: ad essi e'
fatto obbligo di uniformarsi alle deliberazioni della facolta' e delle altre
strutture didattiche previste dagli statuti cui appartengono, per quanto
concerne il coordinamento dei rispettivi programmi. Questa norma di legge ha
trovato recepimento e modalita' applicative nell'articolo 2 del regolamento
didattico di ateneo [2].

Massima attenzione dovra' essere prestata alla congruita' fra gli obiettivi
dichiarati, i contenuti formativi e i crediti assegnati. Si richiamano a
questo fine l'art. 6 comma 5 della legge 19.10.1999 n. 370 e i commi 3 e 4
del citato art. 12 di [1]: in particolare, il comma 3 stabilisce la
procedura per le deliberazioni sull'assegnazione dei crediti alle attivita'
formative.


Legge 19.10.1999, n. 370 - Art. 6
...
5. Gli statuti degli atenei disciplinano l'istituzione di commissioni per l'
esame dei problemi relativi allo svolgimento delle attivita' didattiche
presso le competenti strutture e composte pariteticamente da rappresentanti
dei docenti e degli studenti. Le commissioni esprimono parere circa la
compatibilita' fra i crediti assegnati alle attivita' formative e gli
obiettivi formativi programmati dalle strutture didattiche, ai sensi dei
decreti che saranno emanati in attuazione dell'articolo 17, comma 95, della
legge 15.5.1997, n. 127, e successive modificazioni.
...


Decreto ministeriale 3.11.1999, n. 509, Art. 12 -  Regolamenti didattici dei
corsi di studio
...
3. Le disposizioni dei regolamenti didattici dei corsi di studio concernenti
la coerenza tra i crediti assegnati alle attivita' formative e gli specifici
obiettivi formativi programmati sono deliberate dalle competenti strutture
didattiche, previo parere favorevole di commissioni didattiche paritetiche o
di altre analoghe strutture di rappresentanza studentesca. Qualora il parere
non sia favorevole la deliberazione e' assunta dal senato accademico. Il
parere e' reso entro trenta giorni dalla richiesta. Decorso inutilmente tale
termine la deliberazione e' adottata prescindendosi dal parere.
4. Le universita' assicurano la periodica revisione dei regolamenti
didattici dei corsi di studio, in particolare per quanto riguarda il numero
dei crediti assegnati ad ogni insegnamento o altra attivita' formativa.

Infine, l'esplicitazione delle corrette propedeuticita' fra le varie
attivita' formative e' un ulteriore aspetto importante nella definizione del
percorso didattico perch=E9 un equilibrato sistema di propedeuticita' mette=
 in
luce e da' contenuto al loro preminente valore di orientamento didattico e
culturale. Da un lato, un sistema molto ricco e rigido di propedeuticita'
tende a guidare fortemente i percorsi didattici degli studenti ma rischia di
rallentarli o addirittura bloccarli. Dall'altro, un sistema eccessivamente
lasco e' utile agli studenti per costruirsi a misura dei loro tempi e
interessi il percorso didattico ma rischia di trasformarlo in una sequenza
incoerente di esami.

Proprio per queste motivazioni, le regole di propedeuticita', per garantirne
una relativa stabilita', devono essere incluse nel regolamento del corso di
studio e non nella programmazione didattica annuale. Si ricordi comunque
che, a termini di regolamento didattico di ateneo ([2], art. 7), la verifica
del rispetto delle propedeuticita' spetta ai singoli docenti e l'
annullamento dell'esame al presidente del corso di studio. Si riporta
infatti il contenuto del comma 4: (omissis) Prima dell'inizio dell'esame la
commissione informa il candidato di tali propedeuticita' e del divieto di
procedere alla verbalizzazione dell'esame qualora, al suo termine, non
risulti dal libretto personale dello studente l'avvenuto superamento degli
esami dei corsi propedeutici. Nel caso di esami verbalizzati in violazione
delle regole di propedeuticita', l'amministrazione ne informa il presidente
del consiglio di corso di studio che pu=F2 procedere all'annullamento dell'
esame.

c) Curricula offerti agli studenti e piani di studio

Per i diversi curricula del corso di studio previsti nell'ordinamento
didattico  occorre specificare attentamente gli obiettivi, gli insegnamenti,
i crediti, et cetera (si veda il precedente punto b)).

Si raccomanda di fornire anche piani di studio consigliati, e quindi
accettati d'ufficio, allo scopo di ridurre piu' che possibile le pratiche
amministrative necessarie per i piani di studio individuali.

d) Tipologia delle forme didattiche, degli esami e delle altre verifiche del
profitto degli studenti

Si tratta di specificare l'intero processo formativo, in modo funzionale al
raggiungimento, nei tempi previsti, degli obiettivi formativi dichiarati.

Nella progettazione del processo formativo si raccomanda di individuare come
destinatario della formazione lo studente a tempo pieno, pur preparandosi ad
attivare ulteriori modalita' organizzative rivolte specificatamente agli
studenti part-time, ad esempio gli studenti lavoratori. Un'offerta formativa
adeguata per studenti part-time richiede infatti strumenti specifici ed
investimenti nelle nuove tecnologie educative che l'ateneo si impegna
comunque a sviluppare. D'altra parte, un'attenta organizzazione e una
gestione innovativa della didattica (supporti telematici, materiali
didattici interattivi, forme di assistenza e tutorato, et cetera) offrono
stimoli e materiali sia per studenti a tempo pieno che per studenti
part-time.

E' necessario inoltre rispettare, oltre al principio della non
sovrapponibilita' di lezioni ed esami ([2], art. 4, comma 2)  anche il
principio della distribuzione uniforme del carico di lavoro degli studenti
nel tempo, evitando cioe' l'alternanza fra periodi ad alta intensita' di
didattica in presenza (lezioni, esercitazioni, et cetera) e periodi
eccessivamente lunghi dedicati per intero allo studio individuale e agli
esami. Va sottolineato che una organizzazione didattica che non lasci il
tempo per studiare durante i periodi di lezione non va affatto nella
direzione auspicata nella prima nota di indirizzo, laddove si raccomanda di
progettare organizzazioni didattiche non tradizionali volte ad ottenere la
semplificazione dell'esame finale, la diluizione dell'esame mediante
verifiche in itinere ed immediatamente dopo l'attivita' didattica, il
conseguimento dei crediti relativi ad ogni attivita' didattica
contestualmente alla sua conclusione. Appare quindi estremamente importante
che i periodi di didattica in presenza siano sufficientemente ampi e diluiti
nel tempo, al fine di consentire lo studio individuale, le attivita' di
tutorato e le verifiche in itinere.

Per quanto riguarda il calendario generale, l'Universita' di Pisa intende
adottare in modo generalizzato per tutti i corsi di studio un'organizzazione
su base semestrale. La' dove, per singoli corsi di studio o insegnamenti, si
ritenesse didatticamente piu' opportuno un'articolazione sull'intero anno,
gli insegnamenti sarebbero comunque tenuti in due segmenti semestrali
intervallati dal periodo riservato agli esami e alla loro preparazione. In
questo periodo potrebbero essere tenute prove in itinere per gli
insegnamenti di durata annuale.

In questo quadro il primo semestre iniziera' il primo ottobre e comunque non
prima del 15 settembre e non oltre il 15 ottobre, mentre il secondo semestre
iniziera' il primo marzo e comunque non prima del 15 febbraio e non oltre il
15 marzo. Questa soluzione risponde all'obiettivo di mettere in fase, sia a
livello di ateneo che a livello europeo, l'organizzazione didattica,
favorendo l'uso flessibile da parte degli studenti dell'intera offerta
formativa dell'ateneo  e facilitando la mobilita' internazionale degli
studenti (sia in entrata che in uscita). Risponde inoltre all'obiettivo di
equilibrare  i due semestri, ad ognuno dei quali e' a disposizione
esattamente lo stesso tempo (5 mesi: ottobre-febbraio, marzo-luglio) con il
mese di agosto per le vacanze e il mese di settembre per gli esami di
recupero e le prove di ammissione.

Il calendario preciso delle attivita' formative rimane materia di decisione
annuale della struttura didattica, ma in ciascun semestre le attivita'
didattiche in presenza del corso di studio non possono durare meno di 11
settimane effettive, proprio per garantire il principio di distribuzione
uniforme del carico di lavoro. E' conveniente che i calendari specifici di
ciascun corso di studio, o opportune norme generali del loro regolamento
didattico, prevedano un carico di lavoro settimanale medio dello studente
bilanciato  tra le attivita' didattica in presenza  e quelle relative allo
studio individuale, al tutorato, alle attivita' di verifica in itinere, et
cetera.

Sara' probabilmente indispensabile riconsiderare quelle disposizioni
contenute nel vigente regolamento didattico di ateneo [2] che si rivelino
eccessivamente vincolanti nella predisposizione di organizzazioni didattiche
rivolte a centrare gli obiettivi della riforma. Si potrebbe anche adottare
un approccio pragmatico che consenta deroghe in presenza di organizzazioni
sperimentali ben motivate e comunque soggette con tempi definiti alla
valutazione dei risultati ottenuti.

Coerentemente con gli impegni presi nella bozza di regolamento didattico di
corso di studio, deve essere evitato un eccessivo carico di lavoro in esami,
in particolare con un'organizzazione didattica di tipo tradizionale. A tal
fine si raccomanda di contenere il numero di esami entro le sei unita' per
anno, ovvero tre per semestre - quindi non piu' di 18 esami sui tre anni
della laurea. Le attivita' pratiche, di laboratorio, di progetto o simili
non concorrono a determinare il numero degli esami solo se i relativi
crediti sono acquisiti senza una specifica prova finale ma mediante attivita
' svolte progressivamente e in modo diretto dagli studenti durante la
frequenza, con un carico di lavoro individuale aggiuntivo al piu' pari a
quello in laboratorio o in aula.


e) Disposizioni sugli eventuali obblighi di frequenza

Per determinate attivita' formative, ad esempio di laboratorio, possono
essere previsti obblighi definiti di frequenza, come previsto al comma 2
dell'articolo 7 del vigente regolamento didattico di ateneo [2]. Si intende
per=F2 adottare, come principio generale, la garanzia di forme di flessibil=
ita
' per il completamento di tali attivita' formative per gli studenti
disabili, gli studenti lavoratori e per quelli impegnati negli organi
collegiali dell'ateneo.


2. Prerequisiti per l'accesso ai corsi di laurea

Come noto, l'articolo 6 comma 1 di [1] introduce il concetto di adeguata
preparazione iniziale per l'accesso ai corsi di laurea. Da questa
impostazione segue la necessita' di definire:
=AD le conoscenze richieste per l'accesso
=AD le modalita' di verifica di tali conoscenze
=AD le modalita' di recupero degli eventuali debiti formativi evidenziati
dalla verifica e quantificati in crediti aggiuntivi.
Si tratta quindi di un meccanismo di orientamento e di allineamento degli
studenti, e non di sbarramento. Si tratta inoltre di un meccanismo di
taratura del sistema delle lauree, in quanto la valutazione della durata
media reale degli studi potra' essere modulata rispetto all'adeguatezza
della preparazione iniziale. Si tratta in ogni caso di un meccanismo
delicato e complesso, da mettere a punto per gradi, in base all'esperienza,
con criteri uniformi a livello di ateneo, al fine di evitare scelte
valutative troppo diversificate.

Riguardo alle conoscenze richieste per l'accesso, gli ordinamenti didattici
gia' forniscono una loro specificazione sommaria; i regolamenti di corso di
studio dovranno dettagliarla opportunamente, anche nel quadro di
impostazioni di facolta' o aree. Si ricorda la raccomandazione di
commisurare la qualita' e la quantita' dei prerequisiti con la possibilita'
che il carico di lavoro aggiuntivo necessario agli studenti sprovvisti della
necessaria preparazione iniziale possa essere ragionevolmente sostenuto nel
corso del primo anno.

Riguardo alle modalita' di verifica, la sola strada percorribile a fronte
delle oltre 7000 immatricolazioni degli ultimi anni appare quella di
ricorrere a batterie di test a correzione automatica, sul modello dei test
di accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia. Tali batterie di test
potrebbero essere costituite da una parte comune a tutto l'ateneo, relativa
alla comprensione e alla comunicazione nella lingua italiana e alle abilita'
logiche e di ragionamento, ed una parte specifica per ogni gruppo omogeneo
di corsi di studio, a livello di facolta' o di piu' facolta' affini. La
messa a punto di tali test al fine di determinare la adeguatezza della
preparazione iniziale ovvero quantificare il lavoro aggiuntivo per il
recupero richiede una fase di necessaria sperimentazione prima di poter
entrare a regime; richiede inoltre un adeguato coordinamento con la scuola
superiore e forme opportune di informazione agli studenti e diffusione di
esemplificazioni dei test, che dovranno avere una forte valenza di
orientamento.

Si ritiene pertanto che, nel primo anno di applicazione della riforma, i
test debbano venire somministrati al solo scopo di sperimentarne e valutarne
gli effetti, e non a quello di intervenire sulla eventuale presenza di
debiti formativi da parte degli studenti. Sara' cosi' possibile tarare le
modalita' di verifica in modo da entrare a regime con l'anno accademico
2002/2003. Questa sperimentazione permettera' altresi' di tarare la
ragionevolezza dei prerequisiti e del test medesimo, tenendo presente che, a
regime, il massimo numero di debiti formativi recuperabili in un anno pu=F2
essere fissato attorno al 20% aggiuntivo al carico annuale (quindi 12
crediti, ovvero 1800 ore di lavoro totale annuo) in corrispondenza con
quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, di [1]. Sempre a regime, nel caso
in cui alcuni studenti evidenziassero lacune formative maggiori, occorrera'
probabilmente provvedere a interventi formativi di recupero piu' diluiti nel
tempo, eventualmente in collaborazione con le scuole superiori.

Riguardo alle modalita' organizzative delle attivita' formative di recupero,
la proposta di sperimentazione dei test consentira' di progettarle nel corso
del prossimo anno accademico, anche in base alla valutazione dei risultati
dei test medesimi; si invita comunque a prevedere nei regolamenti didattici
di corso di studio delle ipotesi da sperimentare gia' nel corso del prossimo
anno accademico. Fra le forme possibili di attivita' di recupero, oltre a
specifiche attivita' formative opportunamente calendarizzate e rivolte solo
agli studenti con debiti, si potrebbero offrire insegnamenti di base
differenziati non per gli obiettivi formativi finali (conoscenze e abilita'
da acquisire comunque) ma per i programmi e l'approccio didattico  in modo
da tener conto  delle esigenze degli studenti con differenti livelli di
preparazione iniziale. A ci=F2 corrispondera' ovviamente un maggior carico
didattico e dunque un maggior numero di crediti che permette di recuperare i
debiti.


3. Conoscenza della lingua straniera ed abilita' informatiche

Gli ordinamenti di tutte le lauree prevedono attivita' formative volte all'
acquisizione di conoscenze linguistiche ed abilita' informatiche di base, e
alla relativa verifica. Sull'informatica di base e sulla lingua straniera
appare necessaria una politica di ateneo che da un lato stabilisca gli
standard di riferimento della formazione che si vuole raggiungere, e dall'
altro si impegni in prospettiva a fornire gli strumenti per la formazione,
puntando in maniera decisa sui materiali interattivi di autoformazione, resi
disponibili tramite il web e altri media, su adeguati spazi di laboratorio e
supporti tutoriali.

Per quanto attiene l'informatica, uno standard di formazione accettato a
livello europeo, ed oggetto di recenti convenzioni fra MPI e CRUI, e' la
Patente Europea del Computer (ECDL - European Computer Driving License);
tale certificazione potrebbe costituire il riferimento per le abilita'
informatiche di base.

La situazione e' certamente meno definita per quanto attiene la lingua
straniera, anche se deve essere chiaro che, salvo che per i corsi di studio
in cui appropriate conoscenze di lingue straniere costituiscono specifici
obiettivi formativi qualificanti, si tratta di individuare, per ogni lingua
straniera, lo standard internazionale di certificazione della conoscenza che
sara' richiesta agli studenti di tutti i corsi di studio. Anche su questo
tema e' stata raggiunta una prima intesa fra MPI e CRUI sulla base del
programma comunitario LINGUE 2000.

Appare in ogni caso indispensabile un coordinamento a livello di ateneo
sulle due tematiche, per garantire la qualita' e il monitoraggio, e definire
gli interventi.


4. Tirocini formativi e altre attivita' formative non tradizionali

Particolare attenzione dovra' essere dedicata alle attivita' formative non
tradizionali, tra cui in primo luogo i tirocini formativi, o stage, presso
enti o imprese. Si raccomanda, ovunque possibile, di impegnare gli studenti
in tirocini che completano la loro preparazione culturale e li aiutano a
inserirsi rapidamente nella realta' lavorativa. Un altro effetto positivo e'
l'interazione che cosi' si crea fra strutture didattiche universitarie e
mondo della produzione e del lavoro, in modo favorire il continuo
adeguamento alla domanda e da integrare sempre meglio l'ateneo come risorsa
fondamentale del contesto territoriale.

In questo ambito l'ateneo sta organizzando una consulta territoriale e si
impegnera' a fornire alle strutture didattiche personale preparato per il
coordinamento tecnico delle attivita' formative.

Fra le esperienze formative non tradizionali vi sono anche i corsi tenuti da
docenti non accademici (in qualita' di professori a contratto) che possono
essere contattati anche tramite i tirocini. Questa tipologia di docenti
extra-accademici (ma regolarmente impegnati in un lavoro professionalmente
qualificato) e' particolarmente importante per offrire agli studenti
formazione nelle culture di contesto, cosi' importanti per collocarsi
rapidamente nel mondo del lavoro, quali la cultura di impresa, le tecniche
di comunicazione e di lavoro di gruppo, l'europeistica, la conoscenza dei
contesti normativi nazionali ed europei, et cetera.




5. Valutazione della qualita' della didattica

L'ateneo si impegna ad individuare e prevedere l'applicazione periodica di
una metodologia sistematica di controllo e valutazione della qualita' della
didattica erogata nei nuovi corsi di laurea, d'intesa con il nucleo di
valutazione, rivolta al miglioramento progressivo del corso di studi. La
metodologia potra' fare riferimento a quella sviluppata dalla CRUI nell'
esperienza maturata nel progetto CAMPUS per i diplomi universitari, e
sperimentata nel nostro ateneo anche su un piccolo numero di lauree. Oggetto
della valutazione sara' il processo formativo nel suo complesso, sia dal
punto di vista dell'efficacia (capacita' di creare laureati con competenze e
conoscenze conformi agli obiettivi formativi e in grado di inserirsi nei
previsti contesti occupazionali) che da quello dell'efficienza (capacita' di
creare laureati nei modi e nei tempi previsti).

In una prospettiva di qualita', si richiede ai proponenti di nuove lauree in
continuita' con corsi di studio preesistenti di allegare al regolamento
didattico di corso di laurea una nota che spieghi se e come la progettazione
della nuova laurea abbia tenuto conto delle osservazioni fornite dal nucleo
di valutazione nello scorso anno accademico, a conclusione dell'esercizio di
valutazione condotto in collaborazione con i consigli dei corsi di studio
sulla base di alcuni indicatori statistici. Si ricorda che le schede
riassuntive cercano di mettere in luce i punti di forza e i punti di
debolezza dei vari corsi di studio; appare quindi importante esplicitare
come tali considerazioni possano aver contribuito nel processo di
definizione dei regolamenti didattici delle nuove lauree. Se necessario, le
schede sono disponibili presso il nucleo di valutazione.


6. Trasferimento degli studenti dai vecchi ai nuovi corsi di studio

In [1] (art. 13, comma 2) si prevede la possibilita' per gli studenti gia'
iscritti di optare per l'iscrizione ai corsi di studio con i nuovi
ordinamenti e che a tal fine si devono riformulare le carriere degli
studenti in termini di crediti.

Si reitera la forte raccomandazione di prevedere meccanismi di trasferimento
ai nuovi corsi il piu' possibile flessibili, leggeri e trasparenti,
utilizzando al massimo la duttilita' del sistema dei crediti, al fine di
favorire gli studenti nel passaggio ai nuovi corsi, consentendo loro di
accedere ai nuovi titoli, e semplificando cosi', per quanto possibile, la
fase transitoria in cui i vecchi e i nuovi corsi coesisteranno.

La procedura consiste di due fasi distinte:
1. riformulare in crediti gli ordinamenti didattici dei corsi di studio
vecchi (lauree e diplomi universitari) e le carriere degli studenti gia'
iscritti;
2. trasferire i crediti maturati dagli studenti nei vecchi corsi alle nuove
lauree e lauree specialistiche.

Per quanto riguarda la fase 1, l'indicazione e' quella di pesare in crediti
i singoli insegnamenti, in modo che la somma dei crediti degli insegnamenti
previsti in ciascun anno sia pari a 60, o al piu' leggermente superiore a
60, se si vuole tener conto in piccola parte dello sbilanciamento fra durata
reale e durata legale dei corsi di studio vigenti; tale somma non potra'
comunque essere inferiore a 60. La riformulazione in crediti della carriera
di uno studente e' quindi calcolata come la somma dei crediti degli
insegnamenti di cui ha sostenuto l'esame.

Occorre particolare attenzione per gli studenti dei diplomi universitari,
che hanno diritto ad aver riconosciuti tutti i crediti maturati con il loro
studio in insegnamenti ufficiali universitari, di pari dignita' con tutti
gli altri.

Per quanto riguarda la fase 2, l'indicazione e' quella di riconoscere la
totalita' dei crediti maturati da uno studente nella propria carriera nel
trasferimento ad una laurea specialistica in continuita' con il corso di
studio di provenienza, massimizzando per=F2 al contempo la quota dei crediti
riconosciuti nel trasferimento ad una laurea (nuova) in continuita' con il
corso di studio di provenienza. In altre parole, la quota di crediti
maturati non riconosciuti nel trasferimento ad una laurea in continuita' con
il corso di provenienza, e congelati a futuro riscatto in una laurea
specialistica, dovrebbe essere molto piccola, idealmente nulla.

I meccanismi per realizzare la fase 2 sono molteplici, nel senso che i
crediti maturati nei corsi di provenienza possono essere riconosciuti con
livelli diversi di flessibilita': non necessariamente confrontando in modo
fine i programmi degli insegnamenti vecchi e nuovi e trasferendo i crediti
sugli insegnamenti nuovi, ma trasferendo, laddove ragionevole, i crediti
nelle nuove lauree e lauree specialistiche a livello di settori
scientifico-disciplinari o gruppi di settori affini.

La descrizione dei criteri generali che disciplinano le fasi 1 e 2
dovrebbero far parte integrante del regolamento didattico dei corsi di
studio in continuita' con corsi preesistenti, come norma transitoria. D'
altra parte, una specifica completa della fase 2 potrebbe risultare
eccessivamente complessa, e ancor peggio provocare come effetto collaterale
un irrigidimento delle regole di trasferimento dei crediti, in particolare
nei corsi di studio con connotazione interdisciplinare. L'indicazione e'
pertanto quella di specificare la fase 2 fino al livello ritenuto
ragionevole di dettaglio, lasciando quindi all'esperienza sul campo la
definizione di una prassi. Ci=F2 non esclude che in diversi casi, relativi a
corsi di studio compatti, caratterizzati da un grosso nucleo con pochi
settori tra loro affini, sia possibile pervenire a specifiche di
trasferimento completamente definite.

E' lecito aspettarsi che le domande individuali di trasferimento saranno
molto numerose; inoltre, la tempestivita' delle deliberazioni sara' per gli
studenti un criterio fondamentale per scegliere se passare o meno ai nuovi
ordinamenti. Per queste motivazioni le domande individuali dovranno essere
gestite, per ogni nuovo corso di studio (o gruppo di corsi affini) da una
apposita commissione stralcio, composta da docenti, personale esperto delle
segreterie e studenti, investita di potere deliberante immediato, che
semplifichi drasticamente la procedura di trasferimento. Lo studente che
avra' fatto domanda di trasferimento dovra' essere ricevuto dalla
commissione secondo un calendario prestabilito, e ricevere una proposta di
trasferimento che potra' o meno accettare, seduta stante o secondo modalita'
da definire. In caso di accettazione, il trasferimento avra' decorrenza
immediata. In linea di principio, compatibilmente con l'approvazione da
parte del senato dei regolamenti didattici delle nuove lauree e con la
predisposizione delle risorse umane e informative necessarie per la gestione
delle commissioni stralcio, una quota significativa di studenti dovrebbe
poter completare la procedura di trasferimento prima dell'inizio del
prossimo anno accademico, potendosi quindi integrare fin dall'inizio nei
nuovi corsi di laurea.


7. Modalita' di presentazione dei regolamenti didattici di corso di studio

In accordo con l'articolo 44, comma 3, dello statuto le proposte di
regolamento didattico di ogni corso di studio sono presentate dai consigli
delle strutture didattiche o dai garanti nel caso di corsi di studio non in
continuita', e sono deliberate dalle facolta'. Alla delibera della facolta'
deve essere allegato il parere della commissione didattica paritetica
interessata.

La scadenza di invio al senato dei regolamenti didattici deliberati per quei
corsi di studio di cui si prevede l'attivazione nel prossimo anno accademico
2001/2002 e' fissata al 31 maggio 2001.

Sui regolamenti pervenuti il senato accademico esercitera' il controllo di
legittimita' e di merito ai sensi dell'articolo 44, comma 4, dello statuto
entro il 30 giugno 2001. L'esame dei regolamenti avverra' nell'ordine
cronologico con cui essi sono pervenuti e sara' istruito dalla commissione
didattica paritetica di ateneo. Tutte le proposte pervenute saranno inviate
anche al consiglio degli studenti che, a norma di statuto, potra' esprimere
pareri e proposte.


Riferimenti

[1] Regolamento in materia di autonomia didattica degli atenei. Decreto
ministeriale 3.11.1999, n. 509, G.U. del 4.1.2000, n. 2, reperibile sul sito
web:
 http://www.murst.it/universita/universita.html

[2] Regolamento didattico di ateneo dell'Universita' di Pisa. Decreto
rettorale n. 01/591 del 16.6.1998 e successive modifiche, reperibile sul
sito web:
http://www.unipi.it/regolamenti/dati/didattica/108-reg1.html.

[3] Nota di indirizzo per la riforma didattica nell'Universita' di Pisa.
Delibera del Senato Accademico dell'11.1.2001, reperibile sul sito web:
 http://www.unipi.it/riforma/notaindirizzoA.html




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