[dumbo] Lettera al Rettore del Politecnico di Milano

  • From: "Michele Giovannini" <michelegiovannini@xxxxxxxxxxxxxxxx>
  • To: <dumbo@xxxxxxxxxxxxx>
  • Date: Mon, 26 Mar 2001 09:02:57 +0200

Lettera al Rettore del Politecnico di Milano
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Di seguito verrà riportata la lettera spedita a molti professori del polimi
e al rettore (con risposta allegata).

Egr. Prof. ....

con la presente lettera esprimiamo alcune considerazioni sulla posizione dei
diplomati universitari in ingegneria alla luce della nuova riforma
universitaria che si prospetta.
La riforma entrerà in vigore nell'A.A. 2000/2001. Le singole Università
italiane, a causa della imminente riforma e per l'aumentata autonomia,
stanno modificando i loro regolamenti interni.
Pensiamo quindi che sia il momento giusto per approfittare dei cambiamenti
che sta attraversando l'Università, e attuare suggerimenti ritenuti validi.
Nella lettera citeremo spesso il sistema anglo - americano come riferimento
e pietra di paragone: questo perché esso è simile a quello a cui porterà la
riforma ed inoltre perché Inghilterra e Stati Uniti sono tra i paesi a più
elevata concentrazione di industrie ad alta tecnologia.
La riforma cambierà pesantemente l'architettura e la filosofia del sistema
attuale e costituirà il nuovo riferimento; i titoli ottenuti in passato
saranno esaminati in termini di riconoscimenti, probabilmente attraverso il
meccanismo dei crediti. La nuova riforma universitaria che entrerà in vigore
ricalcherà il modello anglo-americano: si entrerà (non subito, probabilmente
dopo il 2002 ) negli studi universitari a 18 anni (un anno prima di quanto è
sinora) e lo studente avrà davanti un sistema composto da tre cicli distinti
di studi da completare in serie.

Il primo ciclo di 3 anni, dopo il quale si conseguirà una laurea che
corrisponde ad un bachelor inglese. Un secondo ciclo della durata di 2 anni
per chi intende proseguire, al termine del quale conseguirà la laurea
specialistica o master nel sistema anglo-americano. Infine il terzo ciclo di
3 anni (PhD in Inghilterra) per chi, particolarmente brillante, intende
conseguire il dottorato.

La riforma, è stata introdotta in Italia sulla base quanto stabilito nelle
conferenze dei responsabili della formazione universitaria dei paesi
europei: incontri che hanno sancito la volontà di uniformare i sistemi
formativi universitari.
Questa volontà, è parte di un processo più generale di integrazione tra vari
paesi della comunità europea e li porterà a standardizzare e uniformare
varie entità: moneta, sistemi fiscali ecc.

In Italia, all'inizio degli anni '90 si è introdotta la figura di Ingegnere
diplomato, una manovra che anticipava in parte i significati e i contenuti
della riforma in atto.

Molti esperti ritenevano, che l'introduzione di un livello universitario in
ingegneria era un beneficio per l'economia. La figura del diplomato
universitario, giovane, dinamica e competente era molto interessante non
solo dal punto di vista delle aziende, ma soprattutto perché era
indispensabile se si voleva aumentare il numero di imprese ad alto contenuto
tecnologico. Il diplomato universitario è una figura professionale che può
unire i vantaggi del perito a quelli dell'ingegnere, i periti hanno
dimostrato una grande capacità imprenditoriale creando la quasi totalità
delle imprese ma sono limitati dalle scarse conoscenze teoriche; i laureati
hanno vaste conoscenze scientifiche ma non sempre hanno dimostrato
attitudini imprenditoriali.
Questa considerazione che può apparire generica, è supportata dal fatto che
i paesi con il maggior numero di aziende ad elevata tecnologia sono proprio
Inghilterra e Stati Uniti che adottano sistemi universitari multilivello in
serie.

Si era potuto introdurre un titolo che aveva caratteristiche molto moderne,
in quanto aggiungendosi agli altri già presenti, non ne intaccava la
statuto, di conseguenza le regole che lo riguardavano erano state scelte da
foglio bianco: senza scendere a eccessivi compromessi.
Si era scelto per legge che fosse a numero chiuso: a differenza della
laurea, e che fosse aperto alla fine del corso di studi: a differenza delle
scuole dirette a fini speciali, in modo che si poteva proseguire nel
percorso formativo. Queste condizioni avevano costruito una situazione quasi
surreale; gli studenti del D.U. disponevano di risorse molto superiori
rispetto ai loro colleghi della laurea: basta pensare al rapporto
studenti/docenti estremamente più stretto che consentiva di sviluppare un
rapporto molto più dinamico e produttivo.
Effettuiamo ora un confronto, in termini di preparazione, tra la nuova
laurea triennale italiana ed il Diploma Universitario in ingegneria.


VALORE REALE

Riteniamo che la preparazione offerta dal D.U. non possa considerarsi
inferiore a quella della laurea (NO) per le motivazioni espresse nei punti
seguenti:

1) Parità di durata del corso di studi: la preparazione offerta da un corso
a numero chiuso (spesso molto ridotto) non è peggiore di quella offerta da
un corso a numero aperto, o comunque, con un rapporto docenti/studenti non
programmato. Anzi, le lezioni a numero di studenti programmato, le nuove
strutture e le molte risorse a disposizione di ciascun studente, permettono
una migliore didattica.

2) L'anticipo dell'entrata all'università di 1 anno, quindi a 18 anni di età
che entrerà in vigore tra un paio d'anni, non nell'A.A. 2000/2001 ha anche
effetti negativi.
Entrare all'università prima consentirà di anticipare l'uscita però è
naturale che togliere un anno al ciclo delle secondarie superiori avrà
conseguenze negative in termini di qualità dell'apprendimento.
All'università si presenteranno matricole che rimanendo nel percorso
scolastico un anno in meno avranno minori strumenti per affrontare un
tragitto impegnativo; di conseguenza il livello della didattica si abbasserà
per minore preparazione, determinazione, maturità, serietà ecc.. .

Di conseguenza, ci sentiamo di rafforzare le ragioni mostrate nel punto
precedente e che ritengono il livello formativo del Diploma Universitario
almeno pari a quello della laurea (N.O.).


3) Esiste una affinità molto spinta tra la nuova laurea triennale (indirizzo
professionalizzante) e gli attuali D.U.: entrambi sono nati nell'ottica
europea.

§ La durata (anche se non ci sono ancora indicazioni definitive).
§ Non si hanno più circa 6 corsi all'anno come per il vecchio corso di
laurea, ma una decina (con meno ore ciascuno come avviene nei corsi di D.U).

Le sperimentazioni delle lauree triennali che sono partite confermano questa
considerazione i corsi appaiono molto simili a quelli del D.U.

4) Nelle sperimentazioni già avviate, molti corsi di laurea hanno programmi
di insegnamento pressoché identici a quelli dei D.U., quindi le
discriminazioni verso i D.U. appaiono poco legate alle situazioni reali.
Bisogna inoltre sottolineare il fatto che i Diplomi Universitari verranno
sostituiti e non affiancati dalle lauree triennali, a testimonianza del
fatto che le filosofie ispiratrici di entrambi i corsi sono le medesime.

In base alle considerazioni precedenti, non crediamo che la preparazione di
un D.U. possa considerarsi inferiore a quella della laurea triennale
(indirizzo professionalizzante), anzi, analizzando i punti 1) e 2) si
potrebbe pensare ad un livello di preparazione superiore.

VALORE LEGALE

Dopo aver considerato il valore reale del titolo consideriamo ora il
riconoscimento del valore legale del titolo.

Ci sembra lecito chiedere che al titolo di Ingegnere diplomato (conseguito
al termine del Diploma Universitario) sia riconosciuto lo stesso valore
legale della laurea triennale o laurea di primo livello del nuovo
ordinamento (indirizzo professionalizzante).
Il riconoscimento legale del titolo è un problema che riguarda sia chi
desidera proseguire gli studi accademici sia chi intende utilizzare il
proprio titolo nel mondo del lavoro, dato che un eventuale segnale di stima
per il Diploma Universitario, attraverso una adeguata valorizzazione
accademica, avrebbe un influsso positivo anche sulle possibilità offerte
all'Ingegnere Diplomato da parte mondo del lavoro, pubblico e privato.

Il ministero della ricerca e dell'università (MURST) non ha dato indicazioni
rigide e precise per il riconoscimento del Diploma Universitario, delegando
la decisione alle singole università, che saranno libere di convertire il
titolo di Diploma Universitario nel numero di crediti che riterranno
opportuno. Le Università svolgono quindi, un ruolo molto importante nel
riconoscimento legale del titolo, sia direttamente che indirettamente, e
sono chiamate a giudicare un titolo da loro stesse rilasciato. È importante
ricordare che il MURST ha posto in atto riforme che concedono alle
Università un grado di autonomia maggiore rispetto al passato, ed esse
devono quindi effettuare variazioni ai loro statuti: di conseguenza ci
sembra il momento opportuno per tenere presente modifiche che possano
contribuire a riconoscere diritti legittimi.

Riassumiamo ora il punto da prendere in considerazione:

Equiparazione del Diploma Universitario alla nuova laurea triennale
(indirizzo professionalizzante). Questo dà la possibilità di proseguire la
carriera accademica senza troppe differenze rispetto a chi avrà conseguito
la nuova Laurea triennale.

Il D.U. è un livello universitario che corrisponde per durata degli studi a
un livello di Bachelor: è pertanto auspicabile almeno il riconoscimento del
titolo di Bachelor.
Tale riconoscimento sembrava sostenuto anche dai docenti universitari
durante gli incontri che promuovevano il corso di Diploma, anche perché non
garantire almeno moralmente tale livello appariva francamente molto
limitativo sia per gli studenti che, soprattutto, per i docenti universitari
italiani: questi infatti non sono certamente inferiori ai loro colleghi
anglo-americani per preparazione e impegno, e quindi non potevano dare agli
studenti una formazione che non fosse almeno pari a quella corrispondente al
titolo di Bachelor, tanto più considerando le ottime condizioni ambientali
offerte dal D.U. (numero chiuso, rapporto studenti - docenti, ecc.. ).
Ora, con l'omologazione al sistema Universitario Anglo-Americano non ha
senso che un titolo che teoricamente doveva essere un primo passo per l'
equivalenza ai titoli stranieri, sia privo in Italia di un riconoscimento
proprio quando si uniformano i singoli sistemi, anzi si adatta il nostro a
quello altrui.
Sarebbe auspicabile che i suggerimenti raccolti in questa lettera fossero
tradotti in realtà, in modo che chi abbia partecipato a quella splendida
sperimentazione (il Diploma Universitario) possa ricordare con piacere il
fatto di aver bene investito il proprio tempo, e non si debba invece sentire
solo parte di un utile esperimento.

Rimaniamo in attesa per stabilire un incontro dove discutere il problema
precedentemente posto.


Distinti saluti

Gli studenti del Diploma Universitario


RISPOSTA DEL RETTORE:

"Caro Ing. D'Auria

il problema da Lei illustrato ci è ben presente.
Stiamo studiandolo con il Politecnico di Torino per arrivare ad una
soluzione congiunta che, peraltro, per quanto ci riguarda, è fortunatamente
molto meno difficile e complessa di quanto si potesse immaginare.
Altre discussioni, ovviamente, riguarda gli ordini professionali.
Cordiali saluti.

Adriano De Maio

Milano, 23 ottobre 2000 "

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